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Scheda

Sceneggiatura:

Judd Apatow, Nicholas Stoller

Regia:

Dean Parisot

Prodotto da:

Jim Carrey, Brian Grazer

Distribuito da:

Sony Pictures Italia

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

Elettra Caporello

Direttore del Doppiaggio:

Manlio de Angelis

Assistente al doppiaggio:

Silvia Ferri

Voci:

Jim Carrey:

Roberto Pedicini

Tea Leoni:

Eleonora De Angelis

Alec Baldwin:

Francesco Pannofino

Richard Jenkins:

Luciano Roffi

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Dick e Jane - Operazione furto
(Fun with Dick and Jane, Usa 2005)

Dick e Jane – Operazione furto è una divertente commedia, ennesima riprova dell’irresistibile simpatia del suo protagonista, Jim Carrey. Il film è il remake di una pellicola del 1977 dal titolo Non rubare... se non è strettamente necessario, interpretata da Jane Fonda e George Segal. Come allora, qui i coniugi Dick e Jane Harper conducono una vita agiata: hanno un figlio, un cane, una domestica, una bella villetta a schiera in un tranquillo quartiere residenziale di una qualsiasi città californiana. La vicenda si apre quando Dick ottiene la tanto sognata promozione a vice-direttore delle comunicazioni nella società per cui lavora, la Globodyne; ma mentre tutto sembra andare per il meglio la Società viene improvvisamente coinvolta in uno scandalo finanziario ad opera del suo presidente, Jack McCallister, che si dà alla macchia dopo aver intascato un malloppo da 400 milioni di dollari. Il tracollo investe tutti, Dick compreso, che si ritrova improvvisamente senza lavoro e senza un soldo. Dopo vani tentativi di trovare un nuovo impiego, ecco che scatta l’ultima, disperata idea: improvvisarsi ladro insieme alla moglie per riguadagnare in qualche modo i soldi persi. Dopo i primi, goffi tentativi di rapina, Dick e Jane si lasciano prendere dal vortice del furto, tanto che decidono di tentare il “colpaccio” e di sottrarre a McCallister i 400 milioni di dollari. Morale della storia: il cattivo perde i soldi (che finiscono in un fondo pensioni destinato agli ex-dipendenti della Globodyne), Dick e Jane ritrovano gli agi e la serenità di un tempo.

Tutto è bene quel che finisce bene dunque, e se si poteva puntare il dito sui due protagonisti, rei di aver infranto la legge coi loro numerosi furti, il finale “filantropicamente corretto” li assolve e quasi li giustifica: rubare ai ricchi per dare ai poveri, in fondo, è il sogno di chiunque si senta tradito da un’ingiustizia.

In questo film Jim Carrey si rivela il solito mattatore, capace di riempire lo schermo anche senza parlare: divertentissima la scena in cui Dick, durante il primo tentativo di furto, lotta furiosamente contro la pistola che gli si è incastrata in tasca; e sono davvero gustose anche alcune situazioni che raccontano la lenta discesa dei due coniugi verso il basso: la lotta senza quartiere a suon di colpi bassi tra i partecipanti a un colloquio; la retata dell’ufficio immigrazione che coinvolge anche Dick e alcuni messicani clandestini; marito e moglie che decidono di rivendere il televisore al plasma, e fuggono come due ladri con l’apparecchio in mano scatenando le ire del figlioletto.

Il film è divertente dunque, ma si rivela di poco spessore, sorretto più dalla bravura dei protagonisti che dalla densità della trama: è da apprezzare la critica (riuscita) al sogno americano di una vita borghese perfettamente confezionata, e la morale del film, la vittoria della libera iniziativa sulle logiche spesso corrotte del mercato, è rassicurante; ma Jim Carrey rischia a tratti di cadere una volta di troppo nella caricatura, ed è comico anche quando ci si aspetterebbe che non lo sia.

I dialoghi italiani sono ben costruiti, di buon ritmo e non molto fuorvianti rispetto alla versione originale. È risolto brillantemente il “problema” rappresentato dal cognome del protagonista, Harper: in inglese il termine “harper” significa “arpista” e nel primo incontro tra Dick e Jack McCallister, quest’ultimo commenta tra sé il cognome facendo proprio riferimento al suonatore d’arpa. Nella versione originale, probabilmente, si crea una specie di gioco di parole; nella versione italiana, creare un gioco linguistico tra il termine “harper” (che da noi, tra l’altro, non significa nulla) e il suonatore d’arpa sarebbe stato molto arduo (se non impossibile). La battuta allora viene resa così: “Harper, Harper... suonatore d’arpa...”, insistendo cioè più sulla somiglianza di suono tra i due termini, che sulla somiglianza di significato.

Un simile aggiustamento di vocaboli si trova in una battuta pronunciata da Jane al marito: dopo averlo riportato a casa dal confine col Messico insieme ad alcuni irregolari, crolla sfinita sul letto e gli mormora: “domani dobbiamo alzarci presto, la Caritas apre alle otto”. Sicuramente negli Stati Uniti esiste un ente caritatevole paragonabile alla nostra Caritas, ma è poco probabile che abbia lo stesso nome; l’aggiustamento in questo caso è di ordine “culturale”, poiché il termine originale viene sostituito con uno analogo ma più pertinente alla nostra cultura. È una scelta un po’ rischiosa, in quanto, decontestualizzandolo, rende poco verosimile il dialogo.

La scelta delle voci italiane si rivela in generale azzeccata a connotare il genere di appartenenza della storia, la commedia. Quando il film sarà disponibile in DVD, sarà interessante confrontare le versioni americana e italiana per verificare se anche le voci originali insistono sul lato comico della vicenda; i doppiatori comunque aderiscono così bene ai personaggi che è un azzardo supporre che, con la loro voce, abbiano stravolto l’intento originario del film.

Ottimo Roberto Pedicini, ormai voce “storica” di Jim Carrey, in grado di seguire gli “svolazzi” comici dell’attore canadese anche quando questi potrebbe risparmiarli; altrettanto bravi la De Angelis e Pannofino, attenti a restituire due personaggi tragicomici.

Dick e Jane – Operazione furto è comunque un film riuscito, e la presenza di Carrey è garanzia di divertimento. La sensazione che lascia, però, è a tratti velata dall’idea di trovarsi davanti a un gran talento che sarebbe potuto uscire meglio: manca alla pellicola quel pizzico di ironia arrabbiata che l’avrebbe resa più incisiva. E un finale cattivo che poteva renderla meno scontata.

Bianca Rabbiosi

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