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Scheda

Soggetto:

Wil Haygood

Sceneggiatura:

Danny Strong

Regia:

Lee Daniels

Prodotto da:

Follow Through Productions, Salamander Pictures, Laura Ziskin Productions, Lee Daniels Entertainment

Distribuito da:

Videa-Cde

Edizione italiana:

STUDIO EMME

Dialoghi italiani:

VALERIO PICCOLO

Direttore del Doppiaggio:

RODOLFO BIANCHI

Assistente al doppiaggio:

FRANCESCA RIZZITIELLO

Fonico di doppiaggio:

EDOARDO LUINI

Fonico di mix:

FABIO CUTURI

Supervisione artistica:

FEDERICA FUNARO

Voci:

Forest Whitaker:

PAOLO MARCHESE

Oprah Winfrey:

LAURA ROMANO

David Oyelowo:

SIMONE CRISARI

Terrence Howard:

ANDREA LAVAGNINO

Cuba Gooding Jr.:

FABIO BOCCANERA

Robin Williams:

CARLO VALLI

James Marsden:

FRANCESCO PRANDO

Liev Schreiber:

pino INSEGNO

John Cusack:

MASSIMO ROSSI

Alan Rickman:

DARIO PENNE

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
3

The Butler - Un maggiordomo alla Casa Bianca
(The Butler, Usa 2013)

Il rapporto tra storia dei popoli e storia degli individui è la chiave scelta da Lee Daniels per raccontare quasi cento anni di storia americana. L’affrancamento degli african-americani dalla schiavitù, il cambiamento della società, il mutamento della mentalità dei singoli (presidenti o camerieri che siano) sono raccontati montando pubblico e privato in alternanza narrativa e dialettica, costruendo così un’opera monumentale, molto classica ma comunque di tutto rispetto, a prescindere dai gusti, grazie anche allo sfarzoso cast e a Forest Whitaker, la cui interpretazione è come sempre di rara sensibilità.
Il doppiaggio, al contrario, non mi ha convinto del tutto. Il protagonista narratore, il maggiordomo Cecil, viene reintepretato da Paolo Marchese in modo a mio parere monocorde, francamente un po’ troppo sfiatante anche a voler tener conto dell’età. Diciamo che il peccato è veniale, ma contribuisce a dare alla narrazione un tono prevedibilmente melodrammatico, che le fa perdere, nella versione italiana, la sfida a mantenersi in equilibrio sul filo del retorico.
Meglio gli altri, tutti molto convincenti; su tutti segnalo Laura Romano, matura su una ottima Oprah Winfrey.
Per quanto riguarda i dialoghi, non se la prenda l’ottimo Valerio Piccolo, ma due sbavature –  una piccola, una meno – mi inducono a un giudizio negativo sul lavoro complessivo, che aveva tutti i presupposti per essere buono. Parto da quella piccola: Piccolo traduce “house negro” con “negro di casa”. Traduzione corretta, ci mancherebbe (house vuol dire proprio casa); il problema è che fa usare la stessa espressione sia alla padrona che toglie il piccolo Cecil dai campi (siamo nel 1926), sia a Carol, la fidanzata attivista di Louis, appena usciti i due da un comizio di Malcolm X (e qui siamo, ci avverte il cartello, nel 1965); per di più, Louis si offende e reagisce piccato. Che cos’è che non funziona nel dialogo di Piccolo? Roberto Giammanco, nel tradurre l’autobiografia di Malcolm X, per “house negro” coniò l’epiteto “negro da cortile”, proprio a sottolineare la presa di coscienza nei confronti del falso paternalismo dello sfruttatore bianco. Ritengo che sarebbe stato un giusto omaggio, non solo a Lee Daniels e al suo punto di vista “africano-americano”, ma anche a Giammanco, utilizzare la sua più precisa, ricca traduzione.
Ma la scivolata vera, per la quale non trovo spiegazioni, è quella di aver lasciato in originale Barack Obama (e in verità anche il cronista della CNN che ne annuncia la vittoria), stroncando senza pietà, a pochi minuti dalla fine, la partecipazione emotiva dello spettatore, perlomeno la mia. (Tra parentesi, messa così, Cecil davanti alla TV, con quella faccia astonished, sembra proprio che si domandi: ma perché non è doppiato?). Insomma, dopo aver accettato che ben sette presidenti e altri notevoli personaggi storici come Martin Luther King, oltre ad avere le sembianze di altrettanti noti attori, parlassero italiano, ti spunta un Obama che parla inglese. E perché? Perché lui è vero e gli altri no? Non basta.
Passi se il film fosse ufficialmente finito e le immagini del presidente attuale scorressero sui (o dopo i) titoli di coda, a significare: ecco, questa è la realtà, oggi i tempi sono così cambiati che il presidente degli Stati Uniti è nero. Ma il film non è finito, siamo ancora immersi nella finzione, il patto in base al quale abbiamo creduto e partecipato alla storia è ancora valido. Piazzare uno squarcio di realtà a cuore ancora caldo è un colpo davvero basso.

Giovanni Rampazzo

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