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Scheda

Soggetto:

Christopher Thompson, Danièle Thompson

Sceneggiatura:

Christopher Thompson, Danièle Thompson

Regia:

Danièle Thompson

Prodotto da:

Les Films Alain Sarde, Canal+, Pathé, Tf1 Films Productions

Distribuito da:

01 Distribution

Dialoghi italiani:

Tonino Accolla

Direttore del Doppiaggio:

Tonino Accolla

Voci:

Jean Reno:

Massimo Corvo

Juliette Binoche:

Alessandra Korompay

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
2

Jet lag
(Décalage horaire, Francia/Gb 2002)

Commedia garbata, questa di Danièle Thompson che vede impegnati i due ottimi attori francesi, la Binoche e Reno, per 100 minuti a battibeccare, ma non troppo. Un film esile, ma ben costruito e sostenuto da una sceneggiatura che sta in piedi fino alla fine sostenuta da un dialogo brillante e da personaggi che fanno simpatia sin dall’inizio.

La trama è semplice e sembra ricalcare le classiche atmosfere del vaudeville, ma nell’era dei telefonini e dei computer: lui cuoco famoso e lei estetista rifinita, in fuga per motivi diversi, si conoscono all’aeroporto di Parigi e per una serie di equivoci e contrattempi passano la notte insieme; hanno così modo di conoscersi, scontrarsi, cercare di scappare ancora, ma alla fine il destino sarà più forte di loro.

In pratica un film a due, tutto imperniato sulla recitazione, ecco quindi che nella realizzazione della colonna doppiata andava messa una particolare attenzione per la migliore salvaguardia dei suoi equilibri. Qui, invece, partono i problemi, sia dal punto di vista del dialogo, sia da quello della direzione. Infatti è come se il dialoghista non si fosse reso conto di trovarsi di fronte a un film francese, con tutte le sue specificità e i suoi riferimenti culturali, ma l’avesse trattato come una caricatura dello stesso, compiendo in parecchi punti una manipolazione traduttiva attraverso registri impropri che mette in mostra il fallimento della convenzione tra il film e lo spettatore. Ma facciamo degli esempi; a Reno viene fatto dire: “È un’americana doc.” Il termine “doc”, che sta per “denominazione di origine controllata” definisce il livello merceologico di alcuni vini italiani, non può essere usato da un francese con una francese che non è un esperta internazionale di vino, altrimenti saremmo portati a pensare che quel termine abbreviato è usato anche in francia, mentre così non è. Dello stesso tenore: “Per struccarsi le serve l’Aiax”. Anche qui: non è detto che l’Aiax, noto prodotto per le pulizie casalinghe, non sia venduto anche in Francia o altrove con lo stesso nome, ma usarlo nel doppiaggio (al di là della pubblicità involontaria – o volontaria – a un prodotto) dà allo spettatore la sensazione che il film sia stato doppiato nel supermercato sotto casa.

Ma andiamo avanti, in un film francese, in cui per convenzione il francese è l’italiano, non si può dire: “Si pronuncia alla francese”. Certo, non sono delitti di lesa maestà, ma pugnalatine che danno la misura della superficialità e della sciatteria con cui si muove da tempo buona parte del doppiaggio italiano e soprattutto chi è incaricato della responsabilità della realizzazione dei dialoghi. Ancora, e qui il peccato non è più veniale: la protagonista ha i genitori comunisti e infatti lei si chiama Rosa Luxemburg, ma nel film lei viene chiamata Rose, e la cosa diviene conflittuale – ed estremamente imbarazzante per chi ascolta - quando avviene l’abbinamento col cognome. Lui: “Però è un bel nome, Rose.” Lei: “Sta per Rose Luxemburg”.

Non mancano gli errori marchiani; a un certo punto alla Binoche viene fatto dire: “La globalizzazione non so davvero cosa fosse.” Un po’ più avanti nasce invece un grosso interrogativo su che cosa dicesse la versione originale in quanto alla frase di lei: “Tutto quello che la sera la eccita la mattina le fa schifo” Jean Reno fa una faccia come se qualcuno gli avesse comunicato che la sua mamma era stata stuprata da una squadra di calcio, riserve comprese. La perplessità poi cresce quando lui nel preparare una raffinatissima insalata chiede all’estetista: “È aceto balsamico, quello?” E lei risponde: “No, è salsa di soia.” Ti aspetteresti un “No, grazie” e invece lui prende la boccetta, peraltro lì a portata di mano, e comincia a versarne il contenuto nell’insalata come se tra i due ingredienti non vi fosse alcuna differenza.

Ma se per i dialoghi non sono rose, per la direzione non sono fiori, infatti si ha come la sensazione che la direzione fosse assente, come se gli attori fossero completamente abbandonati a loro stessi e che ogni tanto fossero addirittura su registri diversi, come se qualcosa impedisse loro di entrare perfettamente nei personaggi. È come se Massimo Corvo e Alessandra Korompay, seppur bravissimi attori, non siano stati stimolati a riprodurre la spontaneità e la freschezza necessarie a restituire al film tutta la sua allure.

Infine l’errore più odioso, soprattutto per un cuoco: menu si pronuncia tale e quale, non certo meniù.

Marnie Bannister

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