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Scheda

Soggetto:

John Le Carré (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Jeffrey Caine

Regia:

Fernando Meirelles

Prodotto da:

Focus Features, Potboiler Productions Ltd., Scion Films Limited

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

Angriservices edizioni

Dialoghi italiani:

Marco Mete

Direttore del Doppiaggio:

Marco Mete

Assistente al doppiaggio:

Carla Mete

Fonico di mix:

Claudio Chiossi

Voci:

Ralph Fiennes:

Roberto Pedicini

Rachel Weisz:

Laura Romano

Danny Huston:

Angelo Maggi

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

The constant gardener – La cospirazione
(The Constant Gardener, Germania/Gb 2005)

Tratto dall’omonimo romanzo di John Le Carré, il film narra la storia di un mite diplomatico inglese con la passione del giardinaggio, Justin Quayle (Ralph Fiennes), che si trova ad affrontare la scomparsa della giovane moglie, Tessa (Rachel Weisz), attivista legata ad Amnesty International che cercando cosa si nasconde dietro la massiccia distribuzione di farmaci somministrati agli abitanti locali, muore in circostanze tutte da chiarire. E sarà proprio lui a voler far luce su quello che ha tutta l’aria di essere un omicidio, rendendo giustizia all’innocente vittima di una vera e propria cospirazione.

Ci sono tutti gli ingredienti per un appassionante thriller che lascia spazio a una bella storia d’amore, ripercorsa per flashback, e soprattutto alla denuncia sociale e morale di quanto avviene in Africa, senza che nessuno se ne preoccupi. a pellicola è infatti ambientata in Kenya, da un lato terra di safari fotografici e magnifiche ville esotiche con tanto di campi da golf, e dall’altro lato terra di aride distese popolata da figure spettrali, che cadono a migliaia colpite da AIDS e TBC.

Nei titoli di coda compare l’omaggio di Le Carré a Yvette Pierpaoli, attivista e volontaria francese “vissuta e morta dando il massimo”. È a lei che si è ispirato lo scrittore per il personaggio di Tessa ed è a lei che il film è anche dedicato, per come portò coraggiosamente avanti la sua vocazione, interrotta nel 1999 da un malaugurato incidente stradale in Albania.

L’amara realtà legata alle case farmaceutiche è uno dei motivi principali per cui il regista Fernando Meirelles ha accettato di girare la pellicola, tanto che nei 25 milioni di dollari del budget la produzione di The Constant Gardener ha incluso la costruzione di scuole, serbatoi d’acqua e di un ponte, il tutto lasciato ai kenioti per ringraziarli della loro preziosa collaborazione.

Il film è anche una storia d’amore molto originale: un uomo che sposa una donna più giovane, ma è solo dopo la morte di lei che se ne innamora veramente e la va a cercare.

Per quanto riguarda nel complesso il doppiaggio, si può dire che sia ben fatto; una su tutte, la voce di Roberto Pedicini per Justin Quayle, con una sorta di tremore di incertezza nel timbro, rende appieno il carattere timidamente posato del personaggio. In armonico contrasto – perdonate l’ossimoro, ma è pur vero che dagli opposti può nascere armonia – con la voce vivace di Laura Romano per la dinamica Tessa.

Anche i dialoghi rendono bene la psicologia dei personaggi. Per esempio appare molto buona la scelta di tradurre il vezzeggiativo “ham” (letteralmente “prosciuttino”), che Tessa usa per il cugino Manzini, di chiara origine italiana, con il diminutivo Manzi. Da approvare anche il fatto di aver tradotto elementi scritti come e-mail o post-it attraverso la voce dei protagonisti che si trovavano a leggerli in quella scena, mentre ovviamente non erano ripresi in primo piano.

Qualche nota negativa invece per aver reso l’originale “yes, please”, pronunciato da Tessa quando conosce Justin e lo invita ad entrare per la prima volta a casa sua, con “sì, per favore”, quando in italiano, per acconsentire come in questo caso o, più in generale, accettare cortesemente qualcosa, si direbbe “sì, grazie”. Peccato anche il fatto che lo spettacolino teatrale allestito in un centro d’accoglienza in Kenya, tenuto in lingua locale, sia stato sottotitolato a metà. Per coerenza, o si sceglie di sottotitolarlo tutto, oppure non lo si sottotitola affatto. Ancora una caduta quando Tessa, rivolgendosi al marito, parla di “distribuire fish and chips alla folla”. È vero che si tratta di una portata molto in voga in contesti anglosassoni, ma non è esattamente una specialità o un piatto tipico, quindi avrebbe avuto più senso tradurlo con quello che è in realtà, e cioè pesce fritto (quasi sempre merluzzo) e patatine (ovviamente altrettanto fritte). Infine, quando Tessa saluta il cugino più piccolo via webcam non può dirgli “ti amo” in italiano, molto difficilmente si userebbe infatti tra parenti, ma semplicemente “ti voglio bene”.

A parte questi piccoli errori, il più grave dei quali è forse quello del sottotitolaggio “incoerente”, il giudizio sul film è senz’altro positivo. Gli spunti di riflessione che offre sono davvero moltissimi, anche perché se è vero che le case farmaceutiche producono medicinali, molti dei quali costosi, è anche vero che c’è chi ha tutto l’interesse a prescriverli. Non per niente The Constant Gardener si è guadagnato quattro nomination per la notte degli Oscar. Forse un film non può salvare la vita di qualcuno, ma può senz’altro contribuire a sensibilizzare chi ha il potere di farlo.

Marica Rizzo

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