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Scheda

Soggetto:

Tony Gilroy

Sceneggiatura:

Tony Gilroy

Regia:

Tony Gilroy

Prodotto da:

Section Eight Ltd., Castle Rock Entertainment, Mirage Enterprises, Samuels Media

Distribuito da:

Medusa

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

Francesco Vairano

Direttore del Doppiaggio:

Francesco Vairano

Assistente al doppiaggio:

Antonella Bartolomei

Fonico di doppiaggio:

Fabrizio Salustri

Fonico di mix:

Fabio Tosti

Voci:

George Clooney:

Francesco Pannofino

Tom Wilkinson:

Franco Zucca

Tilda Swinton:

Anna Cesareni

Sydney Pollack:

Michele Gammino

Austin Williams:

Ruggero Valli

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
4,5

Michael Clayton
(Michael Clayton, Usa 2007)

Spin doctor di un grande studio legale, Michael Clayton – vittima della famiglia e del gioco – si prende il suo riscatto svelando il complotto della multinazionale assassina che avvelena gli agricoltori. Un classico civil movie che ha la sua ricchezza in una sceneggiatura molto complessa, in una regia precisa come un orologio e nelle grandissimi interpretazioni di George Clooney, Tom Winkilson, Tilda Swinton e Sidney Pollack.

All’altezza degli interpreti, tutti i doppiatori: se George Clooney è in grado di raccontarci molto perfino nel quarto d’ora di primo piano muto sui titoli di coda, Francesco Pannofino gli restituisce perfettamente il tono dimesso di eroe disilluso; Anna Cesareni è un’ottima Tilda Swinton, avvocata quasi aliena con le ascelle sudate che prova i discorsi in sottana davanti allo specchio; Franco Zucca ricostruisce benissimo la lucida follia di Tom Wilkinson e Michele Gammino interpreta potentemente la classe di Sidney Pollack. Una menzione speciale per Ruggero Valli, giovane doppiatore di Austin Williams, che dimostra piglio e originalità.

Una direzione molto buona, quella di Vairano, che fa dimenticare anche i momenti di sinc non proprio perfetto, mentre non si può dire altrettanto della riscrittura dei dialoghi, che certo non favoriscono la comprensione di una trama ostica e ingarbugliata. La regia inappuntabile degli attori doppiatori contrasta con i momenti di superficialità dell’adattamento (alcuni francamente inspiegabili, come far definire «quello stronzo del Wall Street Journal» una voce chiaramente femminile al telefono). Non si tratta in realtà tanto di errori grossolani, quanto di un procedere generale affrettato e altalenante, che non scava nel meccanismo narrativo lasciandoci a momenti un po’ perplessi. Un esempio per tutti: il monologo di Arthur (Tom Winkinson) che apre il film e che dovrebbe farci entrare in medias res, in realtà ci dice ben poco, non solo degli eventi ma, quel che è più grave, della lucida follia del personaggio, che sembra sconnesso più che, come scopriremo, finalmente cosciente. È un peccato.

Giovanni Rampazzo

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