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Scheda

Soggetto:

Brett Halliday, Shane Black

Sceneggiatura:

Shane Black

Regia:

Shane Black

Prodotto da:

Silver Pictures, Warner Bros.

Distribuito da:

Warner Bros. Italia

Edizione italiana:

CVD

Dialoghi italiani:

Tonino Accolla

Direttore del Doppiaggio:

Tonino Accolla

Assistente al doppiaggio:

Claudia Corazza

Fonico di doppiaggio:

Mario Frezza

Fonico di mix:

Gianni Pallotto

Sonorizzazione:

Technicolor Sound Services

Voci:

Robert Downey Jr.:

Sandro Acerbo

Val Kilmer:

Loris Loddi

Michelle Monaghan:

Laura Lenghi

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italiani
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del doppiaggio
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Kiss Kiss, Bang Bang
(Kiss Kiss, Bang Bang, Usa 2005)

Harry Lockhart, un ladruncolo di New York, viene fortuitamente scritturato per un film poliziesco. A Los Angeles incontra Harmony, di cui era innamorato ai tempi del liceo, e i due vengono coinvolti in una serie di morti misteriose. Si uniscono a Perry van Shrike, l’investigatore privato gay consulente della produzione cinematografica, e insieme cercano di far luce sulla situazione. Il film – il cui titolo è una citazione del film di Duccio Tessari del 1966 – allude continuamente al noir classico americano, a partire dalla scansione in capitoli i cui titoli citano i romanzi di Chandler e dalla voce narrante del protagonista che fa da filo conduttore all’intera vicenda.

Il doppiaggio del film è esemplare, nel senso che è un esempio del modo peggiore di doppiare un film: i dialoghi sono sciatti e spesso senza senso, e sicuramente contribuiscono a rendere meno chiara una storia già contorta di suo e a rendere il film, più che un omaggio a un genere, la parodia di se stesso. La direzione non è da meno: i doppiatori sembrano lì per caso, sembra che non sappiano che cosa stanno dicendo e soprattutto perché (in questo aiutati da battute fuori luogo, espressioni francamente improbabili, dialoghi al limite della incomunicabilità). Mi dicono che ormai si doppia tutto in colonne separate. È una pratica rischiosa, in quanto l’assenza fisica dell’interlocutore impegna l’attore a far conto che ci sia e obbliga il direttore a porre la massima attenzione sia durante l’incisione sia durante il missaggio: ebbene, questo film sembra doppiato al telefono, e comunque in assenza di una qualunque forma di coordinamento.

Ma procediamo per gradi e per esempi. Per cominciare, la narrazione è scandita in capitoli; è un elemento stilistico e strutturale del film, ma in italiano i cartelli non sono stati tradotti (malgrado fossero disponibili i titoli italiani dei romanzi di Chandler), e questo è il primo segno di sciatteria.

L’incontro tra il protagonista e la sua fiamma d’infanzia, diventata aspirante attricetta, è un florilegio di mostruosità: va bene che siamo a un party in piscina a Los Angeles e che l’atmosfera festaiola richiede un dialogo leggero e superficiale, passino pure (ma perché?) i continui “drink”, ma espressioni come “sei veramente fuori come un balcone” e “sono emozioni che possono far sclerare” scaraventano di colpo l’azione dalla West Coast a un barcone sul Tevere nei primi anni novanta. Sono traumi che il pubblico pagante non merita. Anche la battuta “la tua bocca è il ritrovo consigliato per ficcarci un calzino ripieno”, oltre a essere così contorta da annientare il sorriso sul nascere, caratterizza il protagonista come uno spettatore dei Simpson in versione doppiata (guarda un po’, dalla stessa persona). Come dire: il calzino ci è piaciuto, ora vogliamo trovarne un’altra?

Del resto, anche altrove sembra sia stato fatto ogni sforzo per distruggere ogni parvenza di ironia e di umorismo, con trovate non spiritose o, peggio, caserecce. Eccone un esempio nel dialogo tra Robert Downey jr. e Val Kilmer: “Se cerchi idiota sul dizionario, sai che ci trovi?” “Una mia foto?” “No. L’esatta definizione di idiota ce l’hai già scritta in faccia”. Che vuol dire? Quando dobbiamo ridere? Ancora: “Avrei dovuto aggiungere delle cose, ma lei non sputava mai”. La battuta o è immediata o non è. Perché costringerci a pensare se ci sia qualcuno che parlando sputa tra una frase e l’altra per dar modo all’altro di interloquire? Ancora sul tema “orale”: “Secondo me non sapresti da dove si mangia se non aprissi così tanto la bocca a vuoto”. In entrambi i casi, il tentativo di essere arguti o spiritosi, se c’è, è fallimentare. Più avanti, la battuta “Se io ti tocco una tetta, l’affare s’ingrossa” rimanda inesorabilmente alla trita barzelletta di casa nostra.

L’imbarazzo diventa totale quando sentiamo in bocca agli stessi personaggi espressioni che vorrebbero essere ricercate come “Non ti ho mai detto quanto lui la trattasse male”, “È l’ultima volta che l’hanno vista con la testa intera e non devastata” o il grottesco accostamento “Mi dispiace averti fottuto”.

Ecco invece un esempio di dialogo poco chiaro nei suoi riferimenti e, ma non per questo, sconclusionato. I personaggi sono tre: una coppia di malintenzionati (un bianco e un nero, che chiamerò B e N) e Robert Downey jr. (che chiamerò jr). Tra parentesi le mie notazioni.

B: Siamo qui per te. Ike, Mike e mostarda. (In seguito a una ricerca in rete, ho saputo che Ike & Mike è una marca di dolcetti americani, non importati da noi. Il riferimento non è chiaro, quindi non si capisce l’accostamento alla mostarda, né chi sia chi)

jr: Che diavolo vuol dire?

N: Senti, devo dire che stavolta ha ragione. (Stavolta? È la prima volta che si vedono)

B: Che cazzo dici? Lo sento dire continuamente.

N: Davvero?

B: Sì, certo.

N: Dove, a un club di centenari? (Evidentemente, ma l’ho capito solo dopo la suddetta ricerca, il riferimento è al fatto che Ike & Mike è una marca “storica”, che però ancora esiste e i cui prodotti sono in vendita on-line)

B: Io sono la padella per friggere e il mio amico è...

N: La mostarda. Io sono mostarda, baby. (Ora abbiamo capito chi è la mostarda. E Ike e Mike, che fine hanno fatto?)

B: Lui è il fuoco. Vaffanculo, mister Mostarda. (Qui mi sono perso)

N: Ti pareva?

Insomma, un doppiaggio che non ha saputo cogliere né citazioni né registri, un doppiaggio da dimenticare.

Dialogo originale.

Giovanni Rampazzo

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