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Scheda

Soggetto:

Radu Mihaileanu

Sceneggiatura:

Radu Mihaileanu

Regia:

Radu Mihaileanu

Prodotto da:

Noè Productions, Raphael Films

Distribuito da:

European Academy Distribution

Edizione italiana:

CDL

Dialoghi italiani:

Moni Ovadia

Direttore del Doppiaggio:

Elisabetta Bucciarelli

Sonorizzazione:

Sound Art 23

Voci:

Lionel Abelanski:

Massimo Popolizio

Rufus:

Carlo Valli

Clément Harari:

Gianni Bonagura

Michel Muller:

Fabrizio Vidale

dialoghi
italiani
4,5
direzione
del doppiaggio
4

Train de vie – Un treno per vivere
(Train de vie, Belgio/Francia/Israele/Olanda 1998)

Siamo nel 1941: per sfuggire alla deportazione, su consiglio di Schlomo, il "matto" del paese, gli abitanti di un villaggio ebreo nell’Europa dell’est costruiscono un treno con il quale raggiungere la Palestina e quindi la libertà. Per superare i controlli dei nazisti si fingeranno deportati veri, e così si dividono i ruoli: alcuni reciteranno la parte dei prigionieri, altri si fingeranno soldati e ufficiali tedeschi.

Finiranno tutti per immedesimarsi nel proprio ruolo al punto tale da litigare fra di loro, creando vere e proprie fazioni (alcuni diventeranno comunisti o tenteranno di fuggire dimenticando che quel treno avrebbe dovuto essere la loro salvezza).

Al di là della sceneggiatura eccellente – e ometto apposta il finale – devo dire che la versione italiana del film è veramente ben fatta.

I dialoghi di Moni Ovadia – che, per inciso, non fa di mestiere il dialoghista ma conosce profondamente il patrimonio culturale degli ebrei dell’Europa orientale – sono una grande prova d’autore. L’accettazione del destino che è alla base dell’umorismo yiddish si mostra in Train de vie in tutta la sua potenza: ironia, malinconia, gusto del paradosso ci fanno quasi dimenticare che si sta parlando di una delle più grandi tragedie che si siano mai consumate nella storia.

Per quello che riguarda la direzione del doppiaggio, la scelta di grandi attori - Massimo Popolizio nel ruolo di Schlomo, Carlo Valli in quello di Mordechai e Gianni Bonagura in quello del rabbino capo – è stata senz’altro fondamentale, come molto bravi sono anche tutti i comprimari. Il risultato finale è di estrema naturalezza, grazie anche al sinc, in alcuni momenti pressoché perfetto.

Un ottimo lavoro.

Elisabetta Fumagalli

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