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Scheda

Soggetto:

College Hill Pictures, Inc

Sceneggiatura:

Leila Gerstein, John Stephens

Regia:

Roxann Dawson

Prodotto da:

Josh Schwartz per Wonderland Sound And Vision, Warner Bros. Television

Distribuito da:

Warner Bros.

Edizione italiana:

La Bibi.it

Dialoghi italiani:

Alessio Cigliano, Antonella Giannini, Luca Intoppa, Sara Musacchio

Direttore del Doppiaggio:

Alessio Cigliano

Assistente al doppiaggio:

Roberta Padoan

Fonico di mix:

Riccardo Canino

Sonorizzazione:

N.C.

Trasmesso in Italia da:

Italia 1, Italia Teen Television, Mediaset Premium, Fox

Voci:

Peter Gallagher:

Luca Ward

Kelly Rowan:

Monica Gravina

Benjamin McKenzie:

Emiliano Contorti

Mischa Barton:

Valentina Mari

Adam Brody:

Patrizio Cigliano

Melinda Clarke:

Anna Cesareni

Rachel Bilson:

Paola Majano

Autumn Reeser:

Ilaria Latini

Cam Gigandet:

Francesco Pezzulli

Michael Nouri:

Massimo Rossi

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
4

The O.C.
(The O.C., Usa 2004)

L’America fashion e patinata è ritornata sugli schermi italiani con la terza serie di The O.C., in anteprima sul digitale terrestre Mediaset Premium e dal 12 settembre su Italia 1.

La serie è ambientata nell’elegante Orange County, California, dove le (apparenti) candide vite dei suoi abitanti sono state sconvolte dall’arrivo in città di Ryan Atwood, originario della molto meno elegante Chino. Il ragazzo ha problemi d’inserimento, ma l’aiuto dei nuovi amici Seth, Summer e Marissa e della famiglia Cohen che l’ha adottato riesce a domare la sua personalità rissosa. Nella terza serie lo vediamo combattere con i risultati dell’aggressione al fratello Trey e con un nuovo amore di Marissa, assistiamo alla nuova vita di Kirsten e di Sandy, alle innumerevoli crisi tra Seth e Summer, ai nuovi flirt di Julie e tanto altro ancora.

La serie è stata più volte paragonata alla precedente Beverly Hills 90210 e in effetti l’accostamento non è molto lontano dalla realtà: c’è di nuovo l’inserimento del ragazzo di provincia negli ambienti sofisticati delle città alla moda statunitensi, gli amori liceali, i problemi con i genitori che sono più adolescenti dei figli, la scelta del college e temi più pesanti come la droga, l’alcool e la violenza. Tuttavia la trama solo raramente risulta scontata, tanto che riesce a conquistare l’interesse e la curiosità dello spettatore che, all’alba della terza serie, si è affezionato ai personaggi e alle loro sorti. Infatti il finale a sorpresa che lascia il telefilm orfano di uno dei suoi personaggi storici ha sconvolto non poco il pubblico.

L’edizione italiana è abbastanza buona. Partiamo, però, dai sottotitoli curati da Sound ‘n’ Vision. Il loro lavoro non è stato svolto accuratamente: quasi ogni volta che un sottotitolo si sviluppava su due righe, se la battuta si prolungava ulteriormente iniziandone una terza, veniva cambiata solo la prima e non la seconda. Così si aveva l’illusione, dopo la lettura della terza riga, che ce ne fosse una quarta, per poi accorgersi che era sempre quella precedente, con grosso fastidio per lo spettatore. Non bisogna dimenticare, inoltre, che la lettura dei sottotitoli impedisce la visione delle immagini sullo schermo, quindi perché prolungare ulteriormente il disagio con righe totalmente inutili?

Ancora, durante i dialoghi, diverse volte sono state saltate delle battute intere. Si vedevano gli attori parlare, ma rimaneva lo stesso sottotitolo anche per tre battute, oppure di sottotitoli non ce n’erano affatto. Infine, ci sono stati degli errori di battitura. Nella settima puntata Summer parla con Seth di Proust, sbagliandone la pronuncia, Seth la corregge, ma il sottotitolo corrispondente porta Proost, invece di Proust.

