Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Sceneggiatura:

Ted Elliot, Terry Rossio

Regia:

Gore Verbinski

Prodotto da:

Walt Disney Pictures, Jerry Bruckheimer Films

Distribuito da:

Buena Vista International

Edizione italiana:

Cast doppiaggio

Dialoghi italiani:

Carlo Cosolo

Direttore del Doppiaggio:

Carlo Cosolo

Assistente al doppiaggio:

Sabina Montanarella

Fonico di doppiaggio:

Fabio Benedetti

Fonico di mix:

Alessandro Checcacci

Sonorizzazione:

Sefit-CDC

Voci:

Johnny Depp:

Fabio Boccanera

Orlando Bloom:

Massimiliano Manfredi

Geoffrey Rush:

Pietro Ubaldi

Keira Knightley:

Myriam Catania

Jack Davenport:

Danilo De Girolamo

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
4,5

La maledizione della prima Luna
(Pirates of the Caribbean: the Curse of the Black Pearl, Usa, 2003)

Origine alquanto insolita per il film di Verbinski La maledizione della prima luna. Se solitamente gli adattamenti vengono effettuati da libri, in questo caso l’idea per il film è nata da un’attrazione del parco di divertimenti di Disneyland. Idea bizzarra, ma efficace, il film è un sapiente e brioso mix di avventura, ironia, love story e un pizzico d’horror.

Ambientato nei mari dei Carabi, racconta la storia del pirata capitan Jack Sparrow, vittima di ammutinamento da parte della sua ciurma, il cui comando è stato preso dal capitan Barbossa che saccheggia la città di Port Royal e rapisce Elizabeth, figlia del governatore e promessa sposa del commodoro Norrington. Tutto questo perché su Barbossa e i suoi incombe una maledizione a causa di un tesoro azteco da loro precedentemente rubato. La maledizione li ha trasformati in esseri erranti, apparentemente vivi, ma che la luce della luna rivela per quello che sono: scheletri che non sentono più nulla. Per porre fine alla maledizione è necessario ritrovare ogni singolo pezzo del tesoro, ma parte di esso è custodito dalla giovane Elizabeth che l’aveva sottratto a Will Turner, figlio di pirata, e salvato dal mare. Sarà lui, assieme a Sparrow, a salvare la fanciulla, di cui è innamorato, dalle mani dei pirati.

La trama è avvincente, la recitazione degli attori ottima, ma la ciliegina sulla torta è Johnny Depp. La sua interpretazione del pirata dongiovanni e imbranato è superba: ironica, frizzante, con una mimica estrosa ed imprevedibile. È la marcia in più per questo film che ha avuto un gran successo al botteghino e che ha rilanciato il genere dei pirati.

L’adattamento dei dialoghi è stato fatto piuttosto bene, ma con dei limiti. Il sincronismo labiale è quasi sempre rispettato, tranne un paio imprecisioni. All’inizio, quando la piccola Elizabeth scorge il corpo di Will in mare, urla “Un ragazzo!”, che però è troppo lungo e non calza bene sulla o di “A boy!”; più avanti Ana Maria, dopo aver schiaffeggiato Jack, l’accusa: “Mi hai rubato la barca, porco!”. La battuta originale era solo: “You stole my boat”. L’aggiunta di quel “porco”, era tranquillamente evitabile, sarebbe bastato far recitare la battuta più lentamente, seguendo il ritmo dell’attrice che scandisce ogni parola. Inoltre l’appellativo “porco” fa pensare che la ragazza ce l’abbia col pirata per averla lasciata, mentre lei è solo arrabbiata per il furto della barca.

Quello di non rispettare il ritmo degli attori originari è un difetto riscontrabile in tutto il film: i doppiatori privilegiano una velocità maggiore, mentre sarebbe buona norma non modificare il ritmo delle battute originali del film.

Il limite principale dell’adattamento è però nella scelta del registro linguistico: molto spesso nella versione italiana il linguaggio viene migliorato, utilizzando un registro più alto. Per esempio Jack prende in giro gli ufficiali della marina dicendo loro che se vedrà un civile sul molo li informerà “immantinente”, traduzione di “I’ll inform you immediately”. Immantinente è una scelta linguistica troppo aulica per un pirata che, certamente ha girato il mondo, ma la cui educazione si presume lasci a desiderare. Sarebbe bastato lasciare l’originale “immediatamente”, oppure per evitare la chiusura della bocca in coda per la m di “mente”, si poteva optare per “all’istante”. Oppure quando Elizabeth negozia l’abbandono di Port Royal da parte della Perla Nera, minaccia Barbossa con un “I’ll drop it”, riguardo al medaglione. La battuta è stata tradotta in “lo darò al mare”. Sicuramente l’estrazione sociale della figlia del governatore giustifica l’utilizzo di un registro elevato, ma se nell’originale la battuta è semplice perché cambiarla nell’adattamento? Un banale “lo lascio cadere” era sufficiente. Discorso simile per il governatore che, rivolgendosi a Will, gli intima “If you have any information corcening my daughter, share it”. In italiano è diventato “se avete qualunque informazione riguardo a mia figlia, mettetecene a parte”. Oltre a quanto appena detto riguardo al registro, in questo caso anche il sincronismo labiale poteva essere rispettato scegliendo un più semplice “condividetela con noi”.

Altre strane scelte sono per esempio quelle per la battuta di Gibbs “tremano i polsi a pensare a quanti hanno perso la vita in questo passaggio”. “Tremano i polsi” è l’adattamento di “chilling the bones”. L’inquadratura non è un primo piano quindi la p di polsi non si nota, tuttavia è strana l’espressione “tremano i polsi”, molto meglio un “vengono i brividi”. Più avanti Barbosa urla alla sua ciurma: “Punished we were, the lot of us, disproportionate to our crime”, “puniti fummo, dagli dei pagani, con durezza eccessiva per il nostro peccato”. Nell’adattamento viene introdotto un elemento religioso, con gli dei e il peccato, del tutto assente nell’originale; inoltre la battuta non era in prima piano, quindi non c’erano motivi di rispetto del movimento delle labbra che potessero giustificare tale scelta. Sarebbe stato più opportuno attenersi all’originale con: “Puniti fummo, tutti noi, con durezza eccessiva per il nostro crimine”.

Queste scelte, pur non precludendo la corretta comprensione del film (il pubblico può accorgersene solo facendo un confronto con il film in originale, in cui il registro è spesso più basso con espressioni più alla mano) risultano ugualmente incomprensibili, come incomprensibile è la ragione per cui, quando Elizabeth fa un falò per farsi trovare dalle navi della marina, dice che il fumo è alto “a thousand feet”, mentre in italiano i mille diventano inspiegabilmente cento. Inoltre in questo caso sarebbe stato meglio convertire i piedi in metri per una più facile comprensione. Forse una svista, infine, quando la ciurma urla “Huzza!”. In italiano si dice Urrà, mentre è stata mantenuta la parola inglese.

Buono, invece, l’adattamento dei proverbi. Non è possibile per esempio rendere in italiano l’espressione inglese “Davy Jones’ Locker”, tipica del linguaggio marinaresco che indica le profondità dell’oceano. Giusta la scelta di optare per una frase neutra come “in fondo al mare”. Ugualmente il proverbio “Robert’s your uncle, Fanny’s your aunt”, utilizzato di solito quando si danno delle istruzioni per intendere “voilà, ecco”, in italiano è stato tradotto con “stretta la foglia, larga la via”, di significato più o meno simile.

La direzione del doppiaggio è invece ottima: ogni singola voce è stata scelta con cura e si adatta perfettamente al personaggio a cui è stata assegnata. Una menzione particolare per la voce di Jack Sparrow: Fabio Boccanera è riuscito a interpretare al meglio il personaggio, la sua voce calza perfettamente sulle stramberie recitative di Johnny Depp, dandogli il giusto brio. Tanto che se si fa un confronto con la voce originale, essa risulta quasi piatta, sotto tono.

Carlo Cosolo, tuttavia, sembra essere scivolato a un certo punto su una buccia di banana. La distribuzione delle voci ha una piccola pecca: la voce del nano della ciurma. Nonostante sia un uomo, la sua voce sembra quella di una donna. Sicuramente l’intento era quello di presentarlo come un altro buffo componente della sgangherata ciurma del capitan Sparrow, ma nella versione originale ha una normalissima voce maschile – perché dargli questa voce ridicola in italiano? Per fortuna dice solo una battuta: “Jack ci deve una nave”.

Nel complesso si tratta di un buon film, con una discreto adattamento in italiano, in cui la scrittura dei dialoghi, spesso non eccezionale, viene compensata da una direzione del doppiaggio molto accurata.

Alessandra Basile

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.