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Scheda

Soggetto:

Stanley Weiser

Sceneggiatura:

Stanley Weiser

Regia:

Oliver Stone

Prodotto da:

OLIVER STONE, BILL BLOCK E MORITZ BORMAN PER EMPEROR MOTION PICTURES, MILLBROOK PICTURES

Distribuito da:

DALL'ANGELO PICTURES

Edizione italiana:

AWARD NETWORK

Dialoghi italiani:

Mario Paolinelli

Direttore del Doppiaggio:

Andrea Ward

Assistente al doppiaggio:

LORENA COLIZZA

Fonico di doppiaggio:

PAOLO BATTISTI

Fonico di mix:

ROBERTO CAPPANNELLI

Sonorizzazione:

CINECITTA' STUDIOS

Voci:

Josh Brolin:

ANDREA WARD

Elizabeth Banks:

MONICA WARD

James Cromwell:

DARIO PENNE

Richard Dreyfuss:

CARLO REALI

Jeffrey Wright:

SAVERIO INDRIO

Scott Glenn:

SERGIO DI STEFANO

Toby Jones:

OLIVIERO DINELLI

Thandie Newton:

ALESSANDRA GRADO

Stacy Keach:

FRANCO ZUCCA

Ellen Burstyn:

AURORA CANCIAN

Michael Gaston:

ALESSANDRO ROSSI

Bruce McGill:

LUCIANO DE AMBROSIS

Tom Kemp:

AMBROGIO COLOMBO

Dennis Boutsikaris:

GERMANO BASILE

Paul Rae:

ROBERTO DRAGHETTI

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
0

W.
(W., Usa 2008)

Di sicuro questo W. non è il miglior film di Oliver Stone.
George W. Bush, Junior per il padre, non ne esce così male come tutti ci aspettavamo, considerato il battage pubblicitario e la mancata uscita in sala del film in italiano.
Il che, da una parte, forse è stato meglio, visto che ciò che caratterizza il doppiaggio italiano di W. è la sua totale inadeguatezza. La scelta delle voci quasi sempre non all’altezza e la mancanza assoluta di direzione sono talmente evidenti e distraggono a tal punto da una visione serena che non è facile neppure esprimere una valutazione sui dialoghi, che solo con un’attenta concentrazione posso definire corretti, seppure continuamente stravolti dalle intenzioni sbagliate della recitazione.
Le voci sono totalmente scollate dai volti, non hanno alcuna attinenza con le parole pronunciate, con le espressioni degli attori, tanto che sono stato tentato più di una volta di togliere l’audio pur di non ascoltarle.
Le intonazioni di gran parte dei doppiatori sono completamente sbagliate: Josh Brolin, il protagonista, è un bravo attore, ma non c’è un riscontro uno ai suoi cambiamenti di umore, alle diverse situazioni in cui si trova, dai discorsi in famiglia alle riunioni con i suoi fedeli alle riunioni ufficiali (quelle in cui si decide di cominciare una guerra!) al pranzo col suo vice – mangiando a bocca aperta e togliendosi il cibo dai denti – ai discorsi a braccio. In quest’ultimo caso, in particolare, ho notato una totale incapacità di mettere in evidenza gli sfondoni grammaticali e sintattici che pure il povero adattatore aveva ricreato e riproposto in italiano. Nulla che ci dia un’immagine seppur sbiadita del carattere e dei sentimenti di quest’uomo al di là del lavoro dell’attore americano. Insomma, più che un doppiaggio uno speakeraggio.
Le voci femminili, a parte la appena sufficiente Aurora Cancian nel ruolo di Barbara Bush, sono sbagliate nel principio: tutte sguaiate e sgraziate; Condoleeza Rice, già poco tratteggiata nell’originale, è resa ancor più marginale a causa della vocina da oca giuliva, che nulla ha a che vedere con il carattere di ferro che contraddistingue il personaggio reale.
Deludente Tony Blair, che sembra un giovinetto di primo pelo e non è credibile come Primo Ministro inglese.
In questo sfacelo si salvano – ma per il rotto della cuffia – Dario Penne (Bush senior) e Carlo Reali (Cheney), anche se il professionismo dell’attore non risolve la scelta sbagliata di una voce “buona” su un personaggio cattivo: troppo poco per riuscire a sollevare l’infimo livello generale.
Vista la difficoltà oggettiva del film, con il suo carattere più di cronaca che di fiction, non capisco come sia venuto in mente ad Andrea Ward, che avrebbe già avuto le sue belle difficoltà limitandosi a scegliere e dirigere gli attori, di riservarsi anche la parte del protagonista: è fin troppo evidente la mancanza di studio e di riflessione sull’originale e sull’adattamento. Per questo, il cast di doppiatori sembra più un carrozzone di dilettanti allo sbaraglio che un gruppo di professionisti attenti e capaci.
Insomma, un vero disastro.

Arturo Pennazzi

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