Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Helen Fielding

Sceneggiatura:

Richard Curtis, Andrew Davis

Regia:

Beeban Kidron

Prodotto da:

Working Title, Universal Pictures, Studiocanal, Miramax Films

Distribuito da:

Universal Pictures

Edizione italiana:

PumaisDue

Dialoghi italiani:

Simona Izzo, Fiamma Izzo

Direttore del Doppiaggio:

Fiamma Izzo

Assistente al doppiaggio:

Simona Romeo

Voci:

Renée Zellweger:

Giuppy Izzo

Colin Firth:

Stefano Benassi

Hugh Grant:

Luca Ward

Jim Broadbent:

Eugenio Marinelli

Gemma Jones:

Lorenza Biella

Sally Phillips:

Francesca Fiorentini

Shirley Henderson:

Georgia Lepore

Jacinda Barrett:

Federica De Bortoli

James Callis:

Niseem Onorato

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
3,5

Che pasticcio Bridget Jones!
(Bridget Jones: The Edge of Reason, Gb 2004)

Ultimo esilarante capitolo per la non più single Bridget Jones. Se prima ci eravamo appassionati alla sua vita alla disperata ricerca dell’amore, ora non possiamo far altro che ridere delle sue gaffe durante la sua relazione con Mark Darcy.

I due ormai fanno coppia fissa, e se all’inizio niente sembra poter andar meglio tra loro, alcuni fraintendimenti e l’impulsività di Bridget mandano all’aria il rapporto. Bridget così si dedica, più o meno professionalmente, alla sua carriera di giornalista e accetta un incarico che la porta in Tailandia con il suo ex, Daniel Cleaver. Qui sembra che i tra due debba riesplodere la passione, ma il viaggio non ha finito di riservare sorprese. Bridget finirà in prigione per detenzione di stupefacenti. È qui che il film svela la sua parte più profonda, affrontando temi sociali come la povertà e la violenza sulle donne, senza però dimenticare la vena ironica di Bridget. Come dimenticarla, infatti, mentre insegna il testo di Like a virgin alle sue compagne di cella?

Come per il precedente film, Il diario di Bridget Jones, anche questa volta gli sceneggiatori hanno adattato il romanzo di Helen Fielding, un divertente spaccato dei trentenni londinesi alla presa tra amore, carriera e serate alcoliche nei club più in della capitale. La pellicola ha mantenuto lo spirito originale: frizzante, leggero, ma mai demenziale. Talune scene, inoltre, meritano una menzione speciale per le risate che offrono allo spettatore: la già menzionata lezione di musica nel carcere femminile tailandese, la lotta nella fontana tra Mark e Darcy e il maldestro ingresso di Bridget in farmacia per chiedere il test di gravidanza (scena che tra l’altro analizzeremo più avanti per l’adattamento dei dialoghi) ne sono un esempio.

Ottima anche la colonna sonora che annovera brani di artisti contemporanei come Robbie Williams, Kylie Minogue, Mary J. Blige, Beyoncé, The Darkness e Amy Whinehouse, ma anche colossi della musica del calibro di Aretha Franklin, Barry White e Marvin Gaye.

L’edizione italiana ha mantenuto lo spirito originale della storia, e la maggior parte delle battute sono divertenti proprio come nella versione originale. La direzione del doppiaggio di Fiamma Izzo è ottima, anche nei particolari come i cartelli e i sottotitoli, che non mancano mai quando sono necessari. La distribuzione delle voci è impeccabile: la scelta di Giuppy Izzo per Bridget dà quella giusta vena di freschezza e femminilità al personaggio, buona anche la scelta di Stefano Benassi per Mark grazie alla sua voce calda e rassicurante. Menzione particolare per Luca Ward, che con la sua voce avvolgente e un’ottima recitazione dà la giusta interpretazione di un Hugh Grant (Daniel) in veste di mascalzone, al contrario del solito impacciato innamorato in cui siamo abituati a vederlo, e per Lorenza Biella con un timbro acuto e una recitazione un po’ da svampita dà la voce alla madre di Bridget.

Unica pecca nella direzione del doppiaggio: quando Bridget viene chiamata dal suo capo per il servizio per il quale si è buttata con il paracadute cadendo in un porcile, vediamo l’uomo che continua ossessivamente a mandare avanti e indietro il filmato e si sente: «This is Bridget Jones, reporting from a big vat of escrement», frase che nella versione italiana è stata omessa.

Buona anche la stesura dei dialoghi, Simona e Fiamma Izzo sono riuscite a mantenere il senso e soprattutto l’ilarità delle battute originali.

Alcuni esempi. Quando Bridget si butta con il paracadute nel porcile, il suo caporedattore la chiama con la radio e le dice «Earth to Bridget Sodding Jones» per richiamare la sua attenzione, visto che, come sempre, si è persa nei suoi pensieri. La battuta è stata giustamente adattata con «Terra chiama Bridget Cacca Jones».

Qualche scena oltre Bridget decanta le meraviglie della sua relazione con Mark mentre lo guarda dormire e pensa «Bridget Jones isn’t a love pariah anymore», e la battuta è stata simpaticamente tradotta con «Bridget Jones non è più una sfigata dell’amore».

Fantastica, inoltre, la scena in cui Bridget, non sapendo sciare, inizia a scivolare da un pendio senza riuscire a fermarsi fino a quando entra direttamente in una farmacia realizzando nello stesso momento che potrebbe essere incinta. Nella versione originale Bridget Jones dice: «Ich bin er possibly mit baby… Kinder! I’m on back and he maken ze lieben with me». L’adattamento italiano è: «Ich bin può darsi mit bebé… Kinder! Io letto mentre lui fare trombatinen con me», assolutamente divertente.

Solo un paio di errori per i dialoghi. Quando Bridget e Mark litigano, lei dice «It feels like you’re waiting for someone in the VIP room who’s so fantastic just the way she is that you don’t need to fix her». La battuta è stata adattata con: «La verità è che tu speri di incontrare una donna così meravigliosa, così fantastica e giusta per te da piacerti così com’è». In realtà così facendo si è perso il riferimento alla sala VIP di cui si era parlato in qualche scena prima durante la festa dell’Ordine degli Avvocati, in cui un collega di Mark aveva detto a Bridget che loro due erano persone normali entrate solo per caso nella sala VIP, dove persone fantastiche come Mark e Rebecca, sua collega, stavano di diritto. E che era solo questione di tempo e qualcuno si sarebbe accorto dell’errore e avrebbe chiesto loro di andarsene. La battuta originale fa capire che questo commento ha colpito molto Bridget, e che, anzi, ha aumentato il suo disagio nei confronti di Darcy poiché lo mette in imbarazzo, non è abbastanza alta e magra e lui deve sempre rimediare ai suoi errori. Così questo significato è andato perso.

L’altro errore si è verificato quando Bridget torna dalla Tailandia e parlando della sua vita amorosa con la madre c’è questo scambio di battute: I will not fuck it up again, mum / Bridget! Language! / Sorry, I will not fuck it up again, mother. L’adattamento è: La prossima volta non manderò tutto a puttane, mamma / Che linguaggio, tesoro! / Scusa, la prossima volta non manderò tutto a puttane, mammina. In realtà la differenza tra “mum” e “mother”, è che il primo è più tenero e confidenziale, l’altro più freddo e rispettoso, mentre tra mamma e mammina la differenza è proprio il contrario: mammina è molto più carino ed affettuoso di mamma.

In sostanza il film è molto gradevole e l’edizione italiana non ha minato la scorrevolezza, l’allegria e la piacevolezza della visione di questa pellicola.

Alessandra Basile

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.