Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Sceneggiatura:

Matthew Aldrich

Regia:

Renny Harlin

Distribuito da:

Mondo Home Entertainment

Edizione italiana:

MULTIMEDIA NETWORK

Voci:

Samuel L. Jackson:

LUCA WARD

Ed Harris:

RODOLFO BIANCHI

Eva Mendes:

FRANCESCA FIORENTINI

Luis Guzmán:

SAVERIO MORIONES

Keke Palmer:

LETIZIA CIAMPA

Maggie Lawson:

CHIARA COLIZZI

Jose Pablo Cantillo:

FRANCESCO PEZZULLI

Robert Forster:

PAOLO BUGLIONI

dialoghi
italiani
1,5
direzione
del doppiaggio
3

Cleaner
(Cleaner, USA 2007)

Un sito specializzato ci informa che Cleaner di Renny Harlin, regista un po’ pasticcione di film d’azione e qualche horror, è stato visto da un milione e trecentomila spettatori: magari tutti napoletani che si aspettavano un supereroe che facesse sparire a’munnezz, e invece no, il protagonista, un qui bolsetto ma bravo Samuel L. Jackson (anzi, bravissimo a fare il bolsetto), pulisce le quasi sempre zozzette scene del delitto e resta invischiato in una penosa storia che non stiamo qui a raccontare. Il film (che per l’appunto ho visto a Napoli, dove sono venuta a imparare a fare il babbà, che amo) è scontatello e sta in piedi solo per il grande Jackson, il sempre bravo Ed Harris e una brava e caruccetta Eva Mendes, che però sta mettendo su qualche chilo. La sceneggiatura è infatti un po’ annacquata, da telefilm allungato, e la storia si snocciola senza brividi se non quelli dati dalla voce della doppiatrice che interpreta il ruolo della figlia del protagonista, Rose, che non si incolla mai alla faccia di Keke Palmer. Molto meglio tutti gli altri che entrano con impegno nella parte, tra cui i doppiatori di Luis Guzman e di Robert Forster, che si esibisce in un bel cameo, interpretando un medico legale prossimo al pensionamento. Insomma diciamo un doppiaggio soddisfacente se non fosse per i dialoghi, irritanti in molti punti, indigeribili. Innanzitutto l’abbuffata dell’ormai dilagante «scena del crimine» al posto di «scena del delitto» non va giù, indispone come un pezzo di guanciale rancido nell’amatriciana e non si giustifica neanche se è spesso in uso nella vulgata e nei telefilm poliziottardi nostrali scritti da sceneggiatori imbevuti di doppiaggese. E poi i crampi allo stomaco: come si fa a far dire a un padre amorevole «Lo sai che se c’è qualcosa che ti turba, io sono qui per te», adattatore birba! E «Sono parcheggiato in una zona rimozione»? Adattator in confusione? Oppure: «Metti la cintura, è necessario», meglio il sudario. E ancora: «Mia moglie sa cucinare, guarda sempre i programmi TV», da bicarbonato, torna in su. Ma le perle continuano: «Un vecchio soldato che marcia al ritmo di ordini», un calco linguistico di gesso; la bella Eva fa cadere le tazzine e a lui: «Lascia stare, non val la pena recuperare»; sempre la Mendes, si sente in pericolo: «Ho bisogno di andare da qualche parte», e infine uno scambio che vuol essere secco e bruciante: «Si chiede permesso», e l’altro, «In quale lingua, lo spagnolo?» Olé!  Ah, dimenticavo, in parecchi chiamano il 911, il 113 locale, al posto di dire «Chiamo la polizia»: meraviglioso, già me la vedo, qualche mammina italiana che ci crede, porta i suoi bambini a ingozzarsi di hamburger e patate surgelate fritte, quelli stramazzano cianotici vomitando sul marciapiedi e lei urla «Chiamate il 911!» Deo Gratias (soprattutto per il babbà). Comodo, ma poi chi pulisce? Renny Harlin?

Marnie Bannister

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.