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Scheda

Soggetto:

Gene Wilder, Mel Brooks, dal romanzo

Sceneggiatura:

Gene Wilder, Mel Brooks

Regia:

Mel Brooks

Prodotto da:

20th Century Fox, Crossbow Productions, Gruskoff/Venture Films, Jouer Limited

Distribuito da:

20th Century Fox

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

Roberto De Leonardis

Direttore del Doppiaggio:

Mario Maldesi

Voci:

Gene Wilder:

Oreste Lionello

Peter Boyle:

Massimo Foschi

Marty Feldman:

Gianni Bonagura

Madeline Kahn:

Angiolina Quinterno

Cloris Leachman:

Gianna Piaz

Teri Garr:

Livia Giampalmo

Kenneth Mars:

Mario Maranzanai

Danny Goldman:

Renato Cortesi

Gene Hackman:

Silvio Spaccesi

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

Frankenstein Junior
(Young Frankenstein, Usa 1974)

Grande capolavoro del genio artistici di Mel Brooks, il film rispolvera il romanzo gotico di Mary Shelley nella versione cinematografica del 1931, facendone una magistrale parodia del cinema dell’epoca del classicismo hollywoodiano.

Gene Wilder è il neurochirurgo Frederik Frankenstein, grande luminare della scienza che deve combattere con la scomoda parentela con il Barone von Frankenstein, autore di un famoso esperimento sulla rianimazione dei tessuti morti. Ironia della sorte vuole che Frederik sia nominato erede dal Barone e recatosi nel castello in Transilvania pare riscoprire la vera anima della sua famiglia, creando uno spaventoso mostro…

La recitazione a tratti è esagerata e teatrale. Il gioco di luci e ombre e l’uso delle scenografie originali del 1931 per ricostruire il laboratorio del Barone creano atmosfere in bilico fra l’horror e la fiaba. Vero e proprio tocco da maestro è la scelta di girare in bianco e nero, che aumenta il fascino della pellicola.

A differenza di molti film comici Mel Brooks non lavora solo sulle gag, tutta la storia è costruita giocando su una fine comicità che nei passaggi più inverosimili sembra rafforzarsi e non vacillare. Egli circonda Frederik di personaggi strani e un po’ matti, come l’inquietante Frau Blücher, il cui nome fa nitrire di terrore i cavalli, o Igor, l’aiutante imbranato con la gobba mobile. I dialoghi sono una sottile rete di doppi sensi e sottointesi che regalano un fluido susseguirsi di battute esilaranti.

La versione italiana del film è molto fedele all’originale, in alcuni punti si direbbe addirittura letterale. Sono pochi i cambiamenti, dovuti a modi di dire che noi non usiamo e a giochi di parole che in italiano non sono traducibili. Per citare alcuni esempi: nella scena iniziale, la battuta di Frederik che toglie le pinze dalla base del collo del vecchio «We would collapse like a bunch of broccoli» (lett. «Crolleremmo come un mazzo di broccoli») in italiano diventa «Crolleremmo come un pezzo di stoffa bagnata». Suona forse un po’ strano, l’espressione giusta sarebbe stata «come una pera cotta», ma più appropriato dei broccoli. Oppure il «You bet your boot I does» (lett. «Puoi scommetterci gli stivali, che lo faccio») detto da Elisabeth in risposta alla domanda di Frederick durante l’addio alla stazione, che diviene il divertentissimo «Puoi scommetterci le mutandine».

A livello “alimentare” sono stati fatti molti cambiamenti: la “Schwarzwaldkirschentorte” (lett. Torta di ciliegie della Foresta Nera) diviene il più breve “torta della nonna”, che dà anche un sapore più casereccio alla scena della cena. Così come il «I was gonna make an espresso» dell’eremita diventa «Volevo offrirti anche una sambuca», dato che per noi italiani il caffè a fine pasto è una normalità e lì si voleva dare il senso di una cosa speciale da offrire ad un ospite importante.

I numerosi giochi di parole sono stati una sfida continua per l’adattatore di questo film, che ha saputo creare battute indimenticabili, riuscendo nell’incredibile impresa di rendere la versione italiana più bella e divertente dell’originale, come accade per la famosissima battuta «Lupo ululà, castello ululì» che sostituisce il gioco di parole inglese «Werewolf?/There wolf, there castle»; oppure il «Ho fatto un colpo gobbo» che dice Igor quando incontra nel laboratorio segreto Inga e il dott. Frankenstein, che traduce «I followed a hunch» restituendo in qualche modo il gioco di sensi dato da “hunch” come “gobba/intuizione”.

Lavoro di creazione è stato fatto anche nella battuta di Igor, durante la cena dopo il presunto fallimento della rianimazione del Mostro: «What the hell are you doing in the bathroom day and night? Why don't you get out of there and give someone else a chance? » (lett. «Cosa diavolo ci fai giorno e notte sul cesso? Perchè non esci di lì e dai una chance a qualcun altro?») dove viene data alla frase una falsa parvenza di proverbio, almeno all’inizio, «Quando la sorte ti è contraria e hai mancato il successo, smettila di fare castelli in aria e vai a piangere sul…».

Altra scelta “avventurosa” è stata fatta nella scena in cui il protagonista mima la parola “sedativo”, interamente giocata sulla fonetica, in inglese tre sillabe: «sad – a – give» che in italiano divengono 4, ma la parola si trasforma man mano in «sedano – sedadavo – sedativo». Sempre giocata sulla fonetica è anche la scena successiva in cui Igor rivela al dottore che il cervello non era di Hans Delbruck ma di «Abby someone/ Abby someone. Abby who?/ Abby Normal» nella traduzione si preferisce invece optare per l’abbreviazione alle sole iniziali del nome «A. B. qualcosa/ A. B. cosa?/ A. B. Norme», anche se il gioco di parole non cambia di significato.

Altra particolarità del film è che i personaggi secondari e le comparse parlano tutte un inglese dallo spiccato accento tedesco, in italiano si è scelto non solo di tenere (e talvolta accentuare) questa inflessione ma di inserire talvolta anche degli errori grammaticali, frequenti per gli stranieri che parlano la nostra lingua non troppo bene come l’ispettore Kemp, Inga e Frau Blücher.

Per quanto riguarda le voci, Livia Giampalmo che doppia Teri Garr (Inga) accentua maggiormente l’accento tedesco rispetto all’originale, regalandoci un personaggio ancora più comico. Mentre Angiolina Quinterno, che doppia Madeleine Kahn (Elisabeth), utilizza una recitazione esagerata e dà maggiore smalto al personaggio, che nelle movenze dell’attrice ricorda quelli delle dive d’inizio secolo (XX). Per gli altri la scelta è molto vicina alle voci originali.

Francesca De Rosa

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