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Scheda

Soggetto:

Andrew Adamson

Sceneggiatura:

Jeffrey Price, Peter S. Seaman, Jon Zack, Howard Gould

Regia:

Chris Miller, Raman Hui

Prodotto da:

Dreamworks Animation

Distribuito da:

UIP

Edizione italiana:

Dubbing Brothers International

Dialoghi italiani:

Francesco Vairano

Direttore del Doppiaggio:

Francesco Vairano

Assistente al doppiaggio:

Sabrina Lettini

Voci:

Shrek:

Renato Cecchetto

Fiona:

Selvaggia Quattrini

Ciuchino:

Nanni Baldini

Gatto con gli stivali:

Antonio Banderas

Artie:

Flavio Aquilone

Principe Azzurro:

Francesco Prando

Merlino:

Francesco Vairano

Regina Lillian:

Maria Pia Di Meo

Re Harold:

Giorgio Lopez

Lancillotto:

Andrea Mete

Biancaneve:

Barbara De Bortoli

Raperonzolo:

Giò-Giò Rapattoni

Cenerentola:

Ilaria Latini

Bella Addormentata:

Laura Latini

Pinocchio:

Corrado Conforti

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Shrek Terzo
(Shrek the Third, Usa 2007)

La saga di Shrek e Fiona continua, utilizzando nuovi spunti narrativi, nuovi personaggi e nuove tematiche. Insomma, Shrek non annoia mai.

Il regno di Molto Molto Lontano è rimasto orfano di re Harold (morto in maniera alquanto sofferta) e gli unici due eredi sono Shrek e il lontano cugino Arthur. Il grande orco verde, dopo aver già tragicamente provato la vita da re durante la malattia del suocero, si rifiuta categoricamente di svolgere il ruolo per tutta la vita, così parte con gli inseparabili Ciuchino e Gatto con gli Stivali alla ricerca di Arthur. Ma mentre è in procinto di partire, Fiona gli urla che sta per diventare padre, gettandolo nello sconforto più totale, convinto che la sua natura di orco non si confaccia con quella del classico padre.

Intanto scopriamo che Arthur (Artie, per gli amici) non è altro che un adolescente impaurito, timido e sicuramente impreparato al ruolo di re. Nel frattempo il Principe Azzurro si stanca di essere sottovalutato come attore e organizza la presa del regno di Molto Molto Lontano, aiutato dai reietti delle favole. Inizia così il viaggio di formazione di Artie: cogliendo consapevolezza di sé accetterà di buon grado e con serietà il ruolo che gli spetta, e quello di Shrek che vincerà le sue paure diventando un buon padre.

Il terzo sequel di Shrek non ha tradito le attese degli spettatori. La trama è coinvolgente e ha sviluppato nuovi nodi narrativi e tematiche, i dialoghi sono ancora vivaci, divertenti ed irriverenti e la pellicola propone spunti di riflessione. Primo fra tutti, la consapevolezza femminile di Fiona e di sua madre che incitano le altre, e più consone, eroine delle fiabe (Cenerentola, La Bella Addormentata, Biancaneve) a difendersi da sole e non ad attendere inermi che siano i rispettivi principi azzurri a salvarle. Questo monito è stato lanciato alle donne di tutto il mondo dalla stessa Cameron Diaz, doppiatrice di Fiona nella versione originale.

Infine, impossibile non citare il nuovo personaggio di Merlino che, reduce da un esaurimento nervoso, aiuta non senza intoppi Artie ed i suoi amici a far ritorno a Molto Molto Lontano.

L’edizione italiana è piuttosto buona, sia per quanto riguarda la direzione del doppiaggio, sia per la stesura dei dialoghi. Le voci sono state ben distribuite, anche per i nuovi personaggi. Buona la recitazione di Flavio Aquilone per Artie, più timido e fragile all’inizio del viaggio, più sicuro di sé quando diventa re. Fantastica, inoltre, l’interpretazione dello stesso Vairano – anche direttore del doppiaggio – nel personaggio di un Merlino sull’orlo di una crisi di nervi.

