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Scheda

Soggetto:

Stephen King

Sceneggiatura:

Scott Alexander, Matt Greenberg, Larry Karaszewski

Regia:

Mikael Håfström

Prodotto da:

DIMENSION FILMS, DI BONAVENTURA PICTURES

Distribuito da:

KEYFILMS

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

SANDRO ACERBO

Direttore del Doppiaggio:

SANDRO ACERBO

Assistente al doppiaggio:

EMILIANA LUINI

Fonico di doppiaggio:

FABIO BENEDETTI

Fonico di mix:

FABIO TOSTI

Voci:

John Cusack:

ORESTE BALDINI

Samuel L. Jackson:

ALESSANDRO ROSSI

Mary McCormack:

FRANCESCA FIORENTINI

Jasmine Jessica Anthony:

LUCREZIA MARRICCHI

Tony Shalhoub:

FRANCESCO PANNOFINO

Walter Lewis:

MIRKO MAZZANTI

Alexandra Silber:

EMANUELA DAMASIO

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
2

1408
(1408, Usa 2007)

Tratto da una novella di Stephen King, questo film diretto da Mikael Håfström ed interpretato da John Cusak è un horror claustrofobico e un po’ splatter,che presenta tutti i cliché del genere.
Da giovane promettente scrittore, Mike Enslin ora si dedica alle guide per turisti appassionati di luoghi testimoni di episodi paranormali. L’ultima opera in lavorazione è le 10 locande più paurose degli Stati Uniti. Di rientro dall’ultima visita, riceve una cartolina raffigurante un elegante hotel di New York e l’indicazione di una stanza: 1408. Pensando alla solita camera con strani rumori Mike si mette subito all’opera per prenotarvi una notte, ma si scontra con l’impossibilità di farlo. Arrivato in hotel viene accolto dal direttore, che lo conduce nel proprio ufficio e tenta in tutti i modi di dissuaderlo. Sempre più incuriosito Mike non cede alle suppliche e così per lui comincia la notte più lunga che possa immaginare. Dapprima misteriose apparizioni, strani movimenti e poi un crescendo di orrore e crudeltà lo blocca nella stanza, costringendolo a vivere o rivivere esperienze traumatiche. Il tutto in un’unica ora, che minaccia di ripetersi, fino alla sua morte o alla distruzione del male.
Nel film vengono adottati tutti i cliché del genere: profusione di sangue, apparizioni, improvvisi ribaltamenti di trama, situazioni impossibili che portano il protagonista ai limiti delle sue capacità intellettuali. Ritmo serrato e qualche trovata originale ne fanno un film discreto, ma di certo esiste di meglio all’interno della cinematografia tratta da Stephen King.
Il linguaggio è un insieme di termini dai richiami esoterici e parapsicologici, messi assieme a formare dialoghi apparentemente scientifici sui fenomeni paranormali, come la “fibrillazione telecinetica” che Cusak usa per spiegare alcuni fenomeni. In tutto il film l’unico personaggio quasi credibile è Laurence Fishbourne, nei panni di un direttore d’albergo la cui «formazione è di manager e non di un coroner», per citare direttamente dal film. Nel primo incontro con Mike afferma che «Non è poi così truculento come me l’aspettavo», purtroppo il divertente scambio di battute della scena si chiude con: «E’ una fottutissima camera del male» una caduta di stile che non si sposa assolutamente col linguaggio della scena.
Dall’entrata di Cusak nella camera 1408 fino al termine del film lo spettatore è costretto a subire terribili battute, dal linguaggio ricco e colto come «Qualche saccente ha parlato della banalità del male, se questo è vero qui siamo nel settimo girone dell’inferno» oppure «Questo è il nono livello», che forse lo spettatore italiano può vagamente ricollegare a Dante. Il film rappresenta la progressiva discesa nell’inferno dello spettatore che sempre più sconsolato si trova ad ascoltare cose come: «Sto cercando di valutare Orfeo nel circuito orfico» o peggio ancora «E’ una specie di Beowulf» – decisamente criptico per chi non conosca la mitologia nordica. All’inizio si tenta con grande difficoltà di trovare un senso negli assurdi dialoghi/monologhi poi sempre più sconsolati si lasciano le redini, sperando che la camera faccia il suo dovere al più presto. Pensando alle famose fibrillazioni fotocinetiche Cusak giunge alla felice conclusione che «O è stato il cognac o è stato il cioccolatino. Mai accettare caramelle dagli sconosciuti» ma questo ogni spettatore lo sapeva già dall’entrata in sala, per sentirlo ripetere di nuovo era sufficiente passare dalla nonna!
Se Cusak si trova in un “hotel Kafkiano”, lo spettatore si trova nel pieno del teatro dell’assurdo con vaghe tracce di Ghostbusters. A visione conclusa si spera che l’adattatore abbia eroicamente tentato di renderli più appetibili con qualche citazione, forse troppo alta.
Alla fine del film però si nota un errore: Cusak Afferma «Hai presente il Gianconiglio?», se è lo stesso di Alice il suo nome era Bianconiglio…
I doppiatori fanno sicuramente al meglio il loro lavoro, ma la pessima sceneggiatura avrebbe penalizzato chiunque. Soprattutto Oreste Baldini, che dà voce a Cusak, riesce ad essere quasi credibile anche pronunciando battute al limite dell’assurdo.

Francesca De Rosa

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