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Scheda

Soggetto:

Joseph Kanon

Sceneggiatura:

Paul Attanasio

Regia:

Steven Soderbergh

Prodotto da:

SUNSET-GOWERS STUDIOS, WARNER BROS. PICTURES, SECTION EIGHT LTD.

Distribuito da:

WARNER BROS. ITALIA

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

MARCO METE

Direttore del Doppiaggio:

MARCO METE

Assistente al doppiaggio:

IVANA FEDELE

Fonico di doppiaggio:

GIANCARLO MATTACOLA

Fonico di mix:

ALESSANDRO CHECCACCI

Voci:

George Clooney:

FRANCESCO PANNOFINO

Cate Blanchett:

MARIT NISSEN

Tobey Maguire:

MARCO VIVIO

Leland Orser:

RICCARDO ROSSI

Tony Curran:

ANTONIO SANNA

Beau Bridges:

MICHELE GAMMINO

Jack Thompson:

RENATO MORI

Dominic Comperatore:

HELMUT PLAKOLMER

Robin Weigert:

BEATE JARZOMBSKI

Ravil Isaynov:

IVAN MELKUMJAN

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
4

Intrigo a Berlino
(The Good German, Usa 2006)

Una bella confezione che però, a sorpresa, non contiene quasi niente, questo Intrigo a Berlino. Soderbergh sembra più preoccupato a ricreare atmosfere e costruire citazioni (Casablanca finale francamente un po’ eccessiva) che a farcele vivere, e così questo noir in blanc et noir non ci prende un granché e i bravissimi Clooney e Blanchett sembrano spesso ridotti a begli oggetti vittime di un esposimetro implacabile. Insomma, Soderbergh si sarà pure divertito, noi, pur appagati sul piano estetico, un po’ meno.

Il Marco Mete direttore di doppiaggio fa buone scelte, come far doppiare i tedeschi (la Blanchett, la Weigert e Comperatore) e il russo Isaynov da attori madrelingua, risparmiandoci l’effetto sturmtruppen; buone anche le interpretazioni dei doppiatori italiani, tutti misurati e in parte. Il Marco Mete dialoghista, invece, sembra andare un po’ a naso, senza un vero progetto traduttivo. Si spiegano così una serie di stonature (brutti congiuntivi come quello dell’autista Tully in un eloquio che peraltro si sforza di sembrare basso: “vedendolo di persona non avrei detto che fosse un allocco”, o a snaturare una conversazione che vorrebbe avere un tono privato: “Quando sei tornato da Berlino non facevi altro che dire quanto scopasse bene la tua segretaria”), un errore di italiano che fa quasi tenerezza: “I russi stilleranno un rapporto di polizia”, un “contattare” inverosimile a Berlino nel ’45. Discorso a parte merita la decisione di non doppiare il discorso del presidente Truman a Postdam, incomprensibile specialmente dopo aver fatto lo sforzo di ricostruire il tono del cinegiornale, con tanto di voce, d’epoca.

Forse bisogna ragionare se sia sempre conveniente che il direttore di doppiaggio curi anche i dialoghi del film, scelta che sembra ormai prevalente nella distribuzione: con i tempi “stretti” che corrono, si rischia di sbagliare il doppio.

Valerio Moretti

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