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Scheda

Soggetto:

Sofia Coppola

Sceneggiatura:

Sofia Coppola

Regia:

Sofia Coppola

Prodotto da:

Elemental Films, American Zoetrope, Tohokashinsha Film Company

Distribuito da:

Mikado

Edizione italiana:

CDL

Dialoghi italiani:

Elisabetta Bucciarelli

Direttore del Doppiaggio:

Elisabetta Bucciarelli

Voci:

Bill Murray:

Oreste Rizzini

Scarlett Johansson:

Perla Liberatori

Giovanni Ribisi:

Emiliano Coltorti

Anna Faris:

Emanuela D'Amico

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
3

Lost in translation - L'amore tradotto
(Lost in Translation, Usa/Giappone 2003)

Mi domando: come mai ogni tanto Bill Murray accetta di lavorare in film noiosi? Eppure in Le avventure acquatiche di Steve Zissou era eccezionale. Brutta esperienza, questo film. Cerchiamo di capire perché.

Quando ci si trova in un Paese straniero, di cui non si capisce la lingua, e ci si blocca, cioè ci si rifiuta di farsi comprendere, anche a gesti, può succedere di sentirsi profondamente soli. Allora ci si avvicina all'unica persona con la quale si riesce a comunicare, e si può instaurare anche un legame molto profondo.

Bob, un maturo attore, arriva in Giappone per girare alcuni spot pubblicitari; qui incontra una ragazza americana, Charlotte, moglie di un fotografo, che si trova lì per accompagnare il marito. Entrambi sono depressi – lo sono già all'inizio del film - e, in un mondo che entrambi sentono lontano, anche perché hanno grandi difficoltà di comunicazione, si fanno forza vicendevolmente.

Si avvicinano perché entrambi non dormono, sono annoiati dalla gente che li circonda (l'attricetta oca, i due uomini d'affari che Bob allontana più o meno elegantemente) e trovano conforto l'uno nell'altra, instaurando un rapporto di amicizia molto intenso.

I dialoghi sono necessariamente molto ridotti: i giapponesi che parlano la nostra lingua – inglese nell'originale, italiano nella versione doppiata – sono pochi, e le loro sono frasi brevi, per lo più frasi di circostanza. Quindi, per tutto l'arco del film (e forse è qui che si dimostra la bravura degli attori), dobbiamo concentrarci sulle espressioni dei due protagonisti per capire il loro stato d'animo, i loro pensieri, la loro solitudine.

Purtroppo non ho trovato alcuna frase, bella o brutta, che fosse degna di nota; i dialoghi mi sono sembrati scialbi, troppo pieni di «ok», detto sempre e comunque, come se entrambi non sapessero esprimersi neanche tra loro. Il loro imbarazzo avrebbe potuto esprimersi anche in altro modo, e anche la "freddezza" dei rapporti di Bob con la moglie.

Eppure veniamo a sapere che Charlotte è laureata in filosofia, quindi ci aspetteremmo perlomeno una capacità di elaborazione del pensiero. E lui? Non dà l'idea di essere un uomo così povero spiritualmente; forse il suo personaggio avrebbe meritato di esprimersi meglio, con più accuratezza nella scelta dei termini e delle espressioni.

Che bella sensazione quando intuiamo che Bob sta pronunciando le ultime parole prima di partire per tornare a casa, cioè comprendiamo che il film è finito! E che sorpresa sentire che al posto del solito «ok» dice «va bene»! Forse il dialoghista si è reso conto di avere un po' esagerato?

Ciò che mi ha lasciato molto perplesso è stato venire a scoprire che il dialoghista e il direttore del doppiaggio sono la stessa persona: perché i doppiatori hanno invece fatto un buon lavoro, malgrado il poco materiale scritto a loro disposizione fosse di scarsa qualità.

E allora la mia valutazione, necessariamente onesta, deve rendere giustizia a ciò che è stato fatto discretamente, e a ciò che, sempre secondo me, poteva essere fatto meglio, pur se frutto del lavoro della stessa persona.

Un'ultima domanda: perché mettere come sottotitolo L'amore tradotto? Non è la traduzione letterale, non è attinente ala storia, e, di conseguenza non ne capisco la necessità. Ma questo non credo sia da imputare al dialoghista.

Vittoria Alessi

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