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Scheda

Soggetto:

Larry Beinhart, (dal romanzo

Sceneggiatura:

Hilary Henkin, David Mamet

Regia:

Barry Levinson

Prodotto da:

New Line, Tribecca, Baltimore Pictures, Punch

Distribuito da:

Cecchi Gori Distribuzione

Edizione italiana:

CD Cine Doppiaggi

Dialoghi italiani:

Mario Paolinelli

Direttore del Doppiaggio:

Pino Colizzi

Voci:

Robert De Niro:

Ferruccio Amendola

Dustin Hoffman:

Giorgio Lopez

Anne Heche:

Claudia Razzi

Denis Leary:

Luca Ward

Willie Nelson:

Dante Biagioni

Andrea Martin:

Angiolina Quinterno

William H. Macy:

Mino Caprio

Woody Harrelson:

Roberto Pedicini

Michael Belson:

Luigi La Monica

Suzie Plakson:

Micaela Esdra

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
4,5

Sesso e potere
(Wag the Dog, Usa 1997)

Ci troviamo di fronte a un film veloce, velocissimo in alcuni momenti, che rispetta e asseconda la velocità con cui deve essere risolto il problema, argomento del film: a pochi giorni dalle elezioni il presidente degli Stati Uniti, in corsa per la rielezione, viene accusato di molestie ai danni di una ragazza capo scout in visita con il suo gruppo alla Casa Bianca. Viene chiamato in aiuto Conrad Brean (Robert De Niro), il quale inventa e fa diffondere la notizia di una guerra tra gli Stati Uniti e l'Albania per distrarre l'attenzione degli elettori. Per fare ciò chiede l'aiuto del produttore cinematografico Stanley Motts (Dustin Hoffman). I due riescono perfettamente nell'impresa, ma Motts, alla fine, discutendo con Brean, pretende un pubblico riconoscimento dei suoi meriti: verremo a sapere dal telegiornale della sua morte.

Il titolo originale Wag the Dog ha il senso di gettare fumo negli occhi, mentre il titolo italiano Sesso e potere è sicuramente fuorviante e riduttivo, anche se magari avrà avuto il merito di attirare al cinema qualche spettatore pruriginoso in più, che però forse sarà rimasto deluso.

L’adattamento di questo film apparentemente si discosta molto dalla lettera.

La battuta di Brean: «Mi basta un giorno. Mi serve solo un po’ di respiro» (All I need is the one day), che sembra anche più lunga dell’originale, è esemplificativa dello stile scelto dall’autore dei dialoghi italiani e seguito dal direttore del doppiaggio: la battuta è recitata molto velocemente (quindi la lunghezza viene assorbita) perché la fretta di risolvere il problema è tale che “manca il fiato”. Ecco quindi che l’adattamento rende perfettamente l’idea, ricrea l’atmosfera del film e noi, pubblico, facciamo fatica a star dietro a Brean esattamente come Ames, abbiamo le stesse reazioni.

Un altro esempio:

Brean: «Bè, lei che ne dice? Useremo questa come base delle operazioni. Ho bisogno di un giorno, no, due giorni. Qualcuno contatti quei coglioni del Post, e si faccia scappare un: “Oh dio, speriamo che la cosa non mandi a puttane il programma B-3” “Quale programma B-3, e perché dovrebbe andare a puttane?” “Bè, se il presidente decidesse di usare il B-3 prima che tutti i test siano completati…” “Usare il B-3 prima che i test siano completati?” “Già” “E perché?” “Perché? La crisi!”» (And, to hold it together, I need two days. There is no B-2 bomber: here’s what you do about that: whoever is leaking stuff to that geek at the post, lets it slip, “Geez, I hope this doesn’t screw up the B-2 Program…” “What B-2 Program, and why should it screw it up?” “If the president moves to deploy the B-2 before it is fully tested”. “Deploy the B-2, why?” “In the Crisis”)

La versione italiana è efficace, e la resa è ottima, grazie anche alla bravura del doppiatore, che ha saputo rendere alla perfezione una situazione di ansia, che porta a dire le cose più velocemente del normale. È evidente che una traduzione letterale non avrebbe sortito lo stesso effetto. Ancora:

Cain: «Non esiste un bombardiere B-3!» (But there isn’t a B-2 bomber!)

Brean: «Bè, se vuole può chiamarlo B-4» (Where’d you go to school, kid)

Anche qui la traduzione non è stata fedele, ma l’ironia della risposta di Brean è sicuramente molto efficace nella costruzione del personaggio.

Questi sono solo alcuni esempi di quello che può essere un libero adattamento, cioè una resa in italiano diversa sì dall’originale, ma non per questo “infedele” al senso che gli autori intendevano dare alla storia.

Il mestiere del traduttore, e i tanti studi sull’argomento lo dimostrano, non è semplice: non è sufficiente conoscere una lingua straniera, ma bisogna essere in grado di capire il senso che l’autore intendeva dare alle sue frasi, e poi cercare di “rendere l’idea” nel modo migliore possibile. Per questo il traduttore è considerato a tutti gli effetti un altro autore, e per questo, anche se non ci si fa caso, un buon lavoro di adattamento ha un ruolo tutt'altro che marginale nel successo di un film.

Se ben fatto, il doppiaggio ha il merito di rendere fruibile un prodotto nato in un'altra lingua, e questo grazie alla capacità del dialoghista di trovare soluzioni di ri-scrittura e alla capacità del direttore del doppiaggio di trovare le voci italiane più adatte a interpretare i caratteri dei personaggi che vengono affidati loro e di guidarli nella ricerca dell’interpretazione.

La versione italiana di Sesso e potere dimostra questo assunto molto bene. Per questo, il mio giudizio sull’adattamento di questo film è altissimo, e altrettanto dicasi per la direzione del doppiaggio, che è riuscita a non rallentare mai il ritmo serratissimo dei dialoghi e a guidare bene i doppiatori nella resa dei caratteri.

Ottimo il cast, malgrado qualcuno ogni tanto sollevi eccezioni sull'abitudine di affidare un attore sempre allo stesso doppiatore, e quindi Ferruccio Amendola, e poi Giorgio Lopez, Claudia Razzi, Angiolina Quinterno, Luigi La Monica e tutti gli altri, che, ormai quasi dieci anni fa, lavoravano con così tanto zelo; un invito infine a quei doppiatori che ignorano, o che hanno meno premura di questi “vecchi”, quanto sia importante il loro contributo alla riuscita o meno di un film.

Ogni lavoro può essere fatto più o meno bene, ma nelle professioni artistiche la trascuratezza non è ammissibile, perché si presume che un artista si dedichi con amore all’opera e faccia di tutto per non svilirla.

Arturo Pennazzi

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