Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Regia:

Phil Abraham, Lesli Linka Glatter, Tim Hunter, Andrew Bernstein, Alan Taylor, Matthew Weiner

Prodotto da:

Blake McCormick, Scott Hornbacher, Matthew Weiner, Dwayne L. Shattuck

Distribuito da:

FOX CHANNELS ITALY

Edizione italiana:

VIDEO SOUND SERVICE

Dialoghi italiani:

MARINA D'AVERSA, EMANUELA D'AMICO, SUSANNA PIFERI

Direttore del Doppiaggio:

ISABELLA PASANISI

Assistente al doppiaggio:

MONICA TUCCI

Fonico di mix:

ROBERTO PIERDICCHI

Trasmesso in Italia da:

Cult, FX, Rai 4

Voci:

Jon Hamm:

FABRIZIO PUCCI

Elisabeth Moss:

EMANUELA DAMASIO

Vincent Kartheiser:

STEFANO CRESCENTINI

John Slattery:

TEO BELLIA

January Jones:

ILARIA LATINI

Christina Hendricks:

ALESSANDRA KOROMPAY

Rosemarie DeWitt:

DANIELA CALO'

Michael Gladis:

MAURO GRAVINA

Aaron Staton:

RICCARDO SCARAFONI

Rich Sommer:

GABRIELE SABATINI

Maggie Siff:

LAURA ROMANO

Bryan Batt:

SAVERIO INDRIO

Robert Morse:

DARIO DE GRASSI

Anne Dudek:

FRANCESCA GUADAGNO

Darby Stanchfield:

ALESSANDRA GRADO

Mark Moses:

EDOARDO NORDIO

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4

Mad Men - I serie
(Mad Men, Usa 2007)


L’America e il suo profeta Hollywood ci stupiscono sempre. Uno pensava che il gioco della pubblicità fosse stato svelato ab origine (già negli anni Cinquanta Packard aveva detto tutto sull’induzione dei bisogni praticata dai “persuasori occulti”); invece anche il mondo dell’advertising – come del resto tutto, dalla guerra in Vietnam a quella in Iraq – è buono per costruirci sopra fiction, con il duplice risultato di fare quattrini e di rendere inutili le fastidiose riflessioni storiografiche/sociologiche/antropologiche o la riflessione tout-court, superate grazie al consolante, eterno processo di normalizzazione che solo la narrazione audiovisiva può dare.
La serie in questione, Mad men, è costruita sulle vicende lavorative e personali di un gruppo di creativi di una agenzia pubblicitaria di Manhattan negli anni Sessanta. La serie è indubbiamente attraente e ben fatta: accurata nella ricostruzione, ricercata nella ricerca del colore pioneristico della fotografia dell’epoca, abilmente sceneggiata, al punto da lasciare lo spettatore minimamente avvertito preda di un insostenibile magone da squallore, inducendolo a un rapido abbandono di ogni tipo di consumo.
Alla inquietante perfezione dell’originale fa buona eco il doppiaggio italiano, molto ben interpretato, soprattutto dai protagonisti, con un ottimo sinc generale e soprattutto un tono sufficientemente stilé che ricorda assai da vicino il cinema sofisticato di quegli anni; insomma una serie di ricercatezze molto rare nel prodotto televisivo, generalmente fatto più a tirar via. A voler cercare il pelo nell’uovo, per qualche personaggio secondario – tra tutti Rachel Menchen, che nella versione italiana emana una eccessiva sensualità, inappropriata al personaggio – poteva essere scelta una voce più azzeccata. Grave pecca di ambientazione storica la scelta di non doppiare il messaggio elettorale di Nixon, errore diabolocamente ripetuto anche con Eisenhower.
Per quanto riguarda i dialoghi, si avverte per tutte le puntate un encomiabile sforzo di ricostruire il tono tra il lepido e il disperato che deve aleggiare in quell’ambiente, e lo sforzo dà sicuramente dei risultati. Gli alti e bassi sono forse inevitabili, viste le diverse mani autrici della serie; forse evitabili erano invece alcune cadute, come la serie interminabile di «drink», i congiuntivi a volte grotteschi, gli evidenti calchi sull’inglese («mettiti davanti allo specchio, trova una busta del pane... », invece di «prendi una busta del pane»; «rispondere alla chiamata» per «rispondere al telefono»; «se trovo i vestiti sul fondo dell’armadio te le do»; «mi paghi il pranzo?» per «mi offri il pranzo?»); una serie di inutili leziosità linguistiche («non è malvagio» a proposito di un ex-marito; «adoro fumare» detto da cameriere nero). Altrove, più inquietanti, brani di dialogo senza senso, cedimenti strutturali di un eloquio sempre in punta di coltello, quasi che l’adattatore, non comprendendo il senso, abbia preferito il nonsense comunicativo, il che non è il massimo visto l’argomento della storia. Qualche esempio, perché l’accusa non sembri campata in aria, nei dialoghi che seguono, il primo tra colleghi che parlano di altro collega in viaggio di nozze:
- «È in viaggio di nozze. Cascate del Niagara».
- «Non ce la fa a stare senza di noi».
E tutti giù a ridere. Perché?
Tra le mogli perfette:
- «Camminare fa bene, ho sentito che Einstein lo faceva».
- «Lui faceva tutto».
E anche qui tutte a ridere. Perché?
Oppure, tra gli stessi colleghi:
- «Scusate il ritardo, ma qualcuno si è buttato sotto il treno delle 6».
- «Ah, un suicidio».
Qui viene presentato un personaggio privo di accenti:
- «Ha diverse lauree».
- «Prese dall’altra parte dell’oceano, deduco».
Da che?
Per finire, una affermazione incomprensibile: «Dopo 500 anni L’amante di lady Chatterley è sempre attuale»; manco fosse Boccaccio.

Giovanni Rampazzo

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.