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Scheda

Soggetto:

Ian McEwan (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Christopher Hampton

Regia:

John Wright

Prodotto da:

Working Time Films

Distribuito da:

Universal

Edizione italiana:

Pumaisdue

Dialoghi italiani:

Fiamma Izzo

Direttore del Doppiaggio:

Fiamma Izzo

Assistente al doppiaggio:

Simona Romeo

Fonico di doppiaggio:

Sandro Galluzzo

Fonico di mix:

Alessandro Checcacci

Sonorizzazione:

SEFIT-CDC

Voci:

Saoirse Ronan:

Lilian Caputo

Romola Garai:

Domitilla D'amico

Vanessa Redgrave:

Maria Pia Di Meo

Keira Knightley:

Myriam Catania

James McAvoy:

Stefano Crescentini

Patrick Kennedy:

Alessandro Tiberi

Juno Temple:

Rossa Caputo

Benedict Cumberbatch:

Niseem Onorato

Harriet Walter:

Roberta Pellini

Brenda Blethyn:

Manuela Andrei

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

Espiazione
(Atonement, Gb 2007)

Il film narra gli eventi che, durante i giorni più caldi dell’estate del 1935, sconvolgono la famiglia Tallis. Uno strano concatenarsi di fatti porterà Bryoni, tredicenne dalla fervida fantasia, ad accusare di violenza carnale verso la cugina Lola il giovane Robert, figlio della governante e amante della sorella Cecilia. Dopo la fatale notte Cecilia, fermamente convinta dell’innocenza dell’amato, si allontanerà dalla famiglia nella speranza di ricongiungersi a Robert. Ciò avverrà solo nel 1939, prima che lui parta per la guerra. Intanto Bryoni tenterà di riavvicinarsi alla sorella per rimediare all’errore commesso.

Tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan, il film di John Wright sceglie soluzioni stilistiche molto interessanti per rispettare i tempi e i modi della narrazione originali. All’interno del libro, infatti, un narratore in terza persona racconta i fatti visti dapprima con gli occhi di Bryoni e poi con quelli di Cecilia o Robert, dando voce di volta in volta ad emozioni e pensieri di una persona diversa. Questa soluzione narrativa porta ad una struttura del racconto chiaramente divisa in tre parti: casa Tallis – in cui gli eventi sono narrati più di una volta, il periodo della prigionia e la guerra – dove i tre protagonisti principali raccontano le loro vite intrecciandole attraverso lettere e ricordi.

La macchina da presa lavora allo stesso modo: prima vediamo con gli occhi di Briony, poi con quelli degli altri personaggi. A livello filmico la scelta di vedere di volta in volta con gli occhi di Cecilia, Briony o Robert porta nella prima parte a vedere in modo ripetuto alcune scene chiave, che assumono diversi significati. Nella seconda parte invece ci sono tre storie che scorrono parallele sullo schermo, i tre protagonisti si incrociano a tratti nella memoria dell’uno o dell’altro svelando pian piano i particolari del loro passato.

La struttura del libro non è lineare nella narrazione dei fatti neppure a livello temporale. La seconda e terza parte sono raccontate durante la lunga separazione di Robert e Cecilia nel periodo della guerra, scorrono perciò fra lettere e flussi di coscienza in un continuo andare e venire fra presente e passato, facendo scoprire a poco a poco al lettore ciò che realmente è accaduto. Nel film questa caratteristica viene mantenuta scegliendo di mostrarci solo il primo incontro di Robert e Cecilia, ma svelandoci gli avvenimenti dei pochi giorni passati insieme tramite flashback. Grazie a questi espedienti viene preservato anche lo shock dovuto al finale, quando scopriamo che Bryoni è l’unica vera narratrice della storia.

Il doppiaggio è stato eseguito con cura, ed è molto buono. Nella scelta delle voci non ci sono particolari note da fare, sono tutte ben distinguibili l’una dall’altra e nel caso di Briony – dove il crescere del personaggio ha reso necessari ben tre cambi di voce – l’armonizzazione è buona. L’unico dubbio sorge per Maria Pia Di Meo, che dà voce a Vanessa Redgrave negli ultimi istanti del film: in alcuni punti la pronuncia sembra stentata ed incerta, probabilmente è un effetto recitativo voluto, ricalcato magari dall’originale della Redgrave che impersona una Briony anziana e ammalata. Myriam Catania è invece un’incredibile Cecilia, rassicurante e commovente nel suo costante ripetere “Ti prego torna da me…”, filo conduttore delle scene più toccanti del film.

Il linguaggio utilizzato nella traduzione è abbastanza moderno, con alcuni modi di esprimersi che appaiono un po’ antiquati. Bisogna comunque tener presente che la storia si svolge durante gli anni ’30, perciò l’uso di vocaboli che oggi sono più rari o ricercati è sotto un certo punto di vista anche spiegabile.

Solo in due occasioni potevano forse essere fatte scelte più idonee: la prima lungo il percorso che porta Briony verso casa della sorella, una signora incontrata per strada mentre fa sfollare i propri bambini da Londra afferma “Non sanno che cosa gli spetta con questi giovanetti”; fatto salvo quanto detto sopra per il linguaggio a tratti antiquato, il vocabolo è forse poco adatto, tenendo conto che una madre probabilmente si riferirebbe ai propri figli in altro modo. Il secondo punto è durante l’incontro fra Cecilia, Briony e Robert, quando lui dice a Briony cosa fare per scagionarlo: “Scriverai tutta la verità senza rime, senza aggettivi, senza abbellimenti (…)”, lontano riferimento alla prima commedia che scrisse durante l’estate del 1935 tutta in rima. Per quanto giusta nella sua traduzione gli aggettivi poco si sposano con gli elementi circostanti, l’aggettivo fa parte di un linguaggio più grammaticale, difficilmente useremmo l’espressione “Scrivere senza aggettivi”, troveremmo probabilmente un’altra forma.

In ultima nota aver visto il film durante la lettura del libro mi ha portato a notare una vaga somiglianza fra i dialoghi del film e quelli del libro. Probabilmente è stata solo una fuggevole impressione, sarebbe però curioso vedere la versione inglese per capire se le battute sono tutte create ex-novo oppure se qualcosa è fedelmente ripreso dal testo scritto.

Francesca De Rosa

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