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Scheda

Soggetto:

Henri Cueco

Sceneggiatura:

Jean Becker, Jean Cosmos, Jacques Monnet

Regia:

Jean Becker

Prodotto da:

Ice3, K.J.B. Production, Studio Canal, Fr2, Rhône-Alpes Cinéma, Canal+, Ciné Cinémas, Cnc

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

Diadema Service

Dialoghi italiani:

Federica De Paolis

Direttore del Doppiaggio:

Giulio Doni

Sonorizzazione:

PCM Audio

Voci:

Jean-Pierre Darroussin:

Franco Zucca

Daniel Auteuil:

Luca Biagini

Alexia Barlier:

Barbara De Bortoli

Fanny Cottençon:

Alessandra Korompay

Hiam Abbass:

Anna Rita Pasanisi

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
1,5

Il mio amico giardiniere
(Dialogue avec mon jardinier, Francia 2007)

Daniel Auteil, pittore in crisi familiare, torna a vivere nella casa avita in campagna e là rincontra Jean-Pierre Darroussin, un vecchio compagno di scuola che assume come giardiniere. Da qui e fino al commovente e un po’ scontato epilogo, il film è un ininterrotto e verboso confronto (il "dialogue" del titolo) tra due visioni della vita e del mondo opposte: quella borghese e disincantata del cittadino e quella semplice e concreta del campagnolo. È proprio a causa della verbosità, che spazia dal luogo comune all’ovvietà, che il film non riesce a decollare, complice anche un Daniel Auteil quasi a disagio nella parte.

Per venire al doppiaggio, Luca Biagini non convince: il suo è un Daniel Auteil sempre troppo sopra le righe, quasi non fosse stato diretto (en passant, nel dialogo con la futura ex-moglie sempre fuori sinc, i due chiamano una certa Irène lui Irene e lei Iren, miracoli della colonna separata). Meglio Franco Zucca nella parte del giardiniere, cui riesce a restituire per lo meno un tono diretto e un certo candore.

I dialoghi, come da copione originale, sono scontatelli, ma Federica De Paolis è brava a costruire i diversi registri linguistici di due mondi tanto distanti. Restano insoluti due misteri, quello del doppio senso della battuta del pennello all’inizio del film, che si suppone ma non si coglie, e quello sulla plausibilità dell’uso del termine "i fratelli Rischiatutto", perché – salvo che l’italico format non avesse dilagato in Francia (ma sicuramente non con quel titolo, e comunque viene legittimo il sospetto che Michèl Bongiornò sarebbe stato respinto alla frontiera) – al confuso spettatore viene da pensare che i due abbiano passato la loro infanzia a Mondovì o magari a Cassano d’Adda.

Giovanni Rampazzo

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