La novità di questo episodio della saga di Shrek è Gatto con gli Stivali, non più doppiato da Massimo Rossi, ma dallo stesso Antonio Banderas. La recitazione è ottima e sicuramente il suo accento spagnolo è più originale di quanto potesse essere quello di Massimo Rossi, tuttavia in sala si sente immediatamente che la voce è diversa e in genere questo genere di cambiamenti non è ben accetto. In questo caso, il pubblico si è abituato piuttosto in fretta.

I dialoghi sono stati adattati bene: mantengono sempre lo spirito originale del film, il suo ritmo e il registro lessicale.

Ottimo il risultato dell’adattamento dei dialoghi tra i ragazzi del liceo di Artie. Come i ragazzi di ogni generazione, usano espressioni particolari e neologismi, quindi sentiamo frasi come «Che schifiltà», «Sì, una cifrà». Tra l’altro, facciamo presente che il commento “schifiltà” era diretto al povero Shrek da parte di una ragazza dall’aria alquanto svogliata e supponente.

Carina anche la battuta del bullo del liceo, dopo che Shrek ha comunicato a tutti che Artie è il nuovo re di Molto Molto Lontano. Il ragazzo ride e commenta: «Artie il nuovo re? Forse sindaco di Sfigatoville!».

Molto divertente anche la traduzione di un’insegna fuori da un negozio (che è stata correttamente letta con voce fuori campo). Da “Ye old booter” è stata sostituita con “Ye old hooters”. L’adattamento è stato “Al vecchio gambale” / ”Alla vecchia sgambona”.

Alcuni pochi punti negativi nella stesura dei dialoghi: nei primi minuti vediamo Azzurro che si cimenta, con scarsi risultati, in una recita al ristorante-teatro; notando che il pubblico non apprezza, un cameriere passa tra i tavoli canticchiando «Tanti auspici a te», invece del classico «Tanti auguri a te». Se doveva essere una battuta, è poco riuscita.

Infine, pochi minuti dopo, in seguito alla fallimentare recita Azzurro si rifugia nel suo camerino e una voce fuori campo ci traduce un biglietto lasciatogli da sua madre: «Don’t stop believing». Tradotto con «Non smettere di credere». Ma così viene spontaneo chiedersi in che cosa Azzurro non dovrebbe smettere di credere. Sarebbe stato meglio «Non smettere di crederci».

Alcune imprecisioni anche nei sottotitoli. Innanzitutto durante il funerale di re Harold non è stata sottotitolata la scritta sulla bara “Ye olde Foot Locker”, parodia del negozio di scarpe “Foot Locker”. Non bisogna dimenticare, infatti, che Molto Molto Lontano è l’imitazione di Hollywood con tanto di scritta sulla collina e atelier d’alta moda.

Ugualmente non è stato sottotitolato il cartello che i ragazzi del liceo di Artie hanno attaccato sulla schiena di Ciuchino dopo averlo chiuso in un armadietto. Il cartello porta la scritta “I suck-eth”/”Faccio schifo”. Tra l’altro “suck-eth” è un’espressione particolare, tesa a sembrare elegante e colta, in modo da far capire che la persona che insulta è in più intelligente e fine della persona insultata. Tutto questo è andato perso, sia per lo spettatore medio, ma ancora di più per i bambini.

Corretta, invece, la decisione di non sottotitolare il cartello “Unhappy hour” all’entrata del bar. È un gioco di parole in lingua originale e pertanto teoricamente andrebbe tradotto, ma d’altra parte anche in Italia si parla di happy hour (non di certo di ora felice!), quindi si può presumere che la stragrande maggioranza del pubblico abbia compreso la battuta.

A parte queste piccole imperfezioni, il film è molto divertente e l’edizione italiana non ha sminuito il suo valore.

Alessandra Basile

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