Notizie Recensioni Interviste Prima Pagina Materiali Perditempo

Recensioni Reviews

Scheda

Soggetto:

Alan Ball

Sceneggiatura:

Alan Ball

Regia:

Sam Mendes

Prodotto da:

Bruce Cohen, Dan Jinks

Distribuito da:

UIP

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

Francesco Vairano

Direttore del Doppiaggio:

Francesco Vairano

Assistente al doppiaggio:

Roberta Schiavon

Voci:

Kevin Spacey:

Roberto Pedicini

Annette Bening:

Cristiana Lionello

Thora Birch:

Alida Milana

Wes Bentley:

Alessandro Quarta

Mena Suvari:

Domitilla D’Amico

Peter Gallagher:

Massimo Wertmüller

Chris Cooper:

Vittorio di Prima

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

American beauty
(American Beauty, Usa 1999)

«...guarda da vicino», recita il sottotitolo del film.

Guarda da vicino, sgranati come nello zoom di una videocamera, i risvolti amari e inquietanti di una “normale” famiglia americana.

Guarda da vicino la storia di una vita che scorre quasi senza accorgersene, tra le incomprensioni di un matrimonio che si è ormai raffreddato e le inquietudini di una figlia che non cerca più spazi per un rapporto con i genitori.

Lester Burnham è un quarantenne qualunque, insoddisfatto nella vita e negli affetti, che si invaghisce di un'amica della figlia. È questa la molla che lo porta a mettere in discussione tutta la sua vita, dal rapporto con la moglie al proprio lavoro. In un’America ironicamente “bella”, egli capisce che “non è mai troppo tardi per tornare indietro”, e cerca di riprendere in mano la propria esistenza attraverso un percorso fatto di ribellione agli schemi precostituiti in cui si era perso. Capisce la bellezza della vita nell’istante prima di essere ucciso, ma quell’istante ha il valore di un’intera l’esistenza.

American Beauty è un film dal ritmo a tratti lento, ma tutt’altro che noioso. Ha un’andatura apparentemente lineare, ma è in realtà ricco di spunti profondi. È soprattutto un film di stile. Dalla fotografia significativa ed elegante, a una sapiente costruzione delle inquadrature, al montaggio impeccabile, ha il pregio riservato ai “grandi”: lo si può rivedere continuando a scoprirvi cose nuove.

I dialoghi originali fanno uso di un linguaggio quotidiano, con espressioni tipiche del parlato comune come “chick” (bambina), “freak” (persona bizzarra), “high” (drogato), “phoney” (fasulla), “pot” e “joint” (spinello), “uptight” (formalista), i verbi “to screw up” (incasinare), “to level with” (dire la verità), e tutte le espressioni che hanno attinenza con la sfera sessuale. Sono soprattutto i giovani a fare uso di questo tipo di linguaggio, a usare espressioni tipo “yo” (ciao), “whoa!” (reso in italiano con “cavolo!”) e ASAP, abbreviazione di “as soon as possible”.

Il doppiaggio mantiene questo tipo di linguaggio; sono privilegiate parole di uso comune come “schiappa”, “che schifo”, “sgarrare”, “bella mossa”, “frocio”, “budella”, “bamboccetta”, “rompipalle”; verbi come “slinguazzare”, “sparacchiare”; frasi come “sono sputata per fare la modella”, “sta pensando di farsi la macchina anche lei”, “fai un tiro (di sigaretta)?”, “sei strafregata”.

Prendiamo come esempio il dialogo tra Lester e sua figlia durante la cena: l’uomo sta raccontando la sua giornata al lavoro, e vedendo l’espressione annoiata della figlia esclama «Non te ne può fregare di meno, vero?» (you couldn’t possibly care less, could you?); la risposta è secca: «Scusa, che ti aspetti? Non puoi a un tratto essere il mio migliore amico solo perché hai avuto una giornataccia» (What do you expect? You can’t all of a sudden be my best friend just because you had a bad day). Ancora, in un dialogo tra marito e moglie lei lo apostrofa con: «Cosa diavolo credi di fare?» (What the hell do you think you’re doing?), e poco oltre: «Lester, ti avverto che non la farai franca, puoi starne più che certo!» (You will not get away with this, you can be sure of that!).

Nella versione originale, i personaggi non fanno uso di un linguaggio volgare: le parolacce sono pochissime, pronunciate in momenti di rabbia; tutt’al più è presente qualche imprecazione che anche noi usiamo. La versione italiana si mantiene su questa linea e anzi, può leggermente modificare alcune battute per eliminare le volgarità; ad esempio, nella scena in cui Ricky mostra a Jane un piatto appartenuto a Hitler, il ragazzo le dice: «There’s a whole subculture of people who collect this Nazi shit», ovvero: «c’è tutta una sottocultura di gente che colleziona questa merda nazista». Il doppiaggio elimina la parolaccia e preferisce l’espressione “cose naziste”.

Ancora, esclamazioni originali come “Jesus!”, “Christ!” vengono doppiate con termini meno forti come “per la miseria!”, “accidenti!”.

In alcune scene di grande impatto ci si aspetterebbe una parola fuori posto, un’imprecazione. E allora fa sorridere sentire Lester, al culmine dell’ennesima litigata con la moglie, apostrofarla acidamente e chiamarla «pesce lesso arraffasoldi e sbarellata» (nella versione originale le dice «you bloodless, money-grubbing freak», praticamente le dà della pazza, avida e senza cuore); o il padre di Ricky, nel momento in cui lo sbatte fuori di casa perché lo crede omosessuale, esclamare al colmo della rabbia «puoi metterci la mano sul fuoco!», a fronte del ben più forte «you’re damn straight I do!» della versione originale.

Le uniche battute che mantengono l’originale “sgradevolezza” sono quelle pronunciate da Ricky al padre, un colonnello dei marines in pensione. L’uomo nasconde con vergogna la sua omosessualità dietro la figura forte del soldato americano, vero uomo tutto d’un pezzo, intransigente e razzista; l’unico modo che Ricky ha per comunicare col padre è uniformarsi a questo modello per compiacerlo, perché è l’unico che il padre riesca a capire.

In un dialogo tra i due riguardo ai vicini di casa omosessuali (che il padre critica ferocemente), dapprima Ricky tenta di proporre la sua visione della cosa; ma quando capisce che non c’è spazio per discutere, si rassegna a giocare la parte del soldato: «forgive me sir for speaking so bluntly, but those fags make me want to puke my fucking guts out», tradotto con «perdoni signore le mie parole perentorie; quei froci mi fanno vomitare le budella dalla nausea, cazzo». E il padre lo guarda compiaciuto.

Malgrado le censure, l’efficacia del doppiaggio di questo film risiede proprio nella sua “fedeltà” all’originale, non solo dal punto di vista linguistico, ma soprattutto per quel che riguarda “l’atmosfera” della storia: dove ci sono incomprensioni tra marito e moglie, dove manca il dialogo tra genitori e figli, il linguaggio non può che essere “piatto”. E questo non perché i personaggi manchino di intelligenza, anzi; ma è venuta loro meno la capacità di “usare” il linguaggio perché non sanno più comunicare. E infatti l’adattamento riesce a ricreare l’universo linguistico originale, restituendoci un film che non eccede mai; il linguaggio viaggia sui binari del quotidiano senza finire nella facile trappola della volgarità, dove troppo spesso invece si cade quando si rappresenta una società in crisi. Ma non si deve pensare che il linguaggio usato sia “povero”: e infatti improvvisamente, nel monologo di Ricky davanti alle immagini della “danza” di un sacchetto di plastica mosso dal vento, ci si accorge che il film è capace di regalare momenti di assoluta poesia: «Era una di quelle giornate in cui fra un minuto nevica, e c’è elettricità nell’aria. Puoi quasi sentirla. E questa busta era lì, danzava con me; come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita dietro ogni cosa; e una incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai».

Sapiente la scelta delle voci italiane, capaci di rendere i sentimenti contrastanti dei personaggi, la dolcezza, la nostalgia. Alla bella voce del protagonista, voce fuori campo in molti momenti della storia, è affidata la lunga, intensa battuta finale, un affettuoso commiato dalla vita e dalla sua meraviglia:

«È difficile restare arrabbiati quando c’è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppa: il cuore mi si riempie come un palloncino che sta per scoppiare. E poi mi ricordo di rilassarmi, e smetto di cercare di tenermela stretta. E dopo scorre attraverso me come pioggia, e io non posso provare altro che gratitudine, per ogni singolo momento della mia stupida, piccola vita».

Bianca Rabbiosi

aggiungi il tuo punto di vista

La redazione si riserva la facoltà di pubblicare i contributi inviati, fatto salvo ovviamente ogni diritto di replica.

 

 

 

Avvertenze legali ~·~ © 2005~2013 aSinc.it ~·~ Tutti i diritti riservati.