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Scheda

Sceneggiatura:

David Guggenheim

Regia:

Daniel Espinosa

Prodotto da:

INTREPID PICTURES, MOONLIGHTING FILMS, RELATIVITY MEDIA, STUBER PRODUCTIONS

Distribuito da:

Universal Pictures International Italy

Edizione italiana:

CDC SEFIT GROUP

Dialoghi italiani:

SIMONE MORI

Direttore del Doppiaggio:

SIMONE MORI

Assistente al doppiaggio:

ELENA MASINI

Fonico di doppiaggio:

SANDRO GALLUZZO

Fonico di mix:

MARIANO LUINI

Voci:

Denzel Washington:

FRANCESCO PANNOFINO

Ryan Reynolds:

RICCARDO ROSSI

Vera Farmiga:

FRANCESCA GUADAGNO

Brendan Gleeson:

ANGELO NICOTRA

Sam Shepard:

STEFANO DE SANDO

Rubén Blades:

SAVERIO MORIONES

Robert Patrick:

PAOLO MARCHESE

Liam Cunningham:

GIANNI GIULIANO

Nora Arnezeder:

CHIARA GIONCARDI

dialoghi
italiani
1
direzione
del doppiaggio
3

Safe House - Nessuno è al sicuro
(Safe House, Usa/Sudafrica 2012)

Un film di azione di eccezione, mosso, fluente e pieno di tensione, fino all’ultimo, senza mai essere iperbolico come va di moda adesso, e quindi dopo tre minuti, noioso. Sarà anche per la consueta interpretazione ad altissimo livello di Denzel Washington, doppiato con la consueta maniera da un bravo Francesco Pannofino, ma il film si gode tutto, senza interruzioni. O meglio, si godrebbe se il Simone Mori si fosse limitato a fare il direttore - dandoci per altro una prova di buon livello (tranne che per la scelta di far chiamaree l’MI6 “em ei six”, scelta che in doppiaggese si potrebbe definire “patetica”), conducendo gli attori - su tutti Francesca Guadagno - sui giusti toni.
Invece, ahinoi, qui il doppiatore si scopre traduttore e si avventura nella scrittura dei dialoghi italiani. Ma autori si nasce, non si diventa; così lui arriva dove può e, dove non può, lascia in originale (ahiahi) o si appoggia, pare proprio, a qualche aiuto automatico. Gli effetti sono talvolta esilaranti, come la traduzione di un cartello durante una manifestazione: «vogliamo posti di lavoro subito», o quello davanti all’ambasciata degli Stati Uniti: «consolato generale degli USA», a volte imbarazzanti: «se li estraessi comprometterei... », «mi prendo cura io di te», «background, affiliazioni», o fuorvianti: «ha servito in molti teatri...inclusi la Libia dall’88», «orario del check-in?» (ma non siamo all’aeroporto), e a volte irritanti in quanto ridondanti: «le immagini satellitari », «i servizi segreti sudafricani». Inoltre, e qui denunciamo la nostra ignoranza (o il nostro limite) ma questa non l’abbiamo proprio capita: «proviamo ad analizzare quello che è successo come se fossimo... gli ardi boys».
Infine il titolo: passi che viene imposto di lasciarlo in originale, ma infilarlo nel dialogo è davvero triste e fa male al doppiaggio quanto l’uso di un “talent”. Insomma, un po’ di creatività a un autore può anche essere chiesta. O no? Non era già meglio locanda? Fortino? Fortezza? Castello? Da mamma? Cassaforte? Tutto, tranne «Safe house».

Salvo&Valerio

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