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Scheda

Soggetto:

E. Annie Proulx (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Larry McMurtry

Regia:

Ang Lee

Prodotto da:

Focus Features, Good Machine, Paramount Pictures, This is That Productions, Alberta Filmworks Inc.

Distribuito da:

BIM

Edizione italiana:

LaBiBi.it

Dialoghi italiani:

Gianni G. Galassi

Direttore del Doppiaggio:

Gianni G. Galassi

Assistente al doppiaggio:

Roberta Padoan

Fonico di doppiaggio:

Angelo Tosi

Fonico di mix:

Riccardo Canino

Sonorizzazione:

NC

Voci:

Jake Gyllenhaal:

Fabrizio Vidale

Heath Ledger:

Alessio Cigliano

Michelle Williams:

Selvaggia Quattrini

Anne Hathaway:

Daniela Calò

Randy Quaid:

Pasquale Anselmo

dialoghi
italiani
4,5
direzione
del doppiaggio
5

I segreti di Brokeback Mountain
(Brokeback Mountain, Usa 2005)

È il recentissimo capolavoro drammaticamente intenso di Ang Lee, il regista made in Taiwan di La tigre e il dragone e Ragione e sentimento che ormai è di casa a Hollywood, tanto che il film, già campione di incassi in America e anche al nostro botteghino, vincitore del Leone d’Oro a Venezia e protagonista ai Golden Globe con ben otto nomination (film drammatico, regia, sceneggiatura non originale, fotografia, colonna sonora, miglior attore protagonista a Ledger, miglior attore non protagonista a Gyllenhaal e miglior attrice non protagonista alla Williams), rischia di trionfare alla serata degli Oscar 2006.

Ispirato al romanzo The Shipping News (edito in Italia col titolo Gente del Wyoming) di E. Annie Proulx, il film racconta la toccante e commovente storia di un amore impossibile: quello tra due uomini.

È l’agosto del 1963 quando a Signal, Wyoming, due ragazzi poco più che ventenni si conoscono davanti alla porta del burbero Aguirre (Randy Qaid), il loro datore di lavoro. Per guadagnare qualche soldo durante l’estate accettano di condurre a Brokeback Mountain un gregge di pecore. Jack (interpretato da Jake Gyllenhaal) è il più intraprendente tra i due, abituato ai rodei, estroverso e giocherellone, mentre Ennis (l’astro nascente Heath Ledger) è il più serio, introverso e taciturno. Tra i monti i due giovani devono affrontare le dure condizioni della vita da mandriani, esposti alle fatiche del lavoro e alle intemperie, lavandosi nell’acqua gelida di fiumi e ruscelli, col solo sostentamento di patate e scatolette di fagioli. Ben presto l’amicizia si tramuta in qualcos’altro, in un rapporto molto fisico all’inizio, che poi però si fa via via più profondo e sentito. Alla fine della stagione Ennis e Jack si separano e ognuno va per la sua strada. Il primo rimane nel Wyoming, si sposa con Alma (Michelle Williams) e diventa papà di due bambine. Ma dal momento che non guadagna molto come fattore, la moglie si trova un impiego nel supermercatino del paese. Jack invece tira a campare con i rodei, finché conosce Lureen (Anne Hathaway), la figlia di un ricco commerciante di macchine agricole texano. Così anche lui si sposa e ha un figlio. In Texas lavora nell’azienda di famiglia e conduce una vita agiata. Passano quattro anni e un giorno Ennis riceve una cartolina da Jack. I due si rincontrano e la passione che entrambi credevano sopita si riaccende. Non riuscendo più fare a meno l’uno dell’altro si vedono clandestinamente ogni volta che possono, percorrendo le centinaia di chilometri che li dividono con la scusa di battute di pesca o di caccia.

Alma però scopre la verità e arriverà a chiedere il divorzio. Quando Jack viene a saperlo, propone al tanto amato amico di prendere un appezzamento di terreno e di coltivarlo insieme. Ma Ennis rifiuta. I due allora discutono animatamente incolpandosi a vicenda e rinfacciandosi (soprattutto Jack nei confronti di Ennis) di essere caratterialmente troppo dissimili. Da questo momento non si rivedranno mai più. Ennis, col suo carattere chiuso e la sua testardaggine, finirà povero e solo, mentre Jack, ricco soprattutto di sogni, farà la fine peggiore.

Epilogo straziante e doloroso che vale per tutti gli amori impossibili, destinati, proprio in quanto tali, a rimanere incompiuti.

Questo “omo-dramma”, come è stato definito, narra con delicatezza un rapporto difficile, specialmente nell’America dei rudi cowboy di quegli anni, col dilagare del machismo imperante fatto di ranch, rodei e musica country stile "King of the Road". Grazie alla magistrale regia di Ang Lee non ci sono cadute nel ridicolo nella descrizione delle scene d’amore, né tantomeno stereotipi o ristretti luoghi comuni nei dialoghi, che risultano al contrario molto incisivi. A proposito del suo personaggio, infatti, Ledger ha dichiarato: “È un uomo che si trova a combattere contro la sua stessa natura, contro i suoi valori morali e le tradizioni del passato che gli sono state inculcate dalla famiglia. Fondamentalmente è un uomo omofobico, un supermacho innamorato di un altro uomo. Quello che volevo riuscire a fare era esprimere questa contraddizione”. E Gyllenhaal gli fa eco affermando: “Abbiamo dato vita a una storia dove l’amore è più importante della sessualità”.

Molto buone la resa italiana dei dialoghi e l’orchestrazione del doppiaggio, entrambi affidati a Gianni Galassi, tanto che le voci degli interpreti (Alessio Cigliano per Ennis e Fabrizio Vidale per Jack) con le loro diverse inflessioni rispecchiano appieno le personalità contrastanti dei due cowboy.

Per quanto riguarda lo specifico dei dialoghi, non mancano battute vivaci, come quando Ennis se la prende col mulo che ha rovesciato i viveri che doveva trasportare, esclamando: “Asino d’un mulo!”, o come, ad esempio, l’espressione velatamente ironica “cogliere margheritine” (in originale “stem the rose”) usata dal datore di lavoro Aguirre per riferirsi a quanto accadeva tra Ennis e Jack a Brokeback Mountain.

Azzeccata anche la scelta di “far dialogare” la risposta scritta di Ennis alla cartolina di Jack, che gli chiede di incontrarsi.

Solo due piccole obiezioni. La prima riguarda la scena in cui Ennis cerca Alma al minimarket in cui lavora e chiede dove la può trovare. Gli viene risposto al “reparto golosità”. Così viene spontaneo chiedersi in quale supermercato italiano, grande o piccolo che sia, si usi questo nome per indicare quello che, probabilmente, sarebbe più giusto indicare come “reparto dolciumi”. Il problema è capire cosa si intenda esattamente con “golosità”, che per qualcuno potrebbe anche corrispondere agli snack salati. In realtà nella versione originale si parla di tutt’altro, e cioè di “condiments aisle”, il reparto dove si trovano le salse che servono a condire il cibo, come il ketchup per intenderci. Insomma, che dire? Il motivo di questo cambiamento dall’inglese all’italiano per il momento rimane un mistero, forse l’unico vero segreto del film. D’altronde si sa, de gustibus…

La seconda obiezione riguarda invece il titolo, che avrebbe potuto essere lasciato semplicemente com’è in originale, Brokeback Mountain. Aggiungere infatti “I segreti di” sulla scia di Twin Peaks non sembra avere molta efficacia, anche perché non si tratta di un thriller, quindi lo spettatore conosce da subito quella che è la realtà dei fatti e, inoltre, non c’è nulla nella pellicola che non venga rivelato, a parte il suddetto mistero del ketchup, ovviamente.

Per il resto Brokeback Mountain (spero non se ne avrà a male il distributore italiano se almeno in chiusura mi permetto di lasciare il titolo nella sua versione originale!) val bene un Oscar, anzi, forse anche di più.

Marica Rizzo

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