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Scheda

Soggetto:

Alan Ball

Sceneggiatura:

Alan Ball, Laurence Andries, Scott Buck, Rick Cleveland, Bruce Eric Kaplan, Nancy Oliver, Kate Robin

Prodotto da:

The Greenblatt, Janollari Studios, Actual Size, Inc., Hbo Original Programming

Edizione italiana:

Edit

Dialoghi italiani:

Luca Intoppa, Antonella Damigelli

Direttore del Doppiaggio:

Fabrizio Temperini

Assistente al doppiaggio:

Deborah Rocchetti

Fonico di mix:

Bruno Frabotta

Supervisione artistica:

Elena Sansonetti

Trasmesso in Italia da:

Italia 1 e Fox

Voci:

Peter Krause:

Fabrizio Temperini

Michael C. Hall:

Franco Mannella

Frances Conroy:

Renata Biserni

Lauren Ambrose:

Laura Latini

Freddy Rodriguez:

Corrado Conforti

Rachel Griffiths:

Roberta Pellini

Richard Jenkins:

Emilio Cappuccio

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
4

Six Feet Under
(Six Feet Under, Usa 2001-2005)

La serie televisiva americana Six Feet Under, che, tra alterne fortune, ha raggiunto gli schermi italiani solo in tempi relativamente recenti, tratta le vicende di una famiglia di impresari funebri, i Fisher, ed è un originale mix di commedia e dramma, sospesa in uno humour nero al quale il pubblico italiano è forse poco avvezzo. Oltre a quello della morte, altri temi trattati nella serie e per lo più estranei al panorama televisivo italiano sono l’omosessualità, l’esplicita sessualità dei personaggi, l’uso di stupefacenti e anche i poco velati riferimenti all’incesto. Date le tematiche trattate e la cronica falsa pudicizia dei palinsesti nostrani, non stupisce forse il fatto che la serie sia stata relegata sulle reti nazionali italiane ad una trasmissione in terza serata che eufemisticamente potrebbe essere definita come saltuaria.

Ciò che, invece, stupisce maggiormente sono le scelte operate in fase di adattamento del prodotto per il pubblico italiano. Se, infatti, da un punto di vista interpretativo il doppiaggio della serie non rivela grosse carenze ed è, anzi, piuttosto calzante all’originale, la trasposizione linguistica dei dialoghi dall’inglese all’italiano colpisce per una scarsa adesione ad alcune delle caratteristiche chiave della serie. Principalmente, si nota come, forse per motivi imposti dalla censura, l’uso del turpiloquio sia notevolmente ridotto nella versione italiana, così come l’impatto emotivo di alcune scene che contengono elementi di potenziale disturbo. Insieme, queste carenze contribuiscono ad uno smussamento di elementi, quali il particolare senso dell’umorismo della serie e l’irriverenza dei dialoghi e delle situazioni, che rischiano, nel migliore dei casi, di passare inosservati al pubblico italiano. Nel peggiore dei casi lo spettatore italiano assisterà ad una versione notevolmente diversa da quella disponibile agli spettatori di lingua inglese.

Per meglio illustrare tali osservazioni, verranno commentati alcuni esempi tratti dall’episodio pilota della serie (“Pilot - Fisher e Figli”, 2001), con particolare attenzione alle resa italiana degli elementi umoristici presenti nel testo audiovisivo di partenza.

Per quanto riguarda gli aspetti traduttivi, come già accennato sopra uno degli elementi più evidenti nell’adattamento italiano è l’omissione della maggior parte del turpiloquio usato dai personaggi. Questa tendenza è evidente per tutta la durata dell’episodio pilota, e, sebbene in molti casi questa scelta non abbia conseguenze dirette, in altri essa compromette la (ri)creazione di quel contrasto tra dialogo e situazione che è fonte di humour nel testo inglese di partenza. Due esempi chiariranno forse meglio questo punto. Nel primo, David Fisher presiede allo svolgimento di una veglia funebre presso l’impresa di famiglia. Come d’abitudine, il corpo della defunta giace nella bara scoperta per permettere a familiari e amici di darle l’estremo saluto. Un signore anziano, forse il marito della donna, si complimenta con David per l’ottimo lavoro svolto nel rendere così sereno il viso della defunta, solo per commentare successivamente “if there’s any justice in the universe, she’s shoveling shit in hell” (“se c’è giustizia nell’universo, starà spalando merda giù all’inferno”). Il dialogo italiano sostituisce il turpiloquio con la parola “sterco”, di impatto sicuramente inferiore.

In un'altra scena del pilota, Federico, l’imbalsamatore che collabora con i Fisher, si vanta del proprio lavoro, mostrando entusiasta ad un perplesso Nate foto di cadaveri sfigurati e le loro successive ristrutturazioni. Commentando la decisione di cremare i corpi così sapientemente ricostruiti, Federico esclama “what a fucking waste!” (“che cazzo di spreco! ”), il cui equivalente nella versione italiana, “tanto lavoro buttato al vento”, rivela una carenza oggettiva. Questa, oltre ad essere una palese mancanza dal punto di vista traduttivo, dal punto di vista della caratterizzazione dei personaggi non lascia passare l’atteggiamento a dir poco disinvolto di Federico nei confronti del suo lavoro, atteggiamento che gli procurerà in un’altra occasione i rimproveri del diligente David.

Un altro aspetto nel quale è evidente una spiccata differenza tra la versione inglese e quella doppiata in italiano è un certo smussamento dei temi forti della serie, primo fra tutti quello della morte. In particolare, l’episodio pilota contiene quattro spot pubblicitari per prodotti funerari, quali un carro funebre di lusso, un fluido per l’imbalsamazione, uno stucco riempi ferite e un dispenser di terra da utilizzare durante i funerali. Gli spot, ovviamente inventati, riassumono una caratteristica tipica della serie, che spesso strizza l’occhio alla morte con scene e dialoghi irriverenti, se non addirittura macabri. Tale atteggiamento non è sempre interamente rispecchiato nella versione italiana. Ad esempio, nello spot per “Living Splendor embalming fluid”, viene omesso il diretto riferimento al fluido per imbalsamazione, lasciando lo spettatore a chiedersi di che tipo di prodotto funerario si tratti esattamente. In un’altra scena sempre dal sottotono umoristico, nella quale Ruth esprime un commento negativo sugli omosessuali, il riferimento è completamente omesso in italiano. La scelta, in apparenza irrilevante, è in realtà significativa, se si considera che Ruth sta parlando con il figlio David, un omosessuale non dichiarato per il quale sarà particolarmente difficile venire allo scoperto proprio con la madre.

In generale, dunque, sembra plausibile affermare che le scelte traduttive operate nell’adattamento linguistico di Six Feet Under non siano all’insegna di una resa particolarmente efficace di alcune delle caratteristiche che contraddistinguono la serie in lingua originale, con particolare riferimento al mantenimento di quell’insolito equilibrio tra commedia e dramma che ha fatto la fortuna del telefilm. Tuttavia, sarebbe ingiusto non menzionare alcuni esempi nei quali l’adattamento italiano si avvicina ad una resa efficace del contenuto umoristico dell’episodio pilota. Paradossalmente, si tratta di un gioco di parole, notoriamente uno degli elementi più problematici per i traduttori. Lo slogan nell’ultimo spot che pubblicizza un dispenser di terra annuncia “Franklin Funeral Supplies: we put the fun back in funeral”, che a grandi linee significa “riportiamo il divertimento (fun) nei funerali (funeral)”. Nell’ovvia impossibilità di riproporre l’esatta paronomasia, la versione doppiata risolve con “non avrai più quella faccia da funerale”, che ha il merito, da una parte, di aver proposto un tentativo di traduzione aderente al testo di partenza e, dall’altra, di aver parzialmente mantenuto il gioco di parole nella stessa area semantica della versione inglese. Come è evidente dalla letteratura sul doppiaggio e sulla traduzione multimediale in generale, il tentativo di ricreazione di esempi di paronomasia nella lingua di arrivo non è un elemento scontato. A supporto di questa osservazione, vale la pena di evidenziare che la versione sottotitolata dell’episodio preso in considerazione, anch’essa disponibile su DVD, rinuncia completamente alla riproduzione del gioco di parole (“we put the fun back in funeral” / “per un funerale in allegria!”).

Infine, come già menzionato sopra, la parte interpretativa dell’adattamento italiano non presenta stonature di rilievo. I timbri delle voci, sia principali, sia di contorno, sembrano essere rispettati, così come i caratteri dei personaggi che ne derivano. In particolare, ben riprodotti risultano il tono talvolta lamentoso di Ruth (Renata Biserni), e le sfumature ironiche del defunto Nathaniel Fisher (Emilio Cappuccio). Unica pecca è forse un timbro un po’ troppo leggero per David, il quale ha in italiano una voce marcatamente più sottile dell’attore Michael C. Hall. Forse motivata dal tentativo di alleggerire un timbro un po’ troppo profondo per lo stereotipo di un uomo omosessuale, quest’ultima scelta non influisce comunque negativamente sulla fruibilità di un doppiaggio altrimenti ben fatto.

Chiara Bucaria

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