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Scheda

Soggetto:

Helen Fielding (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Helen Fielding

Regia:

Sharon Maguire

Prodotto da:

Working Title, Universal Pictures, Studiocanal, Miramax Films

Distribuito da:

Universal Pictures

Edizione italiana:

PumaisDue

Dialoghi italiani:

Fiamma Izzo

Direttore del Doppiaggio:

Fiamma Izzo

Voci:

Renée Zellweger:

Giuppy Izzo

Colin Firth:

Stefano Benassi

Hugh Grant:

Luca Ward

Gemma Jones:

Carla Signoris

Shirley Henderson:

Georgia Lepore

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
2,5

Il diario di Bridget Jones
(Bridget Jones’s Diary, Gb/Francia 2001)

Il diario di Bridget Jones è l’inno all’antieroe, al protagonista perdutamente imperfetto. Bridget è una trentenne goffa, poco elegante, sovrappeso, fumatrice e dedita all’alcool, con una carriera poco entusiasmante e soprattutto single. Ma è anche una ragazza frizzante, autoironica, romantica e profondamente desiderosa di essere amata. Per questo ha raccolto così tanto successo tra il pubblico, sia con il romanzo di Helen Fielding, che ha curato anche la sceneggiatura, sia con la trasposizione sul grande schermo.

La narrazione inizia con i nuovi propositi per l’anno nuovo di Bridget: dimagrire e trovare un uomo carino e leale, ignorando i maniaci del lavoro, gli alcolizzati e i pervertiti. In verità Bridget s’innamora proprio del suo capo, Daniel Cleaver (un Hugh Grant affascinante e mascalzone), che però non prende la loro storia seriamente. Sull’altro piatto della bilancia c’è Mark Darcy, più introverso e rigido rispetto a Daniel, ma più sensibile ed affidabile. Bridget di troverà quindi a scegliere tra i due…

Si tratta di una pellicola divertente, per passare un paio d’ore in allegria senza troppo impegno, con un particolare coinvolgimento per le donne, che ritrovano in Bridget le proprie paranoie per il peso, il proprio aspetto e gli uomini.

L’edizione italiana, seppur non pessima, risente di diverse imperfezioni, sia per quanto riguarda la direzione del doppiaggio, sia per quanto riguarda l’adattamento dei dialoghi.

Buona la distribuzione delle voci, con un’ottima scelta sia per i personaggi maschili che hanno voci calde ed avvolgenti, sia per quella di Bridget, molto femminile e frizzante. Ottima la recitazione di Carla Signoris che interpreta la petulante e superficiale madre di Bridget, così come quella di Georgia Lepore, in particolare nella scena in cui Jude chiama in lacrime Bridget dai bagni del suo ufficio per i suoi problemi d’amore. Qui, però, finiscono i punti a favore per la direzione del doppiaggio. Infatti sin dall’inizio del film troviamo degli errori, come il non aver doppiato il brusio di sottofondo durante la festa di Capodanno organizzata dalla madre di Bridget.

Inoltre mancano molti cartelli, come le frasi in sovrimpressione (stralci del diari di Bridget, i suoi commenti a talune situazioni, come il “fuuuuuuuck” quando fa la figuraccia riguardo a F.R. Lewis con Daniel), oppure le frasi che sono state scritte sulle insegne luminose di Piccadilly Circus. Molto divertente infatti, la scena in cui Bridget cammina per strada dopo essere stata con Daniel e alle sue spalle vediamo scritto su queste insegne: “Date weds, something the something. Weight: 131 lb, have replaced food with sex, cigarettes: 22… and all post-coital”. Ma la scritta non è stata sottotitolata e di conseguenza lo spettatore che non conosce l’inglese perde completamente la battuta.

Anche per quanto riguarda i dialoghi le imprecisioni sono molte. Cominciamo con quando Bridget racconta che l’uomo che impersona tutte le caratteristiche del pretendente da evitare è Daniel Cleaver. La battuta originale è: «Unfortunately, he just happens to be my boss editor in chief Daniel Cleaver», adattata con «Sfortunatamente si dà il caso che la persona sia proprio il mio capo Daniel Cleaver», ma così è andata persa l’informazione che si tratta dell’editore e, di riflesso, che i due lavorano in una casa editrice. Lo spettatore sa quindi che Daniel è il suo capo, ma non sa in che ambito lavorino, solo in seguito lo capirà. Poco più avanti, sempre in ufficio, Bridget dice del signor Fitzherbert: «Titspervert, more like», letteralmente “pervertito delle tette”. La battuta ovviamente ha senso non solo per il sua significato, ma fa ridere per l’assonanza tra Fitzherbert e Titspervert. L’adattamento italiano in “fissatette” mantiene il significato ma toglie umorismo alla battuta.

Più oltre Bridget risponde al telefono dicendo «Publicity», adattato con «Bridget Jones». Per quale motivo? La versione italiana fa perdere un’altra informazione, che Bridget lavora nel settore pubblicitario di una casa editrice.

Qualche minuto più tardi Bridget è, come sempre, in un pub a chiacchierare con i suoi amici, e li presenta uno per uno allo spettatore. Quando parla della sua amica Shazzer dice: «Shazzer, Journalist. Likes to say “fuck” a lot», ma in italiano sentiamo Sharon, non Shazzer. C’è da domandarsi se è il dialoghista che ha copiato male il nome, o se è Giuppy Izzo che l’ha pronunciato male. Perché se c’è un motivo logico per cui il nome è stato volontariamente cambiato, ci sfugge proprio.

Alla fine della stessa serata i ragazzi tornano a casa in taxi e Bridget dice che uno dei vantaggi di essere trentenne è reggere bene l’alcool. Proprio in quel momento, scendendo dal taxi, inciampa nel marciapiede e crolla a terra, seguita dalle risate dei suoi amici e Shazzer dice: «Mind the step», ovviamente facendo dell’ironia sulla celeberrima frase che viene detta in metropolitana a Londra quando si sale sul treno, in cui la speaker avverte i passeggeri di fare attenzione tra lo spazio tra il treno e la banchina. Effettivamente la battuta era difficile da rendere in italiano, quindi è stato scelto di semplificarla in «Attenta a non cadere», ma così la battuta è andata persa.

Inoltre, prima dell’incontro con sua madre Bridget cita il celeberrimo incipit di “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen: «It’s a truth universally aknowledged», adattato con «È una verità universalmente accettata», ma la traduzione ufficiale dell’opera è “È verità universalmente riconosciuta”; qui l’errore salta all’orecchio di tutti i fan della Austen e non solo, considerato che si tratta di un romanzo molto conosciuto, ma forse non dall’adattatore.

In generale, non ci sentiamo di dare un gran giudizio all’edizione italiana del film. Seppure non sono presenti errori tali da precludere la comprensione del film da parte dello spettatore medio, ci sono troppe imprecisioni che avrebbero potuto essere evitate con una visione un poco più attenta.

Alessandra Basile

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