Recensioni
Reviews
Scheda
Soggetto:
Jean Aurel, Suzanne Schiffman, François Truffaut
Sceneggiatura:
Jean Aurel, Suzanne Schiffman, François Truffaut,
Regia:
François Truffaut
Prodotto da:
LES FILMS DU CARROSSE, TF1 FILMS PRODUCTION, SAPRO FILM
Distribuito da:
CIDIF MARTINO - CREAZIONI HOME VIDEO, L'UNITA' VIDEO
Voci:
Gérard Depardieu:
Ferruccio Amendola
| dialoghi italiani |
1 | |||
| direzione del doppiaggio |
1 | |||
Forse è il caso di sfatare il mito del bel doppiaggio di una volta. È vero che nella vita qualche riferimento bisogna pur averlo, ma il rifugio consolatorio nel passato non sempre è possibile, specie quando per caso ci si imbatte in doppiaggi come quello della Signora della porta accanto, classico truffotiano sull’impossibilità dell’amore.
Evidentemente anche nei ricchi (per il doppiaggio) anni Ottanta ci scappava la pecionata, oppure i film d’autore hanno avuto sempre lo stesso trattamento al risparmio; fatto sta che la versione italiana del film è talmente piena di strafalcioni da non lasciare spazio neanche all’indulgenza della nostalgia. Volendo trovare un pregio, si può dire che gli strafalcioni sono originali, forse perché l’orrendo dizionario del doppiaggese non si era ancora strutturato e chi peccava almeno lo faceva a modo suo.
La prima cosa che salta all’orecchio sono le voci di Amendola e della Di Meo (credo) sui protagonisti Depardieu e Ardant: a parte le forti riserve sulla scelta dei singoli, così accoppiati a non guardarli si stenta a credere che non siano De Niro e la Streep. Meglio comunque non guardarli, perché sono talmente fuori sinc da dare il capogiro.
Per definire i dialoghi, invece, basta una parola: surreali. Qualche esempio, giusto per dare il profumo: la Ardant, illustratrice dilettante, che dice all’editore «non supero mai i quattro colori per poter stampare in quadricromia» dimostra chiaramente che non sa di che sta parlando, ma neanche l’editore deve conoscere il suo mestiere, visto che non batte ciglio; e neanche il marito di lei dev’essere un granché come controllore di volo, visto che al pilota in pista dice «gira a destra». E poi calchi maldestri come «avrebbe dovuto farle del bene vederti» o « decise in se stessa», e guardando vecchie foto: «qui sei scolara, prima comunione... », e Depardieu alla Ardand, prima di accoppiarsi appassionatamente: «buonasera, Mathilde».
Che questo doppiaggio non meritasse di restare nella storia, del resto, lo dimostra anche il fatto che non se ne trova notizia. Qualcosa vorrà dire.
Giovanni Rampazzo
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