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Scheda

Soggetto:

Quentin Tarantino

Sceneggiatura:

Quentin Tarantino

Regia:

Quentin Tarantino

Prodotto da:

QUENTIN TARANTINO LAWRENCE BENDER, HENNING MOLFENTER, CHARLIE WOEBCKEN, UNIVERSAL PICTURES

Distribuito da:

UNIVERSAL

Edizione italiana:

PUMAISdue

Dialoghi italiani:

FIAMMA IZZO

Direttore del Doppiaggio:

FIAMMA IZZO

Assistente al doppiaggio:

SIMONA ROMEO

Fonico di doppiaggio:

SANDRO GALLUZZO

Fonico di mix:

ALESSANDRO CHECCACCI

Sonorizzazione:

SEFIT-CDC

Voci:

Brad Pitt:

SANDRO ACERBO

Christoph Waltz:

STEFANO BENASSI

Mélanie Laurent:

FEDERICA DE BORTOLI

Eli Roth:

ALESSIO CIGLIANO

Michael Fassbender:

FRANCESCO PRANDO

Diane Kruger:

DOMITILLA D'AMICO

Daniel Brühl:

FRANCESCO PEZZULLI

Til Schweiger:

MAURIZIO FIORENTINI

Gedeon Burkhard:

ALESSANDRO BUDRONI

Jacky Ido:

FABIO BOCCANERA

B.J. Novak:

ORESTE BALDINI

Omar Doom:

CARLO SCIPIONI

Denis Menochet:

MASSIMO BITOSSI

Mike Myers:

ROBERTO PEDICINI

Julie Dreyfus:

GAIA BASTREGHI

Richard Sammel:

EDWIN FRANCIS

Alexander Fehling:

STEFANO CRESCENTINI

Rod Taylor:

CARLO REALI

Harvey Keitel:

ENNIO COLTORTI

Samuel L. Jackson:

FABRIZIO PUCCI

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
2,5

Bastardi senza gloria
(Inglorious Basterds, Usa 2009)

Bastardi senza gloria è un capolavoro. Detto questo, diventa un giochetto alquanto sterile cercare a tutti i costi le fonti di tutto il cinema che Tarantino ha digerito e miracolosamente ci ripropone quasi a dire: io ho goduto, ora godete voi. E tale è la forza che se ne frega di tutto, che Tarantino non si preoccupa nemmeno di fare un film dove ognuno parla la sua lingua, infrangendo anche la prassi hollywoodiana per cui a qualunque latitudine e in qualunque epoca tutti parlano americano. Nella versione originale tutto funziona alla perfezione, e si presume abbia funzionato, malgrado la lunghezza e la velocità di permanenza dei sottotitoli, anche per il pubblico americano, notoriamente abituato a vedersi solo i film di casa sua.
La Universal Pictures Italia, invece, deve averci ritenuti non all’altezza e ha costretto al doppiaggio l’indoppiabile. Fiamma Izzo avrebbe dovuto avere più coraggio e rifiutare una sfida persa in partenza, e infatti la sua versione italiana è tutta un problema linguistico, un gran papocchio, ma così sarebbe stato comunque, qualsiasi fossero state le sue scelte. La scelta della Izzo è chiaramente quantitativa, visto che decide di doppiare in italiano l'inglese e il francese, lasciando in originale i cattivi tedeschi. Il risultato non tarda a mostrare la corda a livello logico, e i nodi vengono al pettine già nel Capitolo 2, quando l’azione si sposta a Parigi e il francese parlato da tutti viene doppiato in italiano, lasciandoci lì a chiederci il perché, visto che il lungo dialogo iniziale tra il colonnello Landa e il contadino LaPadite era stato lasciato in francese e sottotitolato. Da qui in poi la cosa si complica, e tutto quello che nell’originale era ancorato alla ferrea logica della realtà diventa un seguito di nonsense linguistici che fanno rimpiangere i vecchi film alla Casablanca, in cui tutti parlavano americano, venivano doppiati in italiano e amen.
Non si capisce, infatti, perché nella scena in cui Aldo e gli altri bastardi nell’originale si fingono cinematografari italiani, la Izzo abbia utilizzato il solito stratagemma di farli parlare in dialetto stretto, con la scusa che non parlano che quello. L’espediente funziona quando le battute in italiano sono poche e isolate, ma qui è un autogol: a parte che un attore che parli solo il siculo è inverosimile, ma in più c’è l’assurdo che Landa parla italiano con Aldo per metterlo alla prova, e quello non capisce perché parla solo dialetto, e poi, quando il trucco si scopre, i due continuano a parlare in italiano (in originale erano passati all’inglese) e stavolta si capiscono, lasciandoci a bocca aperta.
E così, di complicazione in complicazione si arriva all'assurdo di aver doppiato il film di propaganda L'orgoglio della Nazione, proiettato al cospetto del Fürer, solo perché si capisse il nesso tra la domanda «Chi vuol mandare un messaggio alla Germania?» e la risposta di Shosanna, (in francese, quindi doppiata) racchiusa nel messaggio filmato che precede il lavacro di fuoco finale.
Per finire, visto che il pasticcio era fatto, perché lasciare tutti gli appellativi – Monsieur, Madame, Mademoiselle, Fräulein, Herr Doktor – in originale, perfino nei sottotitoli?
A parte tutto ciò, anche la traduzione non brilla per esattezza, a partire dall’affermazione che «a quell’epoca le pellicole 35 mm in nitrato d’argento erano talmente infiammabili», quando non è il nitrato d’argento a essere infiammabile ma il supporto su cui era steso, cioè la celluloide, mentre altrove sentiamo dire «hanno inventato nel loro delirio figlio di puttana», «cambierebbe colore al cavallo», «c’è una parola per una stranezza del genere, ed è: sospetta», e infine il solito «mon amour» francese tradotto con «amore mio» invece che con «amore».
Una parola sui cartelli. Il film ha una scansione narrativa in capitoli, quindi i relativi cartelli sono parte integrante della narrazione e nell’originale hanno una loro grafica ben distinta. Perché non spendere due lire e declassarli al rango di sottotitoli di servizio? Tale è stata l’incomprensione che l’ultimo Capitolo, “Revenge of the Giant Face” è diventato “La vendetta della faccia gigante”, oltre che meno evocativo, decisamente bruttino.

Venendo all’interpretazione, direi che in generale non ci siamo: in un film che addirittura cambia la storia, i doppiatori si mantengono su un tono medio-qualunque, senza nessun guizzo. Sandro Acerbo ci prova ma stavolta neanche si avvicina al grande Brad Pitt e ce lo restituisce di maniera, buono, “normale”, depurato della vena di lucida follia dell’originale. Anche la De Bortoli non ha niente dell’intensità della Laurent. Shosanna è una donna complessa e con le palle: è scampata alla strage dei suoi, gestisce un cinema, sta con un negro e si sacrifica per vendicare famiglia e popolo. Adeguato e incisivo invece Stefano Benassi su Landa.
Meglio in generale i comprimari, e tra tutti Francesco Pezzulli, perfetto.
Insomma, quando un film, come questo, è indoppiabile, è inevitabile che il doppiaggio, comunque sia fatto, è fatto male e quindi la valutazione ne risente. Uno 0 va alla distribuzione che, forse freudianamente, non ha ritenuto di dover inserire una scheda sull’edizione italiana nel DVD.

Giovanni Rampazzo

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