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Scheda

Soggetto:

Chris Kraus

Sceneggiatura:

Chris Kraus

Regia:

Chris Kraus

Prodotto da:

Kordes & Kordes Film Gmbh, Swr, Br, Arte, Journal Film Klaus Volkenborn Kg

Distribuito da:

Lady Film

Edizione italiana:

CDL

Dialoghi italiani:

Elisabetta Bucciarelli

Direttore del Doppiaggio:

Elisabetta Bucciarelli

Assistente al doppiaggio:

Gianni Simoncelli

Fonico di doppiaggio:

Simone Bertolotti

Fonico di mix:

Fausto Ancillari

Sonorizzazione:

Sound Art 23

Voci:

Monica Bleibtreu:

Graziella Polesinanti

Hannah Herzsprung:

Myriam Catania

Stefan Kurt:

Gaetano Varcasia

Richy Müller:

Vittorio Guerrieri

Sven Pippig:

Roberto Stocchi

dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
2

Quattro minuti
(Vier Minuten, Germania 2006)

Due donne spezzate dal dolore di vivere trovano un modo di sopravvivere una nell’assoluto ossequio della regola, l’altra nel suo totale rifiuto.

L’opposta attitudine verso la norma tra l’anziana Traude, ex nazista lesbica insegnante di pianoforte in un carcere femminile e la giovane omicida Jenny, stuprata dal padre e colà detenuta, sembra separare irrimediabilmente due esseri umani invece intimamente simili nell’essere soli, diversi e disadattati, asociali, non più capaci di amare e capaci di esprimersi – in modo geniale – solo attraverso il pianoforte. Non a caso le due donne convivono in un carcere e nella musica, due mondi chiusi e fondati sul ferreo rispetto della regola.

Nessuna retorica di salvezza né attraverso la rieducazione carceraria – che non esiste – né attraverso la musica: Traude sarà costretta a far evadere Jenny per permetterle di partecipare a un concorso e Jenny la ripagherà sostituendo Schumann con una furiosa esibizione di "musica negra", in un ultimo e disperato insulto al mondo che al di là di una perplessa standing ovation del pubblico, solo Traude forse è in grado di capire.

La regia è rigorosa, intensa, emotiva, tutta centrata sui particolari e sulla sensibilità dell’interpretazione, e avrebbe meritato un doppiaggio accorto.

Il doppiaggio italiano invece è senza infamia ma soprattutto senza lode. I dialoghi sono piuttosto trascurati e approssimativi. L’asciuttezza e la stringatezza dei dialoghi originali avrebbero permesso senz’altro una attenzione che è mancata, viste anche le evitabili imperfezioni come due professioniste che chiamano il solfeggio "leggere le note" o annunciare una rivolta al braccio 9 in un carcere che non ha bracci. Esemplare della superficialità della scrittura è il personaggio della psicologa, figura del grottesco teatrino del mondo normale che si confronta con la devianza, che in italiano sembra uscita da una rivista da parrucchiere.

La direzione del doppiaggio sembra non aver sollecitato altro oltre le naturali capacità degli attori. Mentre Roberto Stocchi coglie e ripropone la frustrazione della guardia Mutze, falso gigante buono, e Gaetano Varcasia rende bene il modernismo d’accatto del direttore Meyerbeer, le due protagoniste non sono adeguate: Graziella Polesinanti prova a riprodurre la recitazione compressa di Monica Bleibreu risultando però alla fine un po’ più piatta del necessario, mentre Myriam Catania sembra mancare di ogni profondità nell’affrontare il complesso personaggio di Jenny.

Giovanni Rampazzo

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