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Scheda

Soggetto:

Michael Haneke

Sceneggiatura:

Michael Haneke

Regia:

Michael Haneke

Prodotto da:

Les Films du Losange, Wega Film, Bavaria Film, France 3, Arte, Eurimages, Cnc, Studio Canal+

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

Angriservices Edizioni

Dialoghi italiani:

Federica De Paolis

Direttore del Doppiaggio:

Rosy Rocchi

Assistente al doppiaggio:

Vittoria De Masi

Voci:

Daniel Auteuil:

Francesco Prando

Juliette Binoche:

Alessandra Korompay

Maurice Bénichou:

Ennio Coltorti

Annie Girardot:

Paola Mannoni

Denis Podalydès:

Danilo De Girolamo

Aïssa Maïga:

Laura Romano

Marie Kremer:

Chiara Gioncardi

Bernard Le Coq:

Massimo Rinaldi

Walid Afkir:

Nanni Baldini

dialoghi
italiani
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direzione
del doppiaggio
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Niente da nascondere
(Caché, Austria/Francia/Germania/Italia 2005)

Caché narra di una coppia apparentemente serena, apparentemente appagata sia professionalmente sia, sembrerebbe, nel privato dalla presenza di un figlio, Pierrot. Questo finché non comincia a ricevere videocassette che mostrano che qualcuno lai sta spiando. Georges (Daniel Auteuil), il marito, scopre che si tratta di Majid, figlio di braccianti dei suoi genitori, che lui stesso ha spinto a mandare in collegio, quando i suoi avrebbero invece voluto adottarlo. Majid si ucciderà tagliandosi la gola davanti a Georges e, naturalmente, davanti alla telecamera.

Insomma, Georges a Anne (Juliette Binoche) scopriranno che la loro serenità era solo apparenza, che Georges aveva rimosso e tenuto nascosto tanto del suo passato, che il rapporto che credevano di estrema fiducia e di “amicizia” con Pierrot non era tale, che tutte le sicurezze nelle quali avevano riposto la loro vita erano solo apparenza.

Diciamo subito che il doppiaggio di questo film non ci è piaciuto affatto.

È indubbiamente molto difficile essere all’altezza di un film così complesso, che prevede tanti livelli di linguaggio quanti sono non solo i personaggi, ma i loro atteggiamenti, che cambiano nel corso della storia, a seconda degli eventi e delle circostanze. Ma l’adattatrice evidentemente ha deciso di non tentare neanche l’impresa, affidando ai poveri doppiatori un copione che sembra tradotto con google, tanto è banale, “scollato” dalla storia, pieno di frasi fuori luogo, inverosimili in italiano, ed evidenti traduzioni letterali di forme francesi.

Innanzitutto, non c’è stata alcuna scelta sul registro dei diversi personaggi. Anne, colta redattrice di una casa editrice con le pareti di casa tappezzate di libri, in originale ha un linguaggio alto, che in italiano fa l’effetto generale di sembrare poco verosimile, artificioso, a tratti ridicolo. Così, alla fine le due sole battute in cui il registro originale è rispettato - «Potresti condividere con me le tue supposizioni»; «E questa sarebbe la tua idea di relazione matura, basata sulla fiducia reciproca?» - sembrano buttate là per caso, quasi solo a giustificare la risposta di Georges: «Dovresti sentirti parlare».

L’errore si ripete con Majid. Sappiamo che è figlio di braccianti, che è cresciuto in un orfanotrofio, che vive in una casa popolare: con tutto il rispetto, non parla proprio come un libro stampato, come invece fa in italiano.

Ecco invece qualche esempio di “fuori luogo”:

Georges ed Anne si chiedono chi possa aver fatto le riprese; Georges propone un amico del figlio, per fare uno scherzo: «Uno di quelli che si divertono a prendersi gioco dei genitori».

In famiglia, specie se si è tanto agitati, non si parla in modo così finto forbito: o lo si è o non lo si è; questa via di mezzo è poco credibile.

Così come è poco plausibile Pierrot che entra in casa e dice: «Buonasera». Pierrot è un adolescente, che sbuffa se il padre gli chiede dove ha trascorso il pomeriggio, che passerà una notte fuori casa senza avvertire i genitori; non può entrare in casa e dire «buonasera», dirà «ciao», come tutti.

Ancora: Georges e Anne camminano di fretta e si scontrano con un ragazzo; ne segue un alterco con Georges, e il ragazzo gli dice: «Avanti, seguita a urlare!».

Un giorno i due ricevono una ripresa della casa della madre di Georges. Quest’ultimo dice: «È la casa della mia infanzia». L’espressione è assai poco verosimile, fotocopiata sul francese, ma evidentemente l’adattatrice non se ne accorge, visto che ce la ripropone, questa volta detta da Anne: «Chi conosce la casa dove hai passato l’infanzia?»

Errare è umano, perseverare è diabolico.

Se a questa scarsezza generale si sommano errori di sintassi come «Secondo me la cosa migliore sia andare alla polizia», si capisce bene che il doppiaggio italiano di certo non ha valorizzato un film che (pur tanto osannato dalla critica) ci è sembrato tutt’altro che eccelso, sminuendo anche il valore di attori del calibro di Daniel Auteuil e Juliette Binoche.

Se il copione era scialbo la direzione del doppiaggo è risultata totalmente inesistente.

Gli attori, spesso e volentieri abbandonati al loro destino, non hanno fatto altro che leggere il copione, senza riflettere su quelli che potevano essere i caratteri dei personaggi, la loro età, la loro condizione sociale, le situazioni contingenti.

Il tono di voce di Anne (come d'altronde quello di Georges) è sempre quello della maestrina, sempre saccente, non è mai veramente preoccupata, irata, mesta, afflitta... è sempre e solo in posa, sembra che si parli allo specchio.

Ho detto che Majid parla come un libro stampato: non solo per quello che dice, ma anche per come lo dice; sembra che voglia dare l'impressione del "vecchio saggio", o peggio dell’uomo vissuto. Ma che c’entra? È un uomo che ha sofferto, che ha perso i genitori in giovanissima età, ma è uno che vuole in qualche modo vendicarsi di colui che gli ha impedito di consolarsi di questa perdita, che probabilmente ha cercato per tutta la vita un modo per farlo sentire in colpa: non si evince alcuna riflessione su tutto ciò.

Questo personaggio, anche se appare relativamente poco, è fondamentale per tutta la storia, è il perno intorno al quale si sviluppa la trama: insomma, deve lasciare un'impronta. Purtroppo la lascia, ma non è quella giusta.

Allora si deduce che questi doppiatori non sono stati assolutamente guidati; se hanno fatto qualcosa di accettabile, di appena sufficiente, sarà probabilmente per meriti propri. Il direttore del doppiaggio avrebbe almeno potuto raccontare loro la storia, avrebbe potuto spiegar loro chi stavano accingendosi ad interpretare.

Arturo Pennazzi

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