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Scheda

Soggetto:

Daniel Handler

Sceneggiatura:

Robert Gordon

Regia:

Brad Silberling

Prodotto da:

Laurie Macdonald, Walter F. Parkes, Jim Van Wyck

Distribuito da:

UIP

Edizione italiana:

Dubbing Brothers International Italia

Dialoghi italiani:

Francesco Vairano

Direttore del Doppiaggio:

Francesco Vairano

Assistente al doppiaggio:

Roberta Schiavon

Voci:

Jude Law:

Adriano Giannini

Jim Carrey:

Roberto Pedicini

Emily Browning:

Letizia Ciampa

Liam Aiken:

Gabriele Patriarca

Meryl Streep:

Maria Pia Di Meo

Timothy Spall:

Roberto Stocchi

Billy Connolly:

Stefano De Sando

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
3,5

Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi
(Lemony Snicket’s A series of unfortunate events, Usa 2004)

I romanzi scritti da Lemony Snicket (lo scrittore Daniel Handler) hanno riscosso ovunque successo di pubblico e di critica. Tra i bestseller americani per ragazzi, hanno insidiato la popolarità di Harry Potter, e sono famosi in tutto il mondo.

I fratelli Baudelaire rimangono orfani quando un incendio distrugge la loro casa; vengono affidati ad amici di famiglia e lontani parenti, primo fra tutti il perfido conte Olaf, improbabile attore e maestro del travestimento, che ricorre a ogni malvagità possibile per accaparrarsi l’eredità dei ragazzi. Ognuno dei tre fratelli possiede una dote particolare, che li aiuta a superare le difficoltà: la primogenita Violet è un’inventrice eccezionale; Klaus è un lettore insaziabile, che ricorda il contenuto di ogni libro letto; la piccola Sunny è un'adorabile bimbetta con la fissazione di mordere gli oggetti. Presto i ragazzi scoprono che dietro la morte dei loro genitori si nasconde un segreto, e si ritrovano coinvolti in un’interminabile avventura: devono affrontare rettili velenosi, sanguisughe, tifoni, ma soprattutto imparano che con la fantasia e l’amore si può vincere il male.

La morale è affidata a una lettera che i genitori Baudelaire scrivono ai figli poco prima di morire: "A volte il mondo può sembrare un luogo ostile e sinistro. Ma credeteci quando diciamo che ci sono più cose buone che cattive. Dovete osservare con attenzione. E quella che magari appare una serie di sfortunati eventi, può, di fatto, essere il primo passo di un viaggio".

È una storia di perseveranza, che dimostra la forza incredibile dei bambini che si affidano al loro istinto, alla loro innocenza, contro il mondo “dei grandi” che, invece, quell’innocenza ha perso per sempre.

Questo film è l’adattamento cinematografico dei primi volumi: l’atmosfera atemporale, le ambientazioni bizzarre, i personaggi stravaganti, sono tutti elementi che volutamente rimangono fedeli allo spirito del romanzo. Anche il linguaggio si adatta bene alla particolarità della storia, e mantiene continuità con le avventure scritte, sia per quanto riguarda il ruolo di narratore onnisciente di Lemony Snicket (nel film è colui che racconta, spiega, avverte), sia per quanto concerne i nomi di luoghi e personaggi: “Spiaggia Salmastra”, “Lago Lacrimoso”, la “vipera incredibilmente mortale” di zio Montgomery, sono solo alcuni dei nomi che connotano i romanzi e che ritornano nel film.

È interessante soprattutto analizzare il linguaggio del conte Olaf/Jim Carrey nei suoi vari travestimenti, in quanto ogni personaggio cui dà vita ha un suo particolare modo di parlare. Olaf è un mediocre attore pieno di velleità, che vive in una villa dal gusto vagamente gotico, circondato da un’inquietante compagnia teatrale: il suo linguaggio rispecchia questa condizione, è originale e pieno di pathos. Questo si vede già dalla prima battuta: “intrude!”, che egli esclama al signor Poe che bussa alla porta di casa. Il verbo significa “entrare senza essere invitati”, ma avrebbe potuto essere reso con un semplice “entrate!”. Invece il dialoghista ha scelto di tradurlo con: “intromettetevi!”, termine assolutamente bizzarro nel contesto in cui è inserito, ma in linea con l’eccentricità del personaggio.

Lo sentiamo poi offrire ai ragazzi un “beveraggio”, traduzione del termine di fantasia “imbibement” creato sulla scia del verbo “to imbibe” (“bere”, appunto); ed esclamare espressioni non comuni come “hairless lothario” (letteralmente “seduttore senza capelli”), reso felicemente con “glabro drudo”. Ed è quasi un intercalare il suo buffo modo di pronunciare la parola inglese “surprise”, che egli legge come è scritta.

Il personaggio di Stephano è connotato in misura minore dal linguaggio; in questo caso Carrey gioca sul camuffamento della voce, sull’uso di molte interiezioni e di un accento che rimanda all’italiano; e infatti dice di essere “an Italian man” (il nome stesso ce lo fa pensare). Il doppiaggio ci restituisce un personaggio che, non potendo forzare sull’accento italiano, ne usa uno vagamente francese, ma viene mantenuta la battuta sulla sua italianità (“sono italiano d’Italia”). Si crea così una stonatura: il personaggio dice di essere italiano e parla francese. Forse si vogliono sottolineare le pessime doti di Olaf in quanto attore, che vuole recitare la parte di un italiano senza conoscerne l’accento? Non è chiaro il motivo di questa scelta, e anche se il personaggio risulta comunque comico, si sarebbe potuto tentare un’altra strada per connotarlo.

Il capitano Sham, infine, è caratterizzato nella versione originale da piccoli errori grammaticali ed espressioni familiari come “how sorry I is”, “meself”, “ya” (you); in italiano si ricalca questo suo linguaggio non perfetto in espressioni come “perdinci!”, “mi prendi per i fondelli?”, “accidentaccio”, “figli di cerbottana!”.

Poiché l’intento di Sham è conquistarsi la fiducia di zia Josephine, la confonde con frasi sconclusionate che paiono dense di significato. Lo sentiamo dire che la grammatica (di cui zia Josephine è una strenua sostenitrice) “è la torta sotto la ciliegina, l’uovo sbattuto nello zabaione; senza una buona grammatica ci si ritrova con una mano davanti e poi casca l’asino”. Nella versione originale le frasi sono costruite probabilmente su modi di dire, e dunque il doppiaggio sceglie giustamente di non tradurre letteralmente le battute ma di giocarle su analoghe frasi fatte. L’importante è ricreare l’assurdità del personaggio interpretato da Olaf: un vecchio lupo di mare con pipa e gamba di legno, che si riempie la bocca di parole senza in realtà dire nulla.

Alcuni giochi di parole e spiegazioni etimologiche subiscono un adattamento in sede di doppiaggio.

Al momento della cena, Olaf chiede ai ragazzi: “why aren’t you children in the kitchen preparing our diner?”; gioca sulla somiglianza tra l’inglese “dinner” e il francese “dîner” e infatti, davanti all’espressione stupita di Violet, ribatte: “it’s the french word for the evening meal”. Non potendosi attuare lo stesso gioco in italiano, se ne crea uno analogo: “perché non siete in cucina a prepararci les repasso?”; e continua: “termine francese, significa pasto”. In questo caso, si crea una parola nuova (“repasso”) che però mantiene un legame col francese, dato che “pasto” a Parigi si dice “repas”.

Un altro adattamento di rilievo riguarda il termine “roast beef”; “it’s the swedish term for beef that is roasted”, spiega Olaf. In sede di doppiaggio si sarebbe potuto mantenere la traduzione letterale: “è il termine svedese per la carne che è stata arrostita”. Invece si sceglie di tradurre “roast beef” con “carne arrosto”, e la successiva battuta viene così modificata: “è un termine che deriva da suo inventore, si chiamava Ariosto”.

Alcune scelte traduttive sono a mio avviso infelici: la frase di Stephano “I’ll take a gander” è tradotta con “vado a dare una scòrsa”. Quest’ultimo termine risulta stonato rispetto al resto del dialogo, e non aggiunge comicità al personaggio.

Analogamente, la battuta di zia Josephine “I never turn on the radiator” è tradotta letteralmente con “io non accendo mai il radiatore”; il pensiero subito corre al radiatore dell’auto, e l’uso di un sinonimo come “termosifone”, “stufa”, “stufetta” sarebbe stato più incisivo.

Per ultimo, c’è da rilevare un errore di pronuncia: la battuta “watch out for those avocados: the pit could become lodged in our throats” viene erroneamente doppiata con “attenti a quegli avocado: i nocciòli potrebbero insediarsi nella gola”. È difficile che l’albero delle nocciole possa andare di traverso; più facile che ci possa andare un nòcciolo.

Sicuramente si è trattato di una semplice svista, e tutto sommato è consolante sapere che, a volte, anche i grandi sbagliano.

Bianca Rabbiosi

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