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Scheda

Sceneggiatura:

Leila Gerstein, John Stephens

Regia:

Roxann Dawson

Prodotto da:

Josh Schwartz per Wonderland Sound And Vision, Warner Bros. Television

Distribuito da:

Warner Bros. Television

Edizione italiana:

La Bibi.it

Dialoghi italiani:

Alessio Cigliano, Patrizio Cigliano, Sara Musacchio, Guido Micheli

Direttore del Doppiaggio:

Alessio Cigliano

Assistente al doppiaggio:

Isabella Marucci

Fonico di mix:

Riccardo Canino

Sonorizzazione:

N.C.

Trasmesso in Italia da:

Mediaset

Voci:

Peter Gallagher:

Luca Ward

Kelly Rowan:

Monica Gravina

Benjamin McKenzie:

Emiliano Coltorti

Adam Brody:

Patrizio Cigliano

Melinda Clarke:

Anna Cesareni

Willa Holland:

Letizia Scifoni

Rachel Bilson:

Paola Majano

Autumn Reeser:

Ilaria Latini

Kevin Sorbo:

Andrea Ward

Gary Grubbs:

Michele Kalamera

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
4,5

The O.C. – quarta serie
(The O.C., Usa 2006)

La modaiola serie statunitense ritorna in anteprima sulla Tv digitale di Mediaset Premium con la quarta ed ultima serie. La narrazione non ha risentito più di tanto della clamorosa uscita di scena di Marissa, uno dei personaggi principali. Al suo posto, per riformare i “Fantastici quattro” assieme a Ryan, Seth e Summer troviamo una Taylor più che mai scatenata. Reduce da un matrimonio lampo con un poeta parigino, s’innamora (quasi all’ossessione) di Ryan che, con sua stessa sorpresa, si ritrova a ricambiare il sentimento. Seth e Summer sono alla prese con la loro storia che dopo una (scongiurata) gravidanza rischia di arenarsi. Ma non è l’unica gravidanza di cui si parla: sia Kirsten che Julie rimarranno incinte, ma non sveliamo chi Julie sceglierà tra Bullit, nuovo personaggio chiassoso ma spassosissimo e prediletto da Kaitlin, e addirittura tra il padre di Ryan. Così tra terremoti (in senso sentimentale, ma anche letterale), trasferimenti e scelte di vita, un veloce excursus finale ci mostrerà le future vite dei personaggi di questo telefilm.

La sceneggiatura è brillante come quelle precedenti, le storie appassionanti e mai scontate permettono di sorvolare sul fatto che ormai, all’alba della quarta serie, le ricomposizioni sentimentali sfiorino le dinamiche tipiche delle soap-operas.

L’edizione italiana è stata curata piuttosto bene, sia per quanto riguarda la direzione del doppiaggio, quasi perfetta, sia per la stesura dei dialoghi. Partiamo dalla direzione del doppiaggio. Le voci non hanno subito bruschi cambiamenti, come a volte succede nelle serie piuttosto lunghe, e anche i nuovi personaggi come Frank Atwood e Gordon Bullit hanno delle voci che gli si adattano bene. Non manca nessun cartello, sono stati sottotitolati infatti i fascicoli con le condanne riguardo al padre di Ryan mentre Sandy li legge, e anche l’SMS che Ryan invia a Seth durante il terremoto.

Passiamo alla stesura dei dialoghi. Sicuramente non si può non riconoscere ai dialoghisti il merito di avere mantenuto lo spirito dei dialoghi originali, che sono briosi, allegri e con un linguaggio giovanile. Così sono rimasti in italiano e per fortuna la scelta di espressioni giovanili non sconfina in stereotipi ormai sorpassati come spesso si sente al cinema o in televisione, con il risultato che i personaggi invece di sembrare giovani, sembrano dei vecchi che si atteggiano a giovani. Ecco alcune soluzioni azzeccate: nella sesta puntata una scandalizzata Julie dice alla figlia Kaitlin, che accenna alla vita sessuale dei Cohen, «Ma che v’insegnano a scuola?», simpatica traduzione di «Just how old are you?»; carino anche il “Club delle pettegole scolpite”, traduzione del “Six pack pack”, il gruppo delle maligne di Orange County che ora che sono incinte fanno di tutto per tenersi in forma, fino a negare l’evidenza. Ottimo anche l’adattamento di una battuta di Kaitlin nel quattordicesimo episodio: la ragazza si lamenta della vita sentimentale della madre e dice che non vuole più vivere in una “famiglia usa e getta”, adattamento di “insta-family”.

Non mancano, tuttavia, delle note negative. Già nella prima puntata Seth e Ryan sono in una squallida camera d’albergo in Messico e quando Seth trova un ragno in bagno urla al fratello «Portami un giornale o qualcosa per ammazzarlo», ma nell’originale parla di «a paper or a chair» e sarebbe stato più divertente mantenerlo, anche perché avrebbe dimostrato nuovamente come il ragazzo sia spesso poco coraggioso, tanto da credere che per uccidere un ragno ci sia bisogno di una sedia. Nell’episodio successivo Kaitlin accusa la madre che dalla morte di Marissa la trascura e le dice «Qualcuno la vita se la vive ancora», adattamento di «You know, someone of us are still alive», con uno sgradevole slittamento di senso dal bisogno di attenzione della figlia superstite a un vago “viversi la vita” che fa pensare a feste e divertimenti. Nello stesso episodio Kirsten dice da Ryan, dopo la sua tentata vendetta contro Volchock in Messico, «It’s just been two long days, I’m glad you’re home», tradotto con «Sono in piedi da ieri e ora posso andare a dormire». Ma in inglese la donna esprime più il suo piacere perché il ragazzo sia tornato e non il suo rammarico per non essere andata a dormire.

Nella nona puntata, poi, Summer parla della loro promessa di matrimonio e dice «Let’s make it official», pessimamente tradotto con un letterale «Facciamolo ufficiale», che stride alle orecchie di un italiano, e per di più gli riporta alla memoria il celeberrimo e ammiccante “Facciamolo strano” di Verdone. Un «Rendiamolo ufficiale» sarebbe stato sicuramente meglio.

Un’altra battuta che suona un po’ strana allo spettatore italiano è il riferimento fatto da Taylor alla “Dichiarazione dei sentimenti” nella puntata successiva. La “Declaration of Sentiments”, un documento firmato nel 1848 a New York per la rivendicazione dell’uguaglianza femminile è poco conosciuta in Italia con questa traduzione, viene citata molto più spesso con il suo nome originale. Per non parlare di quanto suoni male “Il festival della sudata felpa” nella tredicesima puntata.

Prima di concludere, un commento ai sottotitoli. Per questa serie si è verificato costantemente lo stesso problema già segnalato su Asinc un anno fa. Quando i sottotitoli si sviluppano su tre righe, chiedendo quindi l’utilizzo di due sottotitoli, la seconda riga del primo non scompare quando compare la prima (e unica) del secondo, dando l’illusione allo spettatore che ce ne sia una seconda, ma non è vero e questo confonde molto la lettura. Un problema di Mediaset Premium o di Sound ‘N Vision che ha curato i sottotitoli?

Alessandra Basile

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