Per quanto riguarda il doppiaggio, la direzione di Alessio Cigliano è piuttosto buona. Le voci sono state distribuite molto bene. Degne di una nota di merito la scelta di Luca Ward per il personaggio di Sandy Cohen e di Ilaria Latini per Taylor Townsend. Il primo rasenta il personaggio perfetto: è un marito attento e premuroso, disposto a perdonare ogni debolezza della moglie, ma anche un padre affettuoso, permissivo e autoritario quando necessario. Quindi niente di meglio che la voce calda e avvolgente di Ward. E la recitazione di Ilaria Latini è perfetta per Taylor che con la sua petulanza e il suo zelo non poteva che avere una voce acuta e una parlantina frenetica.

I dialoghi sono stati adattati piuttosto bene per quanto riguarda il sincronismo labiale, meno per quanto riguarda il registro e il lessico. In molte battute, infatti, il registro è stato variato, alzandolo senza pensare al contesto nel quale esse s’inseriscono. Un paio di esempi. Nella settima puntata, Sandy parla con Seth che ha paura di trasferirsi a Providence per frequentare il college e dice «Ci ho messo anni ad assimilarmi agli usi locali», adattamento di «I spent years to learn to say dude». Il concetto è lo stesso, tuttavia il registro è troppo formale, soprattutto per una chiacchierata in confidenza tra padre e figlio. Nella dodicesima puntata, invece, Kirsten parla alla riunione degli alcolisti anonimi della nuova carriera del marito, dicendo che «ha assunto fosche tinte», traduzione di «It’s gotten very ugly». L’adattamento è veramente troppo lontano dal registro originale, e non solo, anche dal parlare comune. Chi direbbe una frase simile?

Nella nona puntata Sadie conosce i Cohen, dicendo a Ryan «Sono simpatici?» e Ryan risponde «Sì, amici», adattamento di «So, this is your family? / Yeah, it’s them». Nell’originale di parla di famiglia, non di amici simpatici, e l’adattamento fa perdere tutto il valore della battuta.

Durante tutta la serie, inoltre, ci sono state delle discrepanze riguardo al nomignolo che Volchock dà a Ryan, “Little bitch”, tradotto con “Puttanella”. In alcune puntate è stato usato l’inglese, in altre l’italiano, e talvolta il passaggio di versione è stato fatto nella stessa puntata.

Note positive, invece, per la resa di alcune battute. Nella dodicesima puntata un’amica di Kaitlin ripete la battuta «Oh, obvie”. L’adattamento è stato molto ingenioso «Sì, lapalissioso». Nell’ottava puntata Seth scrive una lettera di scuse a Summer per averle mentito per l’ennesima volta, dicendo «I have problems with flying», intentendo “lying”, tradotto con «Sono un bugiardo palestrato», e poi “patentato”. Anche in questo caso, l’adattamento è stato molto arguto.

Nella stessa puntata Summer dice che suo padre vorrebbe una donna che parli fluentemente italiano. Visto che la lingua del doppiaggio è l’italiano è stato corretto tramutarlo in francese, tanto che la battuta originale di Julie in cui saluta il dott. Roberts con un «Buonasera» è stata cambiata in un «Bonne soire».

Infine, nella settima puntata Ryan scopre che Seth fuma erba, il quale di fronte alle sue spiegazioni risponde «I don’t know how it got there», adattato con il più simpatico «Io non c’ero e se c’ero dormivo».

In definitiva la serie ha un livello di doppiaggio piuttosto buono, l’edizione italiana è stata curata con l’importanza che questo telefilm merita considerato il seguito del pubblico italiano. Peccato per lo stile e il registro di alcune battute che risultano talvolta troppo artificiose, come accade spesso nei prodotti televisivi.

Alessandra Basile

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