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Scheda

Soggetto:

Woody Allen

Sceneggiatura:

Woody Allen

Regia:

Woody Allen

Prodotto da:

DREAMWORKS SKG, JACK ROLLINS & CHARLES H. JOFFE PRODUCTIONS, GRAVIER PRODUCTIONS, PERIDO PRODUCTIONS

Distribuito da:

MEDUSA

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

ELETTRA CAPORELLO

Direttore del Doppiaggio:

MAURA VESPINI

Assistente al doppiaggio:

PAOLA VERDE

Voci:

Woody Allen:

ORESTE LIONELLO

Helen Hunt:

FRANCA D'AMATO

Charlize Theron:

ILARIA STAGNI

Dan Aykroyd:

FRANCESCO PANNOFINO

Brian Markinson:

CHRISTIAN IANSANTE

Wallace Shawn:

GIORGIO LOPEZ

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
4

La maledizione dello scorpione di giada
(The Curse of the Jade Scorpion, Usa/Germania 2001)

Ne La maledizione dello scorpione di Giada, Woody Allen interpreta C.W. Briggs, un abile investigatore newyorkese che lavora per una compagnia di assicurazioni e che, insieme alla collega Betty Ann Fitzgerald (interpretata da Helen Hunt), viene ipnotizzato da un mago imbroglione che usa entrambi per furti di gioielli nelle ville più ricche della città. Briggs si ritrova a investigare sui furti che lui stesso compie sotto l’ipnosi dello Scorpione di Giada, con un inevitabile effetto comico. Il film, ambientato negli anni 40, è una commedia nella commedia, dato che con il personaggio di C.W. Briggs a modo suo Allen rende omaggio all’hard-boiled detective per eccellenza, Humprey Bogart, e alle detective stories che hanno ispirato tanto cinema americano, mettendo in scena una parodia fatta di citazioni e battute esilaranti.
Per quanto riguarda i protagonisti, la scelta dei doppiatori non poteva che ricadere su Oreste Lionello come voce ufficiale di Woody Allen e su Franca D’Amato per Helen Hunt, doppiata dalla stessa attrice in film come Il dottor T e le donne e What women want. Buona secondo me anche la scelta delle voci per gli attori non protagonisti: la voce suadente di Ilaria Stagni per Charlize Theron che interpreta la bella e spregiudicata ereditiera Laura Kensington e la voce calda scelta per David Ogden Stiers, il mago Voltan che ipnotizza Briggs e la Fitzgerald.
Se la direzione del doppiaggio ha curato molto la scelta delle voci e degli attori, che hanno saputo ricreare l’atmosfera e lo stile parodico dell’originale, lo stesso non si può dire per l’adattamento dei dialoghi, che non è stato così accurato. Lo si nota già dalla prima apparizione di Briggs/Allen che, stizzito dallo spostamento di tutta la sua documentazione dal suo ufficio all’archivio centrale, sentiamo ripetere più volte in modo concitato «Dove sono i miei files?» (per «Where are my files?»): se si voleva rovinare l’illusione dell’ambientazione anni 40 voluta dal regista per questo film, l’idea di mantenere il termine «files» nell’adattamento italiano ha avuto di certo successo. Dubito che il termine fosse già usato negli anni 40 per indicare fascicoli e/o pratiche, e tutt’ora “files” viene usato soprattutto in ambito informatico. Inoltre, è paradossale che a parlare di «files» sia proprio Briggs, investigatore all’antica contrario a ogni tipo di innovazione, che per nulla al mondo userebbe un termine simile. Ma non si tratta dell’unico caso in cui sono stati mantenuti termini inglesi: anche per «IQ» e «drink» è stato mantenuto l’originale. Numerosi i calchi: il diffusissimo doppiaggese «bere una cosa» per «take her out for a drink», «è del genere innocuo» per «he’s the harmful sort», «stai morendo per vedere la mia voglia di fragola» per «you’re dying to see my strawberry mark», «senti che ci siamo figurati» per «I’ll tell you what we figure», «fu schiantato di scoprire che la moglie lo tradiva» per «he crushed when he caught his wife cheating». Infine, un errore banale nella resa di un “false friend”: nell’ambito specifico di un’investigazione «interview» non significa «intervistare», ma «interrogare»: nell’adattamento, «I want to interview everyone that works here» è stato reso con «voglio intervistare tutti quelli che lavorano qui».
Se dal punto di vista linguistico l’adattamento dà l’idea di un lavoro un po’ frettoloso, le scelte di adattamento culturale sono secondo me molto valide. Per citarne alcune: il modo di dire anglosassone «These guys are like Fric and Frac» viene reso con «Sono come Cric e Croc», una buona scelta perché, essendo Cric e Croc il nome con cui erano conosciuti Stanlio e Ollio all’inizio della loro carriera, ben si adatta all’ambientazione anni Quaranta, così come ben si adatta al finale la citazione «Domani è un altro giorno» di Via col Vento (uscito nel 1939), che va a sostituire la citazione originale da A Christmas Carol di Dickens «God bless Tiny Tim», sicuramente meno banale, ma che probabilmente non avrebbe avuto lo stesso effetto sul pubblico italiano.
In conclusione, penso che in generale lo spirito del film sia stato rispettato: l’effetto parodico e le battute alla Woody Allen si colgono e fanno ridere (anzi, sorridere, trattandosi di Woody Allen) anche nella versione italiana. Un vero peccato per gli inadeguati anglicismi e i calchi, che “stonano” in un film che è stato definito da Peter Travers della rivista Rolling Stone «un gioiello di comicità».

Giuliana Sana

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