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Scheda

Sceneggiatura:

Graham Chapman, John Cleese

Regia:

Terry Jones

Prodotto da:

JOHN GOLDSTONE

Distribuito da:

TITANUS DISTRIBUZIONE

Edizione italiana:

GRUPPO TRENTA (1991); SEFIT-CDC (2008)

Dialoghi italiani:

ELETTRA CAPORELLO (1991); ALESSANDRO SPADORCIA (2008)

Direttore del Doppiaggio:

PINO COLIZZI (1991); ROBERTO CHEVALIER (2008)

Voci:

Graham Chapman:

MARIO MARENCO (1991);RICCARDO ROSSI (2008)

John Cleese:

MARIO CORDOVA (1991); GIORGIO LOPEZ (2008)

Terry Gilliam:

TEO BELLIA (1991); SIMONE MORI (2008)

Eric Idle:

MASSIMO LODOLO (1991); MASSIMO DE AMBROSIS (2008)

Terry Jones:

CARLO REALI (1991); ROBERTO GAMMINO (2008)

Michael Palin:

TEO BELLIA (1991); FRANCESCO PANNOFINO (2008)

Kenneth Coley:

MAURO GRAVINA (1991)

Charles McKeown:

GIL BARONI (1991)

Sue Jones-Davies:

ROSSELLA IZZO (1991); ELEONORA DE ANGELIS (2008)

Spike Milligan:

EUGENIO MARINELLI (1991)

1991
dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
5
2008
dialoghi
italiani
2
direzione
del doppiaggio
2

Brian di Nazareth
(Life of Brian, Gran Bretagna 1979)

Brian di Nazareth è un film più complesso di quello che sembra, e si nota già dal fatto che gli stessi Monty Python hanno sempre avuto difficoltà a definirlo. Terry Jones, il regista del film, ha affermato più volte che secondo lui la pellicola è “eretica”, più che “blasfema” com’è spesso etichettata – non si prende gioco della religione ma ne propone una lettura alternativa – mentre John Cleese preferiva definirla con un giro di parole: «Parla di gente che non riesce a mettersi d’accordo». Sappiamo che prima di mettersi a girare la materia è stata studiata con cura da tutti loro, lavorando di cesello sul copione per mesi e infine rivedendolo tutti assieme durante una sessione di lavoro in una località appartata che potesse tenere lontane distrazioni e tentazioni: Barbados.
Una delle preoccupazioni principali era infatti quella di prevenire ogni possibile attacco in materia di citazioni bibliche, e si può dire che siano riusciti a essere politicamente corretti – perfino prima che esistesse la correttezza politica – verso tutte le religioni, inserendo qua e là battute e scene che aiutano a chiarire il vero obiettivo del dileggio, ovvero i seguaci e non il loro Messia. Ad esempio, all’inizio troviamo contemporaneamente nella stessa scena Gesù Cristo e Brian, chiaramente identificabili come persone distinte. E poi il titolo stesso: anche se Jesus Christ, Lust for Glory (Gesù Cristo, sete di gloria) e Brian of Nazareth (scelto per il titolo italiano) erano due tra i titoli candidati, alla fine è stato scelto Life of Brian perché più neutrale e allusivo invece che affermativo. Nel corso della storia ci sono molti indizi disseminati dagli autori che ci chiariscono che si sta parlando degli interpreti e non dei latori dei divini messaggi, e che il centro dell’azione è il comportamento delle masse e non quello del Maestro. A dire il vero, lo stesso Brian finisce per conquistare un’aura da Messia riluttante, proclamando per tutto il film ogni variante conosciuta del refrain «Non sono il Messia», ma non è creduto dai suoi seguaci che sembrano solo in attesa di una figura di leader a loro uso e consumo.
Tutta quest’attenzione nella scelta di nomi, luoghi, dialoghi e azione viene ovviamente rimessa in discussione quand’è il momento di doppiare i dialoghi in un’altra lingua. Il caso italiano è esemplare, e per molte ragioni. Uscito in Italia nel 1991 e doppiato com’è usanza nel nostro paese da bravissimi attori-doppiatori, il film era comunque più di dodici anni in ritardo sull’originale uscito nel 1979. I motivi di questo ritardo non sono mai stati resi noti, ma si sospetta che c’entrasse lo scandalo suscitato nei paesi dov’era stato proiettato.
Caso raro di storia che mescola umorismo e religione, Brian rappresenta per la traduzione e il doppiaggio una sfida affascinante per la complessità di rendere il comico in italiano intrecciandolo correttamente con i riferimenti biblici. L’opinione comune è che la versione italiana del 1991 sia senza dubbio all’altezza dell’originale, mentre il ridoppiaggio del 2008, fatto per l’Immaculate Edition del film, un DVD e poi un BD con contenuti aggiuntivi come le “scene mancanti” e il “commento dei Pythons”, sia certamente inferiore.

Per mantenere serrato il ritmo, la localizzazione del 1991 è riuscita a mescolare con successo diverse strategie, ottenendo un tessuto più bilanciato di quella del 2008. Prendiamo i regionalismi: mentre in Gran Bretagna un accento è soltanto un indicatore neutro di classe o di provenienza geografica, in Italia è percepito perlopiù come un’etichetta di cultura, portando con sé anche un certo senso di disprezzo verso chi lo parla. Mentre in Monty Python e il Sacro Graal (1975) il doppiaggio italiano aveva fatto coincidere i vari accenti britannici con uno o più accenti regionali italiani, generando un effetto complessivo farsesco, per il doppiaggio di Brian si è scelto di ricorrere ai regionalismi solo in alcune occasioni, spesso al fine di accentuare i difetti di pronuncia che i personaggi avevano anche nell’originale.
Nella riedizione del 2008, invece, i regionalismi sono stati incrementati con una chiara preferenza per i dialetti del sud dell’Italia. È stato inserito il napoletano nella scena delle Beatitudini (Nasone) e un simil apulo-lucano nella scena dei mendicanti – mentre nel 1991 era il piemontese, e con una battuta molto più pertinente: «La sceneggiata della mia vita», sostituita nel 2008 con «La sceneggiata che ho fatto». Una specie di abruzzese è stato affibbiato invece al leader del Fronte Popolare Giudaico, Otto (Eric Idle), che nel 1991 aveva soltanto il difetto di pronuncia della “s” blesa, come Marco Pisellonio. D’altro canto, un regionalismo ben collocato è stato tolto nella scena della trattativa, quando Brian cerca di acquistare una barba finta. Mr Cheeky (Eric Idle) nel 1991 è doppiato con un leggero accento orientale mescolato a uno dell’Italia centrale non molto marcato, e pronuncia alcune strane formule proprio come l’originale. Nel 2008 il nuovo doppiaggio lo fa diventare completamente straniero e senza caratterizzazioni.
Impeccabile nel complesso si può dire della traduzione in italiano nell’edizione 1991, mentre piuttosto peccabile – anzi, peccatrice – è quella del 2008. Tra gli errori di traduzione tout court troviamo «Fronte Popolare Il Giudeo», al posto di «Fronte Popolare Di Giudea», detto da Reggie a Brian nella scena del Colosseo. Poi, l’inversione tra le battute «Ci abbiamo pensato prima noi» e «Non è questo il punto», dette dal capo della Campagna per la Galilea Libera nel corso della discussione su quale partito avesse la priorità per il rapimento della moglie di Pilato – inversione che fa perdere il senso del discorso. Infine, «Consanguinei» per «Siblings» (correttamente tradotto con «Fratelli» nel 1991), l’appellativo che Reggie di solito rivolge ai suoi compagni.
Ma ci sono anche altre scelte discutibili fatte nell’edizione 2008, che rovinano alquanto l’aura che il film acquisiva con la versione italiana del 1991 con traduzioni per niente divertenti. Il complesso del film soffre di questa mancanza generale di ritmo e comicità che si può spiegare con la scelta sbagliata di voler tradurre un testo che non aveva bisogno di ritraduzione. È piuttosto incredibile che venga ad esempio appiattita e normalizzata una delle migliori battute del film, tra parentesi anche un’eccellente traduzione. Nelle Beatitudini, «Blessed are the Greek» è quanto un personaggio interpretato da Terry Gilliam comprende dal punto lontano in cui si trova rispetto a Gesù: è stato reso nel 1991 con «Beati i puri liquori, perché si berranno Dio!», traduzione fonemica della famosa formula religiosa «Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio». Nel 2008 è stata riallineata alla letterale versione biblica, causando così una delle peggiori perdite del film. Questa citazione sbagliata già all’inizio contribuiva infatti in buona parte alla costruzione del ritratto dei fedeli seguaci come persone dal comprendonio limitato e dalla cieca volontà di seguire un capo senza curarsi del messaggio.
Poco risibile, dal punto di vista italiano, la «Carta di credito Romanic Express», uno dei benefit (aggiunti nell’edizione italiana del 1991 e non presenti nell’originale) promessi da Minchius Maximus alla madre di Brian e riferiti da lei al figlio. Nel 1991 era semplicemente la «Carta di credito Roman Express», soltanto una sillaba in meno ma con un senso di musicalità nel nome che ne faceva passare in secