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Scheda

Soggetto:

Margaret Rosenthal (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Jeannine Dominy

Regia:

Marshall Herskovitz

Prodotto da:

Bedford Falls Productions, New Regency Pictures

Distribuito da:

20th Century Fox Italia

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

Oreste Lionello

Direttore del Doppiaggio:

Oreste Lionello

Assistente al doppiaggio:

Elisabetta Liberti

Voci:

Catherine Mccormack:

Cristiana Lionello

Rufus Sewell:

Massimiliano Manfredi

Moira Kelly:

Franca D’Amato

Fred Ward:

Oreste Rizzini

Jacqueline Bisset:

Melina Martello

Peter Eyre:

Paolo Lombardi

Melina Kanakaredes:

Flaminia Fegarotti

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

Padrona del suo destino
(Dangerous Beauty, Usa 1998)

Venezia, 1583, la città più ricca e decadente in Europa… Veronica Franco, donna di grande intelligenza e stimata poetessa, all’epoca era la cortigiana più famosa di tutta la città. Questa è la sua storia e quella del grande amore che la univa a Marco Venier, nobile senatore della Serenissima Repubblica, che non poté sposarla per motivi politici ma che si rifiutò di rinunciare a lei anche quando l’invidia delle matrone veneziane la portò davanti al tribunale dell’Inquisizione.

In una Venezia visibilmente di cartapesta si muovono i protagonisti di questo film, perennemente in bilico fra il sogno e la realtà. Gli sceneggiatori americani trasformano la storia di una cortigiana una bellissima fiaba, metafora del vero amore che pur tra mille difficoltà trionfa sempre; intrecciandola con quella di una donna che decise di non arrendersi e che con la sua intelligenza riuscì a sopravvivere in un periodo, il tardo Rinascimento italiano, dove, per citare ancora il cartello iniziale del film, “Le donne erano trattate come una proprietà / alcune non sapevano neppure leggere”, e divenne il simbolo delle cortigiane per cui Venezia era famosa in tutto il mondo: belle, raffinate e soprattutto colte.

Storicamente poco accurato e semplicistico, il film è di incredibile interresse dal punto di vista linguistico. Leggendo la sceneggiatura si rilevano due particolarità: il frequente inserto di poesie recitate fuori campo e la tendenza ad usare nei momenti di maggior tensione degli accorgimenti teatrali, come le sticomitie in rima nei duelli poetici e il lungo monologo finale. Il film in inglese per dare l’idea dell’ambiente rinascimentale scava a fondo nell’immaginario poetico dell’epoca, ma purtroppo i dialoghi restano ancorati ad una lingua di uso odierno.

Nella traduzione italiana invece Oreste Lionello ha fatto alcune scelte coraggiose, forse talvolta azzardate, che però rendono molto più vera la Venezia che abbiamo di fronte. Si è scelto il “voi” nel l’intero film, anche nei momenti di intimità, per rispettarne l’uso storico e le poesie ricalcano la metrica in uso nel cinquecento. L’effetto positivo del cambiamento si nota fin dall’inizio: «Danzammo in te la nostra primavera/Venezia/Paradiso, allegra e altera/Figlie d’amore, lussuria, bellezza/Schiave d’un solo dovere, l’ebbrezza/Fluttuammo tra cielo e terra, leggere/Compiute di abbondanza e di piacere/Eterne, inebriate di splendore/Fermate in gioventù da un dio pittore…» (We danced our youth/in a dreamed-of city/Venice/Paradise proud and pretty/We lived for love and lust and Beauty/Pleasure then our only duty/Folating then ‘twixt heaven and earth/And drunk on plenty’s blessed mirth/We thought ouselvers eternal then/ Our glory sealed by God’s own pen). Non è possibile fare un vero e proprio confronto fra le due versioni, perché sebbene i significati restino invariati le forme italiane cambiano in modo radicale; mi limiterò quindi alle variazioni più brillanti.

Nella prima parte ci sono alcuni inserti in dialetto veneziano come «Vien Bea, vien» (Come on! Come on!) o «Semo a casa alfin! Oh, Bea mia surelina» (Thank you. That’s a fine welcome, little sister). nella scena del ritorno di Marco a Venezia, oppure la serenata di Marco sotto la finestra di Veronica. Il veneziano viene usato nei primi 20 minuti circa del film, poi scompare, quasi a sottolineare il passaggio all’età adulta dei personaggi. Molto belle due traduzioni in cui viene usato il dialetto per dare più colore alla scena: la prima in casa Franco, quando Serafino ruba la poesia a Veronica dove il «Give me!» della ragazza viene tradotto con uno «Sciopa!», e la seconda durante la serata in cui Veronica viene presentata alla corte del Doge dove la «performing monkey» del dialogo fra Maffio, Marco e Domenico Venier diviene una «mona ammaestrata».

In questa prima parte si nota anche l’uso di forme arcaiche come: «Serafin te l’han detto quando parti?/Di qui a otto» (Sera, do you know when you sail?/Next week) che si fondono con un linguaggio più moderno, sempre rispettoso dell’epoca in cui è ambientato il film, creando particolari effetti che attirano l’attenzione come nella scena in camera di Veronica dopo aver appreso che non potrà sposare Marco, dove la madre le fa intravedere una possibilità di risolvere il suo sogno d’amore: «Il matrimonio è come due nazioni che decidono di firmare un contratto, una di esse è Marco, l’altra non è amore. Ma hai ancora un’Ave Maria» (Marriage is a contract. To a man of Marco’s station, it has nothing to do with love. But you can still have Marco), dove l’Ave Maria dà la sensazione di un ultimo e disperato appiglio, quando poi rivela alla figlia di essere stata una cortigiana risponde al «Quando?» con «Un quando ahimé andato» (A long time ago) che racchiude un rimpianto per il suo passato ma è anche un abile trucco per far credere alla figlia che la proposta sia buona e giusta.

Sottilmente giocata sul doppio senso in italiano è la traduzione del dialogo fra Veronica e Domenico Venier nel primo invito della ragazza a Palazzo Venier a proposito del vescovo Della Torre: «…La sua collezione di dipinti è superata solo da quella di femmine. Quella è la sua ultima episcopata/Un gran numero?/ Apocalittico» (His collection of painting is surpassed only by his collection of women/So many?/ Biblical) che inserisce nella prima parte un abile gioco di parole.

Lavoro di cesellatura per rendere meno volgare il linguaggio è stato fatto nel duello di spada e poesia fra Veronica e Maffio, dove i doppi sensi inglesi sono però stati tradotti con giochi di parole italiani come «Non credevo che a mio zio andasse ancora per le altezze» (I didn’t think Uncle was still capable of getting it up, letteralmente: Non credevo che a mio zio si drizzasse ancora) e ancora meglio «Ha lavorato sodo/Oh, altrochè se ha lavorato sotto!» (She worked for it/ I’ll bet she worked for it, dove il gioco sta nel doppio senso di “work for”, “lavorare pe”r ma anche “fare un pompino”).

Infine un microerrore di traduzione: dopo aver fatto l’amore con Marco, Veronica gli comunica che quella notte non è disponibile, lui si lamenta e lei risponde «Ho altre bocche come la vostra», smentendo così i sentimenti che prova, la versione inglese è leggermente diversa (I have mouths to feed like you, letteralmente: ho delle bocche da sfamare come voi), che probabilmente fa riferimento al fatto che Veronica mantiene tutta la famiglia con il suo mestiere; ciò giustifica anche in parte la successiva offerta di Marco di provvedere al mantenimento dell’amante.

La direzione del doppiaggio è buona e la scelta delle voci ha privilegiato quelle più vicine all’originale, unica eccezione Cristiana Lionello che mette maggiore passione di Catherine McCormack. Dopo la notte con Ramberti la McCormack cambia recitazione, usando maggiormente le espressioni del viso, gli occhi e la gestualità ma spesso la voce non supporta le battute, è piatta. Nel doppiaggio italiano sono invece indimenticabili il tono scherzoso del «Il mio tempo è tutto occupato» (I’m all booked up) nei primi momenti di rifiuto a Marco ed il cinismo che intravediamo sul volto della Mc Cormack (ma non nella voce) che si esprime dalle sue labbra in quel «Il cuore sta più su» (The heart is higher up) a chiusura del dialogo con Marco dopo la battuta di caccia; ma a rapire è la bellissima recitazione del monologo finale con tanta passione da far vivere allo spettatore intense emozioni.

Francesca De Rosa

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