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Scheda

Soggetto:

Martin Stellman, Brian Ward

Sceneggiatura:

Charles Randolph, Scott Frank, Steven Zaillian

Regia:

Sydney Pollack

Prodotto da:

TIM BEVAN, KEVIN MISHER E DEBRA HAYWARD PER WORKING TITLE FILMS, MISHER FILMS, STUDIO CANAL

Distribuito da:

EAGLE PICTURES

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

FRANCESCO VAIRANO

Direttore del Doppiaggio:

FRANCESCO VAIRANO

Assistente al doppiaggio:

SABRINA LETTINI

Fonico di doppiaggio:

FABIO BENEDETTI

Fonico di mix:

DANILO MORONI

Voci:

Nicole Kidman:

CHIARA COLIZZI

Sean Penn:

MASSIMO ROSSI

Catherine Keener:

CRISTIANA LIONELLO

Jesper Christensen:

ORESTE RIZZINI

Maz Jobrani:

PASQUALE ANSELMO

Robert Clohessy:

ENRICO DI TROIA

Terry Serpico:

ROBERTO CERTOMA'

Sydney Pollack:

MICHELE GAMMINO

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
4

The Interpreter
(The Interpreter, Gran Bretagna/Usa 2005)

Silvia Broome è un’interprete dell’ONU di origine africana con un passato doloroso: dopo la morte dei genitori e della sorella in un attentato, lei e il fratello si danno alla militanza, ma Silvia, dopo aver ucciso un uomo per difendersi, abbandona la lotta armata e si dà alla dipomazia, iniziando a lavorare per l’ONU, convinta che una migliore interpretazione delle lingue possa aiutare i popoli a comprendersi meglio e raggiungere una convivenza migliore. Una sera dopo il lavoro, ritorna nella sua cabina di traduzione simultanea per recuperare degli oggetti personali e ascolta una conversazione in un raro dialetto africano in cui un uomo dice che l’esponente politico del suo paese originario verrà ucciso. Da quel momento la vita di Silvia diventa un incubo: i killer la inseguono e l’FBI sospetta di lei come reale attentatrice. Trova, però, l’aiuto dell’agente Tobin Keller.
The Interpreter è un thriller, ma la presa maggiore che ha nei confronti dello spettatore è più di livello emozionale. Silvia soffre per la morte dei genitori e della sorella e teme costantemente per la sorte del fratello che l’ha rinnegata dopo che lei ha abbandonato la lotta politica. Keller vive le pene dell’inferno dopo che la moglie, dopo averlo lasciato diverse volte, quando finalmente si era decisa a tornare da lui è morta in un incidente stradale. Dopo una reciproca diffidenza, i due trovano nell’altro il conforto necessario per proseguire le loro vite. Ottima la recitazione della Kidman e di Penn per l’introspezione di questi due personaggi.
Molto appropriata la scena che introduce la prima conferenza dell’ONU con cui si apre il film prima del prologo in Africa: una carrellata aerea di New York con il sovrapporsi di diverse lingue, il dettaglio di una bocca che poi si allarga su un primo piano. Per quanto riguarda la direzione del doppiaggio, le voci sono state distribuite molto bene, senza nessuna particolare nota di merito o di demerito. Molto bene l’aver tradotto con voce fuori campo la mail che Silvia invia dopo aver raccolto la minaccia in sala di traduzione. Però non è stato inserito un cartello per l’articolo di giornale che la donna legge più oltre. Qualche appunto in più, invece sui dialoghi: diverse volte viene usato l’appellativo “Madam” dagli agenti dell’FBI come forma di cortesia quando si rivolgono a delle donne. Il suo utilizzo è eccessivo e fuori luogo, tanto che anche Silvia chiede a Keller perché loro “cowboy” chiamano le signore “Madam” con questa eccessiva e finta cortesia. In italiano sarebbe stato meglio tradurlo con il nostro “Signora”. Tanto più che quando l’agente Woods intima ad una spogliarellista «Madam, non può toccare il Primo Ministro», è quasi ridicola. Poco oltre a Keller viene chiesto se la donna che ha sentito la conversazione segreta sia di colore o bianca. Questo lo scambio di battute «Nero o bianco?» / «Niente, grazie» / «É di colore nero o bianco?». Keller, infatti, vedendo il suo interlocutore davanti al tavolino bar ha pensato che stesse per offrirgli qualcosa da bere, invece lui gli stava chiedendo il colore della pelle di Silvia. Ma in italiano questo misunderstanding stride un po’. Innanzitutto, che cosa può essere offerto nero o bianco? Il vino? Forse. Ma per il vino è più utilizzato l’aggettivo “rosso” piuttosto che “nero”. Ma quel che non regge maggiormente è il fatto che in italiano gli aggettivi si declinano, quindi se il film non fosse stato trasposto dall’inglese, l’uomo avrebbe detto “nera o bianca”, declinandolo al femminile e quindi riferendelo direttamente a Silvia. Bisognava trovare una soluzione diversa. In seguito Keller rimprovera ad un suo collega di non aver usato il lampeggiatore per farsi strada nel traffico. “Lampeggiatore” è una traduzione corretta, ma francamente non ho mai sentito una persona parlare di lampeggiatore, ma solo di lampeggiante. Sarebbe stato meglio usare il termine più noto e comune. Pochi istanti oltre, vediamo alcuni giornalisti fare la cronaca dell’esplosione terroristica di un autobus. Uno in particolare dice «cercando affannosamente di soccorrere le vittime», ma questo sta malissimo sul labiale originale, è così distaccato che ci si chiede se non sia qualcun’altro fuori campo a parlare. Infine, Silvia legge il diario di suo fratello che riportava tutti coloro che sono morti durante le guerre, le sommosse e gli attentati terroristici in Africa. Silvia traduce “landmine” con “mine terrestri”. Di fatto la traduzione è corretta, ma prevalentemente in italiano questo tipo di bombe si chiamano “mine anti-uomo”. Per fortuna, questi errori rientrano comunque in un contesto di buon doppiaggio, che però avrebbe potuto essere migliore con alcune scelte linguistiche più azzeccate.

Alessandra Basile

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