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Scheda

Soggetto:

Catherine Johnson

Sceneggiatura:

Catherine Johnson

Regia:

Phyllida Lloyd

Prodotto da:

Judy Craymer, Gary Goetzman, Tom Hanks, Rita Wilson, BEnny Andersson e Björn Ulvaeus

Distribuito da:

UNIVERSAL

Edizione italiana:

PUMAISdue

Dialoghi italiani:

FIAMMA IZZO

Direttore del Doppiaggio:

FIAMMA IZZO

Assistente al doppiaggio:

SIMONA ROMEO

Fonico di doppiaggio:

CARLO RICOTTA

Fonico di mix:

FRANCESCO CUCINELLI

Sonorizzazione:

TECHNICOLOR SOUND SERVICES

Voci:

Meryl Streep:

ROSSELLA IZZO

Amanda Seyfried:

MYRIAM CATANIA

Julie Walters:

LORENZA BIELLA

Christine Baranski:

BARBARA CASTRACANE

Pierce Brosnan:

FRANCESCO PRANDO

Colin Firth:

ROBERTO PEDICINI

Stellan Skarsgård:

LUCA BIAGINI

Dominic Cooper:

STEFANO CRESCENTINI

Philip Michael:

SIMONE CRISARI

Ashley Lilley:

LETIZIA SCIFONI

Rachel McDowall:

VERONICA PUCCIO

Niall Buggy:

PAOLO LOMBARDI

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
4

Mamma mia!
(Mamma mia!, Usa/Gran Bretagna 2008)

Mamma Mia è un film interessante da analizzare sotto l’aspetto sia del doppiaggio che del sottotitolaggio perché è tratto da un’opera teatrale e perché è un film musicale.
È la storia di Donna, madre single e donna indipendente, e di sua figlia ventenne Sophie, prossima alle nozze. Sophie non sa chi è suo padre (e nemmeno sua madre lo sa) ma poiché il suo sogno è quello di farsi accompagnare all’altare da lui, invita al suo matrimonio tre uomini del passato della madre.
Le vicende del film sono raccontate sia attraverso i dialoghi che con le canzoni degli Abba, famoso gruppo pop svedese degli anni Settanta. C’è una stretta relazione tra i dialoghi e le canzoni, che sono assolutamente funzionali al racconto del film che con i soli dialoghi non sarebbe completo.
Ma come si doppia un film in casi come questo, in cui si hanno sia dialoghi che canzoni molto famose e cantate in tutto il mondo? Qui la scelta, abbastanza obbligata, è stata di lasciare in originale le parti cantate o quelle parti di dialogo ritenute parte delle canzoni, aggiungendo dei sottotitoli. Mi aspettavo un certo disagio nel sentire voci diverse nel parlato e nel cantato ma, con sorpresa, il cambiamento continuo delle voci non mi ha disturbata molto. Personalmente mi disturba di più la presenza dei sottotitoli, ma in questo caso erano inevitabili perché chi non conosce l’inglese deve necessariamente capire il testo delle canzoni, proprio per il loro legame con la storia.
Analizzerò qualche aspetto critico del film, sia dal punto di vista dell’adattamento, sia del sottotitolaggio, sia dell’interpretazione.
Per quanto riguarda l’adattamento, ho trovato un certo numero di scelte incoerenti, tra cui quella di lasciare deliberatamente alcune parole in inglese, anche se ne esiste una traduzione italiana di uso comune. Mi riferisco, in particolare, alla scena in cui Donna e le sue due amiche arrivate in Grecia per il matrimonio di Sophie si raccontano le ultime novità e una di loro racconta del suo terzo marito, mentre l’altra dice di essere una donna sola. Il commento di Donna «Nice example you are for Sophie you two! The serial bride and the hermit» è stato tradotto «Bell’esempio siete per Sophie voi due! Vi presento la serial moglie e l’eremita», una scelta inopportuna visto che in italiano espressioni come “assassino seriale” sono molto comuni. Allo stesso modo, la battuta «I know you’ll get rich with Sky’s website» è stata tradotta «So che diventerai ricca con il website di Sky», quando per dire la stessa cosa esiste l’italiano “sito”.
Alla scelta inopportuna si somma poi l’errore nella battuta «Sky is gonna put me on the line», tradotta «Sky mi metterà on the line». Qui il tentativo di riprodurre l’errore e l’involontario doppio senso dell’originale cade nel vuoto perché la battuta italiana risulta incomprensibile, mentre sarebbe stata più giusta e più facile una scelta come «Sky mi metterà nella rete».
Spesso ci si trova di fronte a forti riferimenti culturali che sono scontati per il pubblico della versione originale, ma che per essere compresi dagli spettatori italiani devono subire dei piccoli cambiamenti. Nel film c’è una scena in cui l’amica di Donna apprende che tutti e tre i possibili padri di Sophie sono stati invitati al matrimonio e che Donna è molto turbata dalla loro presenza e commenta «It’s very Greek». La battuta nella versione italiana diventa «È tutto molto greco». Ora, l’allusione è al fatto che sia tutto così teatrale, movimentato e a tratti esagerato, ma per un italiano tutto questo è comprensibile? Un anglofono quando una cosa è sopra le righe la definisce “greca”, un po’ come noi parliamo di “sceneggiata napoletana”, ma credo che il riferimento al “greco” sia un po’ fuori luogo per il pubblico italiano e poteva essere usato un termine più neutro come “melodrammatico”.
Una scelta di traduzione che invece condivido pienamente è quello delle promesse matrimoniali a fine film. Sam, uno degli ex di donna, le chiede di sposarlo dopo che il matrimonio della figlia Sophie è andato a monte. In inglese la risposta di lei è «I do, I do, I do, I do», e finalmente c’è un adattamento in cui i voti matrimoniali non sono espressi con il doppiaggese “lo voglio” ma, semplicemente e correttamente con “sì, sì, sì, sì”.
Un altro punto critico che si può incontrare nell’adattamento è quando le battute sono fortemente legate alle immagini. Qui ne abbiamo un esempio quando Donna e le sue amiche parlano sedute sul letto dei problemi economici di lei e Tanya le offre un prestito. Donna ha in mano un trapano che azionerà e alzerà alludendo all’organo genitale maschile.
La versione originale si evolve come segue:
Tanya: «Do you need a loan?»
Donna: «No sweet, oh God. I don’t need to be taken care of.»
Tanya: «Yeah but are you being taken care of? Are you getting any?»
Nella versione italiana:
Tanya: «Ti serve un prestito?»
Donna: «No, non mi serve l’aiuto di nessuno»
Tanya: «Si, ma c’è qualcuno che te lo dà? Ti fai qualcuno?»
Nell’inglese, «Are you getting any» allude in modo velato all’attività sessuale di Donna, mentre nella versione italiana la battuta diretta «Ti fai qualcuno?» rovina il doppio senso ed il gioco tra le immagini e le parole non dette.
Una scena in cui invece credo che la battuta e l’immagine siano in sintonia anche nella versione italiana è quando Donna, cadendo dall’alto, atterra a gambe aperte su un materasso davanti ai suoi tre ex amanti ed uno di questi le dice «You’ve always known how to make an entrance», la cui traduzione «Le entrate sono sempre state il tuo forte» è allusiva al punto giusto.
Per quanto riguarda i sottotitoli delle canzoni, sono in generale ben fatti, anche se non si è cercato di ricreare le rime, sforzo forse inutile se lo scopo è semplicemente quello di renderle intellegibili. C’è però un errore di traduzione in un sottotitolo della canzone The winner takes it all in cui Donna canta a Sam «You must know I miss you», che letteralmente significa «dovresti saperlo che mi manchi», ma nel sottotitolo è stato reso al contrario: «penso che ti manco». Dev’essere stato un errore di comprensione che però ha stravolto il senso di quello che Donna sta dicendo.
Un altro fatto che ho notato è che i sottotitoli brevi, composti anche da una parola sola, sono mantenuti sullo schermo un po’ troppo a lungo, per cercare di rispettare il ritmo della canzone, ma a mio avviso questo non serve perché la canzone si ascolta, non si legge.
Per quanto riguarda l’interpretazione, mi è piaciuto il doppiaggio di Sophie, personaggio molto dolce sia esteticamente che caratterialmente e reso abbastanza fedelmente da Myriam Catania. Per quanto riguarda una battuta famosa del film invece, recitata da Meryl Streep al matrimonio della figlia, c’è stato a mio avviso, un calo tale nel doppiaggio che si è perso il divertimento che invece nell’originale è presente. Sophie all’ultimo momento decide di non sposarsi e rivolgendosi a sua madre confessa di essere stata lei ad invitare i suoi tre ex amanti al matrimonio. Le dice che non le interessa più sapere chi è il suo vero padre e non le interessa se sua madre è stata a letto con centinaia di uomini.
Nell’originale Meryl Streep risponde che non è stata con centinaia di uomini, ponendo un accento molto forte sulla parola centinaia, a voler intendere che non se non sono stati proprio cento, novantanove forse sì. In italiano è stata smorzata l’appoggiatura, e il risultato cambia completamente il senso della battuta.

Marina Falcone

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