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Scheda

Soggetto:

Jerry Siegel , Joe Shuster, Christopher Nolan, David S. Goyer

Sceneggiatura:

David S. Goyer

Regia:

Zack Snyder

Prodotto da:

CHARLES ROVEN, CHRISTOPHER NOLAN, EMMA THOMAS, DEBORAH SNYDER PER SYNCOPY PRODUCTIONS

Distribuito da:

WARNER BROS. PICTURES ITALIA

Edizione italiana:

TECHNICOLOR spa - Roma

Dialoghi italiani:

MARCO METE

Direttore del Doppiaggio:

MARCO METE

Assistente al doppiaggio:

CARLA METE

Fonico di doppiaggio:

CHRISTIAN MURGIA

Fonico di mix:

DELANE LEA

Sonorizzazione:

TECHNICOLOR spa - Roma

Voci:

Henry Cavill:

GIANAFRANCO MIRANDA

Amy Adams:

ILARIA LATINI

Michael Shannon:

PASQUALE ANSELMO

Russell Crowe:

LUCA WARD

Kevin Costner:

MICHELE GAMMINO

Diane Lane:

ROBERTA PELLINI

Laurence Fishburne:

MASSIMO CORVO

Richard Schiff:

GEROLAMO ALCHIERI

dialoghi
italiani
2,5
direzione
del doppiaggio
4

L'uomo d'acciaio
(Man of Steel, Usa 2013)

Da vecchia lettrice di Nembo Kid non posso che apprezzare questo filmetto tutto imperniato sulle origini del nostro, in cui finalmente si spiega con allegorica dovizia di particolari la dissennata politica energetica di Krypton che portò il pianeta al tracollo, e dove finalmente abbiamo un maggiore approfondimento dei genitori adottivi, garanti del genoma civile made in Usa, terra della giustizia e della libertà (già, chissà che ne penserebbe il vecchio Kent dei comportamenti della NSA e degli elicotteri da guerra Apache* che sparano sui cittadini inermi). Insomma, Clark è un bravo americano: questa è l’unica pecca del film basato sui fumetti di Jerry Siegel e Joe Shuster. Ci saremmo aspettati da uno come lui, col ridicolo tracollo del modello capitalistico occidentale, un taglio un po’ meno provinciale, una qualche apertura all’altro in tutti i sensi, visto che Nolan e Goyer spostano in avanti la cronologia nell’era della Rete; ma qualcosa ci dice che il sicuro sequel ci darà qualche sorpresa (io per esempio sogno un seguito in cui si veda Clark mangiare, non dico spaghetti o lasagne, ma almeno un’insalata, un hot-dog, una bruschetta). E intanto le sorprese non sono mancate nella edizione italiana del film, nel senso che per fortuna il tono generale del doppiaggio è di alto livello, come per altro ci attendiamo da un professionista come Marco Mete, con una direzione degli attori attenta e partecipata, con il terzetto kryptoniano - Miranda, Anselmo e Ward - ben selezionato e una Ilaria Latini molto calzata su Lois Lane. Lascia invece un po’ perplessi la prestazione di Michele Gammino che stenta a “invecchiare” su Kostner, e quindi risulta un po’ scollatello, e della Pellini che, oltre a essere troppo giovanile nonostante i salti cronologici, mi sembra abbia un timbro poco adatto al soma di Diane Lane. Ma forse sarà parso solo a me. In grande equilibrio tutti gli altri, tra cui vanno messi in risalto i ragazzini, molto difficili da doppiare rispetto alla qualità dell’originale. Un plauso quindi alla direzione che ha saputo guidarli mettendo in risalto spontaneità e naturalezza. Sul dialogo purtroppo invece assistiamo a una serie di scivolate, piccole ma raggelanti: LOIS: «E se mi scappa di farla?» Se dovevamo ridere non abbiamo riso; una frase così volgare in bocca a Lois proprio non ce l’aspettavamo, e poi cosa, visto che ci siamo? La cacca, la piscia, una scorreggia? Una volta le ragazze negli Usa si soffiavano il naso, o se lo incipriavano, quelle educate al massimo fanno pipì, e non è ipocrisia, è pudore, santo cielo! Ma andiamo avanti. JOR-EL: «Diamogli (ndr: a nostro figlio) questa chance».  Ora, capisco e accetto le convenzioni: Jor-el che parla italiano invece che kryptonese bla-bla-bla, ma sentirgli dire chance - un francesismo in mezzo all’universo, WOW! - mi ha fatto scoppiare in una grassa risata (e non a me sola, al mio vicino gli è cascata la pallocca dal cornetto). Sorvolo su Kal-El che si produce in un ridicolo «è tutto okey», con lui che - sarà super - ma rischia comunque una denuncia per abuso della professione medica con la frase: «Emorragia interna, cauterizzo la ferita». Ora, di sicuro la marchiana contraddizione era presente anche in originale, ma nel doppiaggio se ripeti l’errore ne diventi l’autore. E poi, LOIS al suo direttore: «Sono una giornalista che ha vinto un Pulitzer». Cose che un direttore di giornale in genere sa. E così via, fino a un pilota di aereo che precipita e che fa via radio: «Mei Dei», mentre l’avviso internazionale di pericolo  è: Me-De, scandito tre volte. Mi dicono che oggigiorno le major ti obbligano spesso a fare un adattamento in meno di una settimana; questo spiega molte cose ma non giustifica nessuno se il risultato è un’offesa per chi paga il biglietto. Ecco altre tre amenità: «che il mondo non era pronto» (magari con «fosse» era meglio), un incomprensibile «grazie» di Lois, verso il finale, e un militare che dice: «Sarà una zona dangeclos». Boh, sarà kryptonese.

*: Chissà che ne pensano le sopravvissute tribù Apache che il nome del loro popolo sterminato dai colonizzatori bianchi ora definisce un modello di una terribile e sterminatrice arma da guerra.

Marnie Bannister

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