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Scheda

Soggetto:

Max Allan Collins, Richard Piers Rayner

Sceneggiatura:

Max Allan Collins, Richard Piers Rayner

Regia:

Sam Mendes

Prodotto da:

20th Century Fox, DreamWorks

Distribuito da:

Cecchi Gori

Edizione italiana:

PumaisDue

Dialoghi italiani:

Fiamma Izzo

Direttore del Doppiaggio:

Fiamma Izzo

Assistente al doppiaggio:

Sabina Montanarella

Fonico di doppiaggio:

Franco Mirra

Fonico di mix:

Franco Coratella

Sonorizzazione:

Fonoroma

Voci:

Tom Hanks:

Fabrizio Pucci

Paul Newman:

Renato Izzo

Tyler Hoechlin:

Flavio Aquilone

Jude Law:

Neesem Onorato

Daniel Craig:

Stefano Benassi

Jennifer Jason Leigh:

Claudia Razzi

Dylan Baker:

Luciano Roffi

Stanley Tucci:

Roberto Draghetti

Doug Spinuzza:

Edoardo Nevola

David Darlow:

Carlo Reali

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
2

Era mio padre
(Road to Perdition, Usa 2002)

Un film dalla fattura solida, questo di Sam Mendes, ed ennesima gran prova d’attore per Tom Hanks, ma soprattutto per un meraviglioso Paul Newman che ci regala un ritratto di vecchio irlandese che sarà difficile dimenticare.

Il dialogo – salvo alcuni modernismi e qualche costruzione troppo "inglese" – è sufficientemente aderente e riesce a creare la giusta atmosfera, fredda, tagliente e nebbiosa, in cui si muove il film.

Tra le scivolate registrate: "anfitrione" e "lunghi soggiorni": difficile poter credere che McGovern, un incallito contrabbandiere, usi termini così colti. E un verbo fuori posto per John Rooney: "puoi" al posto di "non potevi proteggerlo per sempre".

La direzione è buona e costante, con qualche disattenzione nella scelta delle voci: innanzitutto il piccolo protagonista il quale a tratti non convince del tutto, forse Aquilone ha un timbro meno maturo dell’originale. Renato Izzo invece non riesce a riempire il "carattere" del semidio Newman, non riesce a dargli vita, ed è un gran peccato per il film.

Azzeccato invece Stefano Benassi sul figlio di Connor, sempre che gli si perdoni la frase iniziale "è sempre tutto così fottutamente ridicolo". Bravo e misurato Pucci nel soffocare il dolore, ma bravi e in parte anche tutti gli altri, nelle rispettive pur brevi interpretazioni, compresa la moglie di Sullivan.

Sgradevole infine – va sottolineato – l’operazione risparmio di lasciare in originale il prete che recita il Kyrie in latino con accento inglese, anzi irlandese. O forse è mera disattenzione, ma questo non rende la cosa meno sciatta.

Marnie Bannister

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