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Scheda

Soggetto:

Christopher Isherwood

Sceneggiatura:

Tom Ford, David Scearce

Regia:

Tom Ford

Prodotto da:

TOM FORD, CHRIS WEITZ, ANDREW MIANO E ROBERT SALERNO PER ARTINA FILMS, DEPTH OF FIELD, FADE TO BLACK

Distribuito da:

ARCHIBALD FILM-DVD E BLU-RAY: CG HOME VIDEO

Edizione italiana:

SOUND ART 23

Dialoghi italiani:

ELISABETTA BUCCIARELLI

Direttore del Doppiaggio:

ELISABETTA BUCCIARELLI

Fonico di mix:

VALERIO BRINI

Voci:

Colin Firth:

MASSIMO LOPEZ

Julianne Moore:

FRANCA D'AMATO

Nicholas Hoult:

GABRIELE LOPEZ

Matthew Goode:

FRANCESCO DE FRANCESCO

dialoghi
italiani
1,5
direzione
del doppiaggio
1,5

A Single Man
(A Single Man, Usa 2009)

Tom Ford si lascia prendere la mano in questa trasposizione del romanzo di Isherwood, sensibile e profonda storia di un maturo professore universitario che non riesce a reagire al lutto per la morte del compagno, per nulla aiutato da una società che ha il terrore della diversità e in cui lui, diverso, una volta perso l’unico appiglio non ha più né posto né ragion d’essere, incapace sia di vivere sia di darsi la morte. Morte che finalmente verrà, e avrà i suoi occhi, proprio quando l’uomo avrà deciso di provare ad andare avanti.
Lo stilista Ford commette l’errore di farne un fim “di genere”, e così inevitabilmente mostra la corda: tutto è troppo patinato, troppo perfetto, così estetizzante che il continuo espediente del sogno finisce per richiamare alla mente, più che Greenaway, lo spot pubblicitario del noto profumo pour homme.
Il doppiaggio peggiora la situazione, imbocca la strada della maniera e finisce per rendere insopportabile anche l’unica cosa buona del film: le grandi prove d’attore di Colin Firth e Julianne Moore, sostituendole con le due macchiette monocordi e vagamente isteriche prodotte dai pur bravi – e quindi evidentemente fuorviati – Massimo Lopez e Franca D’Amato, che nulla rendono delle mille sfaccettature e della sensibilità dell’originale. Sentasi per tutti la lezione-monologo del protagonista, piena di inutile e immotivata enfasi.
I dialoghi, da parte loro, sono molto inesatti, altalenanti tra mancanza di senso («i bambini profumano di torta imburrata») e ricercatezze fuori luogo («la paura mi attanaglia sempre»). Aggiungiamoci i quattro «drink», un «vediamoci alle diciannove» (è già pomeriggio, sarebbe stato chiaro anche «alle sette»), il ridicolo calco, pure ribadito, «tu hai tutte le risposte»/«sì, ho tutte le risposte», e il danno sarebbe già completo. Ma non basta: il solito presidente non doppiato è in questo caso doppiamente grave, primo perché compromette la logica traduttiva, secondo, e imperdonabile, perché fa perdere un’informazione essenziale: la pressione angosciante sulla “questione sicurezza” che crea il gioco tra pulsione di morte pubblica e privata che – guarda un po’ – è il tema del film.

Giovanni Rampazzo

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