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Scheda

Soggetto:

Brian Helgeland, Ethan Reiff, Cyrus Voris

Sceneggiatura:

Brian Helgeland

Regia:

Ridley Scott

Edizione italiana:

PUMAISdue

Dialoghi italiani:

FIAMMA IZZO (testi canzoni di PIETRO SCALIA)

Direttore del Doppiaggio:

FIAMMA IZZO

Assistente al doppiaggio:

SIMONA ROMEO

Fonico di doppiaggio:

SANDRO GALLUZZO

Fonico di mix:

MARK SHEFFIELD

Sonorizzazione:

CDC-SEFIT GROUP

Supervisione artistica:

PIETRO SCALIA

Voci:

Russell Crowe:

FABRIZIO PUCCI

Cate Blanchett:

ROBERTA PELLINI

Max von Sydow:

GIANNI MUSY

William Hurt:

LUIGI LA MONICA

Kevin Durand:

ALBERTO BOGNANNI

Mark Addy:

PINO INSEGNO

Mark Strong:

STEFANO BENASSI

Danny Huston:

ANGELO MAGGI

Eileen Atkins:

RITA SAVAGNONE

Oscar Isaac:

PAOLO DE SANTIS

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4,5

Robin Hood
(Robin Hood, Usa/Gran Bretagna 2010)

Ridley Scott non fallisce un colpo e ci regala una bella versione di una delle leggende più amate da grandi e piccini, quella che in un’iconografia di un mondo in preda alla bramosia di potere (visto che con l’anno mille ha capito che dio è morto) vede affermato il senso di giustizia che sembra alberghi atavico nella nostra memoria operazionale, in cui il capo tribù percepisce che è più conveniente avere il consenso - base dell’amore - dai gregari fissando i primi rudimenti della democrazia che imporre il proprio ordine col terrore (mica c’era la TV). Robin quindi, qui a cavallo tra l’avventuriero opportunista e il padrone buono, si fa le ossa e prende coscienza che presto diventerà una star sempreverde e che dal boschetto di Sherwood diverrà un simbolo planetario degli oppressi. (E niente niente, visto che l’ha coprodotto, non è che Russel Crowe ha intenzione in futuro di darsi alla politica? Per l’Italia - e il PD - sarebbe una bella soluzione. Altrimenti ce lo vedete Di Pietro con arco e frecce?). Insomma si passano due orette gratificanti e consolatorie anche perché già sappiamo che i buoni vincono, ma anche grazie a un buon doppiaggio con tutti molto compenetrati nelle parti. Eccezionale fra tutti Gianni Musy nel far vivere il babbo di Marion, uno stupendo max Von Sydow in stato di grazia, molto brava ed efficace la Pellini sul mostro-semidio Blanchett: perfetta, sempre, qualsiasi cosa faccia, e straordinari e coinvolti tutti gli altri: da Maggi su Riccardo, a Insegno sul Frate, a La Monica su Guglielmo - per segnalarne alcuni - anche grazie a una direzione sentita e attenta (tranne che in un punto, dove si scorda di dar voce a un “assistente” dello sceriffo che muto gesticola e muove le labbra). Il dialogo è molto aderente e curato, forse in qualche punto un po’ troppo, nel senso che “l’anticatura” spesso mette in bocca alcune espressioni un po’ preziose per i poveracci ignoranti del tempo che ancora non avevano ricevuto la luce del Supremo Bardo. Ma è questione di sfumature. L’ascolto è sereno e senza scosse, o quasi: «il tempo per fingere» mi ha mandato di traverso una cucchiaiata di burrata da oscar appena giunta dal Matese e un «abbiate cura di voi» mi ha stimolato un ruttino, infine nelle scene dell’incendio si sente un «siete salvi» che suona didascalico. Giusti i passaggi in francese e grazie per aver doppiato (bene) le canzoni.

Marnie Bannister

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