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Scheda

Soggetto:

Philip Roth

Sceneggiatura:

Nicholas Meyer

Regia:

Robert Benton

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

FRANCESCO VAIRANO

Direttore del Doppiaggio:

FRANCESCO VAIRANO

Assistente al doppiaggio:

ROBERTA SCHIAVON

Voci:

Anthony Hopkins:

DARIO PENNE

Nicole Kidman:

CHIARA COLIZZI

Ed Harris:

RODOLFO BIANCHI

Gary Sinise:

PAOLO M. SCALONDRO

Wentworth Miller:

FRANCESCO BULCKAEN

Harry Lennix:

GEROLAMO ALCHIERI

Anna Deavere Smith:

SUSANNA JAVICOLI

Phyllis Newman:

ANGIOLINA QUINTERNO

Clark Gregg:

ANTONIO SANNA

Lizan Mitchell:

GRAZIELLA POLESINANTI

Bill Clinton:

NINO PRESTER

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4

La macchia umana
(The Human Stain, Usa/Germania/Francia 2003)

Roth dipinge un acuto spaccato della disperazione americana che in questo caso mette in evidenza un particolare aspetto dell’angoscia razziale, la paura di amare e lo strazio della perdita. Sottotesto di non poco rilievo il logorante senso di colpa di una società (umanità?) razzista e spietata - quindi virtualmente animale e “stupida” - che si sforza di trovare un equilibrio politicamente corretto spesso mettendo in evidenza la sua ridicola mostruosità. Uno spazio in cui l’unica speranza è la fuga dalla propria realtà alla ricerca mimetica di un camuffamento in cui il riconoscimento degli altri diventa la rappresentazione di una vita, e quindi, forse, vita. Sottile perfido (capo)lavoro di Roth che sia Robert Benton, con una regia di maniera ma efficace, sia Francesco Vairano con una scelta di voci azzeccata e una direzione del doppiaggio attenta e sensibile, fanno stare in piedi egregiamente. Da segnalare un Ed Harris lucidamente folle perfettamente riprodotto da Rodolfo Bianchi, e Anthony Hopkins come sempre incarnato da Dario Penne con grande professionalità. Chiara Colizzi è in totale sintonia con la Kidman, ma in questo caso soffre della scelta di un’attrice a mio avviso non adeguata al ruolo, troppo bella per l’incubo a cui è destinata, suona posticcia. Bravi tutti gli altri, giusti e compresi nei loro ruoli. Dialogo fluido e incollato alle facce che lascia in evidenza la particolarità di alcuni aspetti della cultura oltreatlantica che di primo acchito potrebbero sembrare errori: è logico accettare che per un professore americano l’Iliade sia il punto di partenza della letteratura europea, come è sopportabile sentir definire l’autore di Tenera è la notte con nome e cognome. Un po’ meno accettabile l’espressione «sesso grandioso» e soprattutto il mancato passaggio al tu, tra i due protagonisti, nonostante l’invito. 

Giacomo Depero

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