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Scheda

Soggetto:

Dany Boon, Alexandre Charlot, Franck Magnier

Sceneggiatura:

Dany Boon, Alexandre Charlot, Franck Magnier

Regia:

Dany Boon

Prodotto da:

PATHÉ RENN PRODUCTIONS, HIRSCH, LES PRODUCTIONS DU CHICON, TF1 FILMS PRODUCTIONS

Distribuito da:

MEDUSA

Edizione italiana:

TECHNICOLOR spa

Dialoghi italiani:

FRANCESCO VAIRANO

Direttore del Doppiaggio:

FRANCESCO VAIRANO

Assistente al doppiaggio:

SABRINA LETTINI

Fonico di doppiaggio:

ANTONELLO GIORGIUCCI

Fonico di mix:

ROBERTO MORONI

Voci:

Kad Merad:

FRANCO MANNELLA

Dany Boon:

STEFANO MASCIARELLI

Zoé Félix:

FRANCESCA FIORENTINI

Anne Marivin:

ROBERTA GASPARETTI

Philippe Duquesne:

ROBERTO STOCCHI

Guy Lecluyse:

ROBERTO DRAGHETTI

Line Renaud:

MARZIA UBALDI

Michel Galabru:

BRUNO ALESSANDRO

Stéphane Freiss:

ORESTE BALDINI

Fred Personne:

LUCIANO TURI

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4,5

Giù al nord
(Bienvenue chez les Ch'tis, Francia 2008)

Questo film, che ha portato al cinema milioni di francesi, avrà sicuramente dato molto da pensare al povero dialoghista (qui anche direttore di doppiaggio), costringendolo a non banalizzare lo ch’tis, lingua parlata nel Nord-Pas-de-Calais.
Il risultato è particolarmente accattivante. Ammetto la mia iniziale grande difficoltà nel distinguere le risate "originali" da quelle dovute al doppiaggio, ma sono ben presto giunta alla conclusione che è stato fatto un buon lavoro di adattamento.
Probabilmente il dialoghista ha riflettuto attentamente su ciò che non doveva fare, e il risultato, pur se difficilmente paragonabile a ciò che può essere l’originale, per ragioni oggettive e non per colpa del dialoghista stesso, è stato un grande divertimento. Abituati come siamo a ridere ormai solo per volgarità e doppi sensi spregevoli, qui siamo tornati piacevolmente a ridere per ameni giochini di parole semplici, che però danno bene l’idea dell’incomprensibilità di questa  lingua e, perché no, dei pregiudizi del protagonista.
La direzione del doppiaggio è stata altrettanto attenta a non estremizzare la “buffa parlata” e ha reso con delicatezza i personaggi, che alla fine del film non sembrano più così incomprensibili. All’inizio mi sembrava che per rendere l'accento fosse stato scelto un incrocio tra riminese e qualcosa di limitrofo (per conoscenze personali di autoctoni della zona, il cui modo di esprimersi si è avvicinato a quello ascoltato per pochi istanti), ma ho cambiato idea subito: si è riusciti ad ottenere un qualcosa che non è incrocio fra dialetti italiani e non ha nulla del macchiettistico che temevo.
Cito quindi doverosamente Franco Mannella, Stefano Masciarelli, Roberta Gasparetti e Marzia Ubaldi per averci offerto momenti di grande divertimento, per aver reso con grande vivacità e professionalità i caratteri dei personaggi da loro interpretati.
Un solo appunto: l’espressione “d’accordo”, che usano molto i francesi ma poco gli italiani, è stata un po’ abusata (desumo la poca abitudine degli italiani al d’accordo perché “dialoghisticamente” si sente solo ed esclusivamente in adattamenti di film francesi). Ma passi, il film era difficile.

Vittoria Alessi

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