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Scheda

Soggetto:

David Lindsay-Abaire

Sceneggiatura:

David Lindsay-Abaire

Regia:

John Cameron Mitchell

Prodotto da:

NICOLE KIDMAN, GEOFF LINVILLE, GIGI PRITZKER, PER SAARI, L.URDANG E D.VANECH PER BLOSSOM FILMS

Distribuito da:

Videa-CDE

Edizione italiana:

TECHNICOLOR

Dialoghi italiani:

FRANCESCO MARCUCCI

Direttore del Doppiaggio:

RODOLFO BIANCHI

Assistente al doppiaggio:

FRANCESCA RIZZITIELLO

Fonico di doppiaggio:

MARIO FREZZA

Fonico di mix:

FRANCESCO TUMMINELLO

Voci:

Nicole Kidman:

Chiara Colizzi

Aaron Eckhart:

Francesco Prando

Dianne Wiest:

Angiola Baggi

Tammy Blanchard:

Laura Lenghi

Miles Teller:

Davide Perino

Sandra Oh:

Sabrina Duranti

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
4

Rabbit Hole
(Rabbit Hole, Usa 2010)

Come nel doloroso e intenso film di Moretti, La stanza del figlio, la più lacerante delle perdite viene percorsa dall’autore del soggetto e della sceneggiatura di Rabbit Hole, Lindsay-Abaire, e dal regista Cameron Mitchell nei minimi dettagli con l’aiuto di una Kidman molto coinvolta.
Ineccepibile la direzione che sceglie le voci più adeguate ai ruoli e le governa con sensibilità senza cadere mai nel melenso. Di assoluto rilievo Chiara Colizzi, che alterna freddezza e struggimento, e un accorato e straniato Francesco Prando, incollatissimo al protagonista. Eccellenti tutti gli altri.
Più problematica la resa dei dialoghi con spesso delle costruzioni che lasciano perplessi sin dalla scena iniziale in cui una vicina va a invitare i Corbett a cena; eccola:
VICINA : «È bellissimo qui dietro». (dietro?)
BECCA: «Stavo cercando di rimettere un po’ a posto il giardino». (Ci stanno, si vede)
VICINA: «Volevo sapere se siete liberi, abbiamo degli amici a cena».
BECCA: «Ah, sei gentile».
VICINA: «Sì, lo so». (Ah, bè, allora)
BECCA: «Mi dispiace tanto» (facendo no con la testa)
VICINA: «Stupidi piedi». (mah)
Si sentono inoltre espressioni troppo italiche, come «rissa da bar», termini come «gruppo di supporto», invece che di sostegno, frasi come «non è davvero pericoloso» (il cane), o pasticci come «voglio che sia sano, ovviamente, ma spero che sia una bambina», uno sbalestrante «non posso credere che tu mi abbia visto farlo» (fumare una canna), e infine un agghiacciante «sento gente che non parla che di come alimentare il vialetto». Un po’ troppo per le mie orecchie. Peccato, una maggiore attenzione avrebbe reso tutto molto più fluido e gradevole.

Salvo Cavallaro

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