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Scheda

Soggetto:

Wes Anderson, Owen Wilson

Sceneggiatura:

Wes Anderson, Owen Wilson

Regia:

Wes Anderson

Prodotto da:

Wes Anderson, Barry Mendel e Scott Rudin per Touchstone Pictures

Distribuito da:

Buena Vista International Italia

Edizione italiana:

Cast Doppiaggio

Dialoghi italiani:

Carlo Valli

Direttore del Doppiaggio:

Carlo Valli

Assistente al doppiaggio:

Paola Montagnoli

Sonorizzazione:

Sefit-CDC

Voci:

Gene Hackman:

Sergio Fiorentini

Anjelica Huston:

Ludovica Modugno

Ben Stiller:

Vittorio Guerrieri

Gwyneth Paltrow:

Claudia Catani

Danny Glover:

Ugo Maria Morosi

Luke Wilson:

Massimo De Ambrosis

Owen Wilson:

Francesco Bulckaen

Bill Murray:

Emilio Cappuccio

Alec Baldwin (voce narrante):

Sergio Di Stefano

dialoghi
italiani
5
direzione
del doppiaggio
5

I Tenenbaum
(The Royal Tenenbaums, Usa 2001)

La narrazione di questa surreale e geniale storia di famiglia è divisa in capitoli. Una voce fuori campo, che ci accompagna per tutta la durata del film, illustra gli eventi, i personaggi, introduce ogni capitolo, fungendo da filo conduttore. Alcune scene, all'inizio, sono puramente descrittive, commentate dalla voce fuori campo e da alcune didascalie tradotte.

La voce non appartiene ad alcuno dei protagonisti, è neutra, mentre i personaggi, essendo fra loro molto diversi, e qualcuno diverso anche da se stesso nei vari momenti della sua vita, adottano linguaggi diversi anche a seconda della situazione e del momento in cui si trovano.

L’adattamento e un cast eccellente di doppiatori, le cui voci si attagliano perfettamente ai personaggi che interpretano, hanno il merito di restituire alla perfezione questa varietà e di rendere il film godibilissimo anche nella sua versione italiana.

Ma andiamo per ordine: i tre bambini, Chas, Margot e Richie, ci vengono presentati, oltre che dalle didascalie di cui sopra, nell'atto di chiedere spiegazioni al padre, Royal, sulle cause della separazione dei genitori.

Chas, vestito da adulto, ha un modo di parlare estremamente forbito, che in un bambino ha del ridicolo, ed è in perfetto accordo con l'idea che ci dà la sua immagine (basti notare, nelle scene successive, che porta la cravatta mentre solleva i pesi e ha un atteggiamento da giovane in carriera fin da quando, anagraficamente, ancora non ha raggiunto l'adolescenza).

Lo ritroviamo adulto, ma, complice il recente lutto non ancora elaborato, ora dà sfogo a tutte le sue fobie e frustrazioni, vive nell'ansia di morire, indossa sempre e solo una tuta (uguale a quella dei figli Ari e Uzi) e il suo linguaggio non è più forbito, tutt'altro; questo coincide anche con un cambiamento radicale del suo atteggiamento nei confronti del padre, verso il quale diventa estremamente scortese e insofferente.

Margot parla poco, si esprime con frasi concise, e, per contrasto, scrive così tanto da essere considerata drammaturga già in tenera età. Depressoide da sempre (a causa anche del continuo farle notare, da parte di Royal, che è stata adottata) tremendamente riservata, molto attaccata alle sue abitudini, la vediamo con lo stesso fermaglio, la stessa pelliccia, le stesse scarpe e i vestitini a righe per tutto l'arco della vita descritta nel film, e immaginiamo che non cambierà mai, così come non cambia il suo modo di esprimersi: poche frasi, ma d'effetto.

Richie, stella del tennis, non abbandonerà mai la maglietta sportiva, e toglierà la fascia intorno alla testa solo una volta che avrà deciso di cambiare la sua vita, manifestando il suo amore per Margot, decisione che si renderà evidente con il taglio di barba e capelli e con il tentato suicidio.

Malgrado le sue stranezze, che sono la norma nel film, sembra l'unico in grado di avere un rapporto con il padre, con il quale lo troviamo a colloquio per ben due volte, colloqui nei quali entrambi si confidano mettendo a nudo i propri sentimenti.

Etheline, madre dei ragazzi, è sempre sobria ed elegante, ha un linguaggio "alto", un tono di voce mai eccessivo, garbato anche quando esprime le emozioni più forti (per esempio, nel dialogo con Royal "sto morendo - non sto morendo", o nella scena in cui Henry le chiede di sposarlo). Riesce ad essere una signora anche nel cacciare di casa Royal dopo aver scoperto che aveva inventato la storia della malattia perché è al verde - ma questo sarà solo il motivo contingente, perché la voce fuori campo ci informerà che Royal forse avrebbe veramente avuto desiderio di rientrare nella sua famiglia.

Royal, un fantastico Gene Hackman, e un altrettanto fantastico Sergio Fiorentini, riesce a rendersi sgradevole da subito nei confronti di Margot, ma è l'unico che non ha uno stereotipo cui si possa fare riferimento; vive, o almeno ci prova, affrontando via via le difficoltà che gli presentano, ed è forse l'unico ad affrontarle con una certa ironia (vedi l'epitaffio che ci fa sorridere anche al suo funerale, oltre alla tuta, questa volta nera, di Chas).

E' anche l'unico a usare il turpiloquio, sempre però in modo simpatico perché lo troviamo all'interno di dialoghi confidenziali (rimproverando Chas e, riferito a se stesso, parlando con Margot e con Ari e Uzi), ma non è mai volgare, ci rende soltanto il personaggio più vicino a quello che ormai è il parlare quotidiano.

Fra gli altri personaggi, dei quali vanno lodati sia gli interpreti che "vediamo" sia quelli che "ascoltiamo", spicca Eli, amico d'infanzia dei Tenenbaum, della cui famiglia avrebbe desiderato tanto far parte, e scrittore di libri sugli indiani. Alcune trovate geniali originali - l'inviare a Etheline i voti del college e la sua rassegna stampa, i quadri nella sua casa, l'inseparabile cappello da cow boy, sono rese ai massimi livelli dal linguaggio con cui si esprime.

E' frustrato per non essere apprezzato dalla critica, anche se il pubblico è di diversa opinione, e Valli ce ne dà un'ottima motivazione nella traduzione di alcune frasi del suo libro; per esempio, "il frusticolo di cuoio rotto sulla trama del sellacchio". Concludendo, una traduzione eccellente e una direzione del doppiaggio esemplare.

Arturo Pennazzi

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