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Scheda

Soggetto:

Jeffery Deaver (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Jeremy Iacone

Regia:

Phillip Noyce

Prodotto da:

Columbia Pictures, Universal Pictures

Distribuito da:

Columbia Tristar Films Italia

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

Marco Mete

Direttore del Doppiaggio:

Manlio De Angelis

Assistente al doppiaggio:

Antonella Bartolomei

Voci:

Denzel Washington:

Francesco Pannofino

Angelina Jolie:

Eleonora De Angelis

Leland Orser:

Antonio Sanna

Ed O'Neill:

Giorgio Lopez

Luis Guzmàn:

Marco Mete

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Il collezionista di ossa
(The Bone Collector, Usa 1999)

Questo film, adattamento dell’omonimo romanzo di Jeffery Deaver, è probabilmente uno dei propulsori della nuova era cinematografica e televisiva che negli ultimi anni ha rivolto la sua attenzione alla polizia scientifica (Formula per un delitto con Sandra Bullock, CSI coi suoi infiniti spin-off, ecc). Sicuramente ha svolto questo ruolo egregiamente: il film è brillante, mozzafiato e finalmente sostituisce tante inutili sparatorie tipicamente americane con un’indagine svolta con l’intelletto e l’astuzia. Lincoln Rhyme è un poliziotto della scientifica di New York completamente dedito al suo lavoro che, a causa di un incidente durante una rilevazione, è rimasto paralizzato dal collo in giù. Questo gli ha tolto la voglia di vivere e ha pianificato con un amico dottore di effettuare il “passaggio finale”. Nel frattempo, però, la polizia chiede il suo aiuto per risolvere un caso che riguarda un serial killer che sta terrorizzando la città con efferati omicidi. Lavorerà al suo fianco la poliziotta Donaghy, una donna rigida e tutta d’un pezzo. Nelle indagini lei sarà il corpo che Rhyme non ha più e lui la mente. Una mente analitica e attenta che ricostruirà le mosse del killer prova dopo prova.

Il cast è ottimo: Denzel Washington interpreta Lincoln Rhyme, Angelina Jolie la poliziotta Donaghy e Queen Latifah la sempre presente infermiera Thelma, che supera i suoi timori e imposta col poliziotto una forte intesa che andrà oltre il piano professionale.

Il film presenta anche un’altra tematica: è una denuncia alle carceri statunitensi che invece di redimere i criminali li brutalizzano, tanto che quando vengono scarcerati tornano a compiere reati maggiori rispetto a quelli per cui erano stati incriminati.

Molta buona l’edizione italiana. La direzione del doppiaggio di Manlio De Angelis è stata condotta con sapienza e precisione. Le voci sono state distribuite molto bene, adattandosi tutte al personaggio. Menzione particolare per quella di Lincoln Rhyme (Francesco Pannofino), calda e profonda, e per quella di Richard Thompson con l’ottima recitazione di Antonio Sanna che nella scena finale diventa stridula e isterica, in linea con la psicologia del personaggio. La direzione è precisa, infatti tutti i brusii di sottofondo, siano essi voci alla radio o passanti, sono stati adattati e doppiati. Vista l’accuratezza del lavoro, forse sarebbe valsa la pena sottotitolare la notizia del primo omicidio del serial killer che appare distintamente su un quotidiano:  “Taxi ride to heaven”.

L’unica pecca sta nel missaggio del film: i rumori e la musica sono troppo alti rispetto alla voce, tanto da obbligare lo spettatore a guardare il DVD con il telecomando in mano per evitare i numerosi sbalzi di volume.

Molto buona anche la stesura dei dialoghi da parte di Marco Mete che ha saputo adattare egregiamente alcune espressioni tipicamente americane. Per esempio quando Amelia saluta il suo ragazzo, lui le dice: “Come al solito, arrivi, mi sbatti e parti”, adattamento di “Another slam-bam-thank-you-ma’am”. Brillante anche l’adattamento della battuta di Ortiz (tra l’altro doppiato dallo stesso Mete) riguardo al fidanzato di sua madre: “He’s 79 with a tricky ticker and a active pecker”, resa con “79 anni e un cuore ballerino, ma un pisello canterino”. Tra l’altro, sempre a proposito di Ortiz, è giusta la decisione di accentuare nella versione italiana il suo accento spagnolo.

Corretta anche la trasposizione del proverbio “Don’t shoot the messenger”, reso con “Ambasciator non porta pena”. La precisione dei dialoghi si nota anche in piccoli accorgimenti: per esempio a un certo punto Amelia dice solo “1910”, sebbene apparentemente sarebbe stato più semplice lasciare la battuta così, Mete ha ovviato al labiale non perfetto facendole dire “Nel ‘10”.

Unici errori dei dialoghi sono il mancato adattamento in italiano della battuta “View scan”, quando Lincoln cerca di ricomporre l’immagine del logo della casa editrice di romanzi gotici. I programmi per gli scanner sono tradotti in italiano e se anche così non fosse stato sarebbe stato comunque più corretto tradurre la battuta. In seguito durante uno dei numerosi attacchi di Lincoln, Thelma spiega a Amelia che ha già preso accordi per “autoeliminarsi”, adattamento di “self-terminate”. To terminate non vuol dire eliminare, ma finire e “autoeliminarsi” non è a mio avviso molto adatto riferito a una persona. Infine la madre di Ortiz, anch’essa adattata accentuando l’accento spagnolo, parla del suo fidanzato e dice “Està in Florida, gioca a golf, està bien”. Ma l’ultima parte, “està bien”, non calza sul movimento delle labbra di “he’s okay”, tanto più che la donna quasi non apre la bocca, quindi nella versione italiana si ha la sensazione di sentire il sonoro ma non vedere aprirsi la bocca.

Per concludere, il film è ottimo, la trama è avvincente e ogni elemento del film (sceneggiatura, regia, fotografia, colonna sonora, cast) è stato curato in ogni dettaglio. L’edizione italiana presenta solo poche imprecisioni, la direzione del doppiaggio è stata eseguita molto bene e altrettanto lo sono stati i dialoghi, rendendo giustizia alla versione originale del film.

Alessandra Basile

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