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Scheda

Soggetto:

Piero Tellini, Cesare Zavattini, Vittorio de Benedetti

Sceneggiatura:

Robert Mark Kamen, Mark Miller, Harvey Weitzman

Regia:

Alfonso Arau

Prodotto da:

Zucker Brothers, 20th Century Fox

Distribuito da:

20th Century Fox

Edizione italiana:

Art Collage

Dialoghi italiani:

Tonino Accolla

Direttore del Doppiaggio:

Tonino Accolla

Fonico di doppiaggio:

Franco Mirra

Fonico di mix:

Alberto Doni

Sonorizzazione:

Fonoroma

Voci:

Keanu Reeves:

Francesco Prando

Aitana Sánchez-Gijón:

Laura Boccanera

Anthony Quinn:

Vittorio Di Prima

dialoghi
italiani
3
direzione
del doppiaggio
2

Il profumo del mosto selvatico
(A Walk in the Clouds, Usa 1995)

Paul Sutton è un reduce di guerra, sposatosi frettolosamente prima di partire per il fronte. Al suo ritorno trova il rapporto con la moglie sfaldato e i progetti per il futuro cancellati. Durante un viaggio incontra Victoria, una ragazza che studia in città e che torna dalla famiglia perché incinta di un figlio illegittimo avuto da un professore che l’ha lasciata. Paul decide di aiutarla e tra i due nasce una forte attrazione, nonostante le iniziali difficoltà con la famiglia di lei. Paul, orfano, riscopre l’amore e trova una famiglia che l’accoglie e che gli fa dimenticare gli orrori della guerra.

Il film è il rimaneggiamento di un film italiano del ’42, Quattro passi tra le nuvole, titolo mantenuto nell’edizione originale. Piuttosto che doppiare il film italiano gli americani hanno deciso, come spesso accade, di rifarlo daccapo, tra l’altro con un ottimo risultato. Il cast è eccellente e non smentisce le attese che questi grandi nomi creano: Giancarlo Giannini nella parte dell’inflessibile padre di Victoria, Keanu Reeves interpreta il militare Paul Sutton e Anthony Quinn è il nonno di Victoria. Ottima la fotografia e la colonna sonora che fanno sognare lo spettatore. La pellicola è una chiara immagine dell’America post-bellica, in piena crescita economica. Ma i riflettori sono puntati in particolare sul recupero emotivo e psicologico dei reduci di guerra. Paul, infatti, ha sogni ricorrenti riguardo al suo passato di orfano, ma in particolare del fronte. Ma grazie all’amore di Victoria e della sua famiglia ritroverà la serenità e scoprirà là le sue radici.

L’edizione italiana, curata da Tonino Accolla sia i dialoghi sia per la direzione, nel complesso non è male, in particolare per quanto riguarda la scelta dei doppiatori. Le voci sono state distribuite bene, spesso sono addirittura meglio in italiano. La voce di Victoria, infatti, doppiata da Laura Boccanera, è più profonda e matura rispetto all’originale. Medesimo discorso per la voce di Paul Sutton, affidata a Francesco Prando.

Ci sono però alcune scelte di adattamento/direzione sbagliate e talune dimenticanze. Innanzitutto la famiglia Aragon non ha origini statunitensi, bensì messicane, perciò sarebbe stato opportuno farli parlare con un minimo accento spagnolo, anche se non eccessivo per non infastidire lo spettatore. Invece gli Aragon nella versione doppiata hanno una pronuncia e una dizione perfette, e ciò in inspiegabile contrasto con la stessa ammissione di Alberto Argon di parlare con un accento diverso da Paul.

C’è una scena, inoltre, in cui Paul e Pedro bevono molto insieme e, ubriachi, iniziano a cantare. Pedro insegna a Paul una canzone spagnola e mentre un gruppo musicale alle loro spalle la suona, gliela traduce in inglese. Ma la scena non è stata doppiata, e quindi si sente la voce originale di Anthony Quinn che parla inglese, mentre si dovrebbe sentire la voce di Vittorio Di Prima in italiano. Lo stesso errore si ripete non molto oltre: Paul prova a cantare in spagnolo, con scarsi risultati, e si sente di nuovo Quinn che lo rassicura in inglese «It’s all right, it’s all right». Di nuovo la scena non è stata doppiata. Errori grossolani che hanno inciso sulla valutazione. Infine è stato omesso un sottotitolo durante una delle prime scene dell’incontro tra Paul e Victoria. Paul nota che la ragazza sta leggendo e le chiede di che libro si tratta, così lei gli mostra la copertina che titola: Light and dark images of Shakespeare. Lo spettatore che non parla inglese può al massimo capire che è un libro su Shakespeare, ma se oltre a non parlare inglese legge anche un po’ lentamente, l’informazione va completamente persa.

Per il resto, i dialoghi sono stati curati piuttosto bene, a parte qualche errore di stile che non sfugge allo spettatore attento: quando Pedro definisce il finto anello di fidanzamento che Paul ha dato a Victoria “delicato”, un aggettivo poco adatto ad un gioiello, di solito viene più usato per i sapori o i colori, oppure quando Victoria dichiara a Paul che è l’uomo più onesto che abbia mai conosciuto. “Onesto” è l’adattamento di “honourable”, che vuol dire rispettabile. Sicuramente la scelta è caduta su onesto per ragioni di sincronismo labiale, però il significato non è molto aderente all’orginale.

Buona la resa della battuta di Alberto Aragon durante una furibonda lite con Paul. Alberto dice «And don’t think that just because I speak with an accent, I think with an accent». La battuta adattata è «E non pensare che solo perché sono nato qui e sono messicano io non capisca niente di voi gringo». Il sincronismo labiale è stato rispettato e anche il senso è stato mantenuto.

In definitiva l’edizione italiana, nel complesso discreta, ha però qualche lacuna che può lasciare lo spettatore perplesso a chiedersi che fine abbia fatto il doppiaggio.

Alessandra Basile

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