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Scheda

Soggetto:

Carlo Collodi (dal racconto omonimo)

Regia:

Ben Sharpsteen e Hamilton Luske

Prodotto da:

Walt Disney

Edizione italiana:

Fono Roma con la partecipazione della CDC

Dialoghi italiani:

Alberto Liberati e Roberto de Leonardis

Voci:

il Grillo Parlante:

Carlo Romano

la Fata Azzurra:

Lydia Simoneschi

Geppetto:

Mario Corte

Mangiafuoco:

Mario Besesti

le bambole del teatrino:

Rosetta Calavetta

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

Pinocchio
(Pinocchio, Usa 1940)

La versione di Walt Disney del famoso romanzo di Collodi, pur essendo uno dei migliori risultati raggiunti dallo studio, è sempre stata trattata con freddezza dai nostri critici e, pur ottenendo successo presso il pubblico, non ha mai soppiantato il racconto originale, come è invece successo per molti altri classici dello studio. Disney infatti si è preso molte libertà e, per poter apprezzare appieno il risultato, è necessario staccarsi dalle ambientazioni e dalle atmosfere collodiane. Il Pinocchio di Collodi è un piccolo birbante dell’età approssimativa di dieci anni, ribelle, dispettoso, collerico e ben poco simpatico. La vita misera che i personaggi di Collodi conducono e le ambientazioni tetre del libro dovettero sembrare a Disney ben poco attraenti per un disegno animato, così egli decise per una totale rilettura e riambientazione della storia, trasferita in un villaggio alpino tirolese e incentrata su quattro episodi principali: la nascita del burattino, il teatrino di Mangiafuoco (ritratto come totalmente cattivo, una vera furia umana che non esita a fare dei suoi burattini legna da ardere quando non servono più), il Paese dei Balocchi (dove la figura del Postiglione è altrettanto terrificante di quella di Mangiafuoco e la trasformazione di Lucignolo in asinello, vista attraverso le ombre sulla parete è scioccante) ed infine il ritrovamento di Geppetto nel ventre di una gigantesca balena anziché nel pescecane immaginato da Collodi, in una sequenza dal ritmo davvero incalzante. La scena in cui Geppetto, trasformato da misero falegname in un costruttore di raffinati giocattoli ed orologi a cucù, costruisce Pinocchio è veramente deliziosa, ravvivata da due deliziosi animaletti: Figaro il gattino capriccioso come un bambino e Cleo la deliziosa pesciolina dalle movenze di odalisca.

Dopo molti ripensamenti ed un primo abbozzo della figura di Pinocchio come caricatura, si optò per una versione che desse una immagine del burattino più vicina a quella di un bambino dell’età di circa sette anni, totalmente ingenuo e con un dialogo a base di “perché?”; inoltre il burattino era privo di volontà propria, come si nota nelle scene in cui il Gatto e la Volpe, una deliziosa coppia comica degna dei fratelli Marx, per fargli cambiar idea gli rigirano semplicemente il corpo nella direzione opposta. Per contrasto, il Grillo Parlante venne trasformato da noioso ammonitore ucciso a colpi di martello in un compagno di viaggio forse un po’ pedante ma simpaticissimo. Il Grillo funge da narratore a tutta la vicenda e canta anche le più belle canzoni del film: When you wish upon a star e Give a little whistle, composte da Ned Washington su musica di Leigh Harline. Molto bella anche la figura della Fata Azzurra, che mantiene la funzione di deus ex machina che aveva nel libro e, pur comparendo solo in due sequenze, è dotata di una presenza scenica formidabile e di animazioni perfette: sembra quasi di vedere una attrice a cui qualche effetto speciale ha donato l’aspetto particolare del film. Dal punto di vista tecnico il film è ancora più sbalorditivo di Biancaneve. La Multiplane Camera sfrutta la profondità di campo in modo superbo, la carrellata che parte dalla Stella dei desideri in cielo per arrivare alla bottega di Geppetto è meravigliosa. Il Technicolor rende magnificamente i colori delle scenografie dipinti ad olio. Le magnifiche musiche e canzoni completano e arricchiscono l’opera: Leigh Harline, Ned Washington e Paul Smith hanno creato una partitura che sottolinea abilmente situazioni e stati d’animo dei personaggi, riprendendo spesso i temi delle canzoni, in tutto cinque: oltre alle già citate When you wish upon a star (Una stella cade), premiata con l’Oscar e Give a little whistle (Fai una fischiatina), abbiamo Little wooden head (Burattino), cantata da Geppetto mentre fa ballare Pinocchio coi fili, Hi-Diddle-Dee-Dee cantata dalla volpe mentre conduce Pinocchio da Mangiafuoco e infine I’ve got no strings (Mai mi legherai), particolarissimo inno di Pinocchio alla libertà, cantata durante lo spettacolo dei burattini. Le canzoni sono tutte composte da Harline e Washington che scrissero anche altri motivi poi non utilizzati o utilizzati solo in forma orchestrale, come Turn on the old music box, danzato da Pinocchio e Geppetto nella bottega.

La versione italiana del film ha una storia tortuosa e affascinante. Pinocchio sarebbe dovuto uscire in Italia nel corso del 1941: esiste una corposa documentazione cartacea di quello che si annunciava come un vero e proprio avvenimento. La casa editrice Suvini-Zerboni pubblicò in quell’anno gli spartiti con le canzoni del film, con il testo italiano del paroliere Lario; nel gennaio 1941 nelle edicole fece la sua comparsa il primo numero del periodico "I grandi film (sic!) illustrati", edito a Milano nella Galleria del Corso (probabilmente l’editore erano le stesse Suvini-Zerboni) che iniziava le sue pubblicazioni proprio con Pinocchio, proponendo nelle sue 64 pagine illustrate a colori il resoconto completo della trama del film, moltissime illustrazioni ricavate dalle scene e i testi di tutte le canzoni; erano indicati anche i nomi italiani dei personaggi, tra cui spiccano “Gimmi” come nome del Grillo (in originale Jiminy) e “Mostro”, il nome della minacciosa Balena. È quindi probabile che sia stato approntato un primo doppiaggio del film e che tutto fosse pronto. Purtroppo, l’entrata in guerra degli Stati Uniti ci mette lo zampino. È impossibile proiettare qualsiasi film americano in Italia a partire da quella data e Pinocchio finisce in una sorta di limbo. Sembra però che Mussolini se lo sia fatto proiettare privatamente, insieme a Fantasia. Quando nel 1945/46 ricominciano a sbarcare sui nostri lidi i film americani, l’avventura italiana di Pinocchio è pronta a ricominciare. Walt Disney non ha perso popolarità in Italia, i suoi primi film ad arrivare da noi nel dopoguerra sono Saludos Amigos e Fantasia che necessitano entrambi di poco doppiaggio, solo una narrazione fuori campo, eseguita in lingua italiana direttamente in USA con la voce di Josè Oliveira. Viene anche rieditato dalla RKO, nel 1946 Biancaneve e i sette nani con grande successo. Ma gli italiani attendono di vedere la “loro” fiaba interpretata da Disney e la curiosità è tanta. Le pubblicazioni degli anni precedenti e lo stesso romanzo di Collodi ristampato dalla Bemporad-Marzocco con le illustrazioni Disney solleticano la fantasia. I doppiatori italiani hanno da poco fondato la CDC, negli stabilimenti come la Fono Roma il lavoro è ripreso alla grande e, divi del leggio come Cigoli, Panicali e la Simoneschi hanno appena doppiato un capolavoro delle fiabe come Il Ladro di Bagdad di Alexander Korda (1940), il più disneyano dei film non prodotti da Disney. Si passa quasi subito ad adattare Pinocchio. Il capo ufficio edizioni della RKO, distributrice del film, Alberto Liberati ricrea in italiano la bella sceneggiatura del film, cercando per quanto possibile di infondere un certo spirito collodiano ai dialoghi. Alla redazione del copione collabora Roberto de Leonardis. Ecco allora che si rinuncia a chiamare Gimmi il grillo, Jiminy Cricket in originale, e lo si chiama semplicemente Grillo Parlante; Stranamente la Fata (nel film disneyano è bionda) non viene chiamata Fata Turchina, come era previsto nel libretto del 1941 ma “Fata Azzurra” (in originale è “Blue Fairy”); Mangiafuoco, che in Disney si chiama Stromboli (nome che richiama sia la natura vulcanica del personaggio che le origini italiane) ritorna ad avere il nome datogli da Collodi – “Stromboli detto “Mangiafuoco”, precisa la Volpe leggendone il nome sul manifesto -; gli stessi Gatto e Volpe, che in originale hanno i nomi propri di Gideon e Honest John, nel copione nostrano vengono semplicemente chiamati “Il gatto e la volpe”, appunto. Scompare anche il nome “Mostro” e la Balena viene nominata in modo generico.

Per quanto riguarda l’adattamento, è stato realizzato in maniera eccellente e spesso, confrontando l’italiano con le battute originali si notano i riferimenti a Collodi. Un esempio è nella scena in cui la Fata libera Pinocchio dalla gabbia di Mangiafuoco e commenta il fatto che il naso del burattino si è allungato per le bugie. In originale spiega: «A lie keeps growing and growing until it’s as plain as the nose on your face» (alla lettera: una bugia cresce sempre più finchè diventa evidente come il tuo naso); l’adattamento italiano della battuta è fedele allo spirito dell’originale e vi inserisce un riferimento collodiano: «Vi sono due specie di bugie: alcune hanno le gambe corte, altre il naso lungo!» Magistrale poi anche la traduzione in rima delle frasi della fata come «A boy who won’t be good might just as well be made of wood» (un bimbo che non è buono potrebbe anche esser fatto di legno) che diventa «Se del perdono non sarai degno, per tutta la vita sarai di legno». C’è da dire che Pinocchio non è solo uno dei più bei film Disney dal punto di vista delle animazioni e dei personaggi, ma anche per quanto riguarda i dialoghi e le voci originali, che sono di una bellezza commovente. È difficile non emozionarsi di fronte a caratterizzazioni come quelle di Dickie Jones (Pinocchio), Evelyn Venable (la Fata), Cliff Edwards (il favoloso Grillo Parlante), Christian Rub (Geppetto) e Charles Judels (un Mangiafuoco di incredibile rabbia, il postiglione).

Replicare una tale perfezione poteva sembrare impossibile, ma in Italia si schierò il meglio del meglio del leggio: Lydia Simoneschi è una Fata Azzurra romantica, dolce, eppure con lievi accenti di severità percettibili nella caratterizzazione di un personaggio che funge anche da ammonitrice per Pinocchio; sul Grillo Parlante di Carlo Romano non si può dire altro che è una caratterizzazione perfetta: comico, intrepido, rabbioso, rassegnato, deciso: il personaggio ha tutte queste sfaccettature e Romano le coglie a meraviglia, eguagliando se non superando l’originale. Mario Corte, famosa voce di caratterista è l’ideale per il Geppetto disneyano, sognatore, tenero e romantico. Mario Besesti amplifica, per quanto è possibile, la furia del Mangiafuoco originale con accenti ed esplosioni di rabbia che spesso fanno sobbalzare sulla sedia. Una piacevole sorpresa è poi Rosetta Calavetta, che doppia le parti cantate di tutte le bambole del teatrino di Mangiafuoco, con effetti irresistibili. Una delizia per i palati più raffinati.

Veniamo ora alle curiosità e alle “notizie non confermate” della versione italiana di Pinocchio.

È stato spesso detto che la voce italiana del burattino, squillante e pedante, appartiene a Corrado Pani; del pari è stata attribuita all’attore Giulio Stival la pomposa voce della Volpe; ci sono pareri contrastanti in proposito. Qualcuno dei lettori può sciogliere definitivamente l’arcano?

Un altro piccolo mistero riguarda la famosa canzone When you wish upon a star autentico simbolo del mondo Disney e cantata, nei titoli di testa del film, dal Grillo Parlante. Mentre tutte le canzoni sono cantate dai doppiatori in prima persona, le difficoltà vocali di questo brano imposero all’epoca la scelta di una voce diversa. Così, Riccardo Billi fu scelto per far cantare in italiano il Grillo, ma solo per questo brano. L’interludio cantato dal coro fu però lasciato in lingua originale.

Quando, nel 1962, la “Carosello” inizia a pubblicare i famosi LP con la storia e le canzoni dei film Disney incisi a partire dalla colonna ottica originale del film, Pinocchio è il primo titolo ma… sorpresa! La canzone When you wish upon a star manca dal disco, se ne ascolta solo la piccola “ripresa” nel finale del film.

Nel 1963, Pinocchio viene rieditato per Natale: si decide di ridoppiare la canzone dei titoli (forse per tradurne finalmente anche la parte corale); il compito è affidato a Roberto de Leonardis che rivede leggermente il testo italiano originale, adatta la parte corale e affida il tutto al maestro Carapellucci che sceglie, come voce solista, il giovane Bruno Filippini. Ottimo lavoro, tutto ok, ma sui dischi rimane sempre il frammento della versione di Billi, mentre esce un “singolo” edito dalla Disneyland con la canzone reinterpretata da un anonimo corista che canta i versi pubblicati dalla Curci sugli spartiti editi nel 1963, versi differenti da quelli cantati nel film...

Passano parecchi anni e Pinocchio viene nuovamente rieditato nel 1977… Sorpresa! Chi si reca nei cinema scopre che tutte le copie hanno i titoli di testa tagliati e, della canzone simbolo del film si ascolta solo l’ultima parte, quella cantata dal Grillo alla sua entrata in scena. I titoli sono ridotti ai soli tre cartelli iniziali, quelli in cui si ascolta solo musica… Che è successo a When you wish upon a star? Semplice: all’epoca i pezzi di negativo con i titoli o i cartelli italiani dei film sono conservati a parte e stampati di volta in volta per essere poi giuntati a caldo all’interno delle varie singole copie. Nel 1977 qualcuno deve aver confuso le pellicole e stampato i vecchi titoli di testa e di coda con la voce di Riccardo Billi e il resto della canzone con la voce di Bruno Filippini… Come si può rimediare? Semplice! Si tagliano i titoli appena comincia a cantare Billi e così sembra che Filippini canti semplicemente una versione “corta” della canzone. La cosa è ancora più evidente nel finale, in cui prima comincia a cantare Filippini poi, improvvisamente, all’uscita del cartello italiano “Fine” la voce ritorna ad essere quella di Billi. Alla confusione si pose rimedio con la successiva riedizione del 1984: perduti completamente i titoli italiani ridoppiati, l’unica soluzione fu di stampare un negativo completamente nuovo a partire da una copia americana, lasciando i titoli in originale e utilizzando la canzone incisa da Filippini. A partire poi dal 1994, per la VHS restaurata, filologicamente, essendosi completamente restaurata la colonna italiana d’epoca si è preferito ritornare ai titoli con la voce di Riccardo Billi.

Nunziante Valoroso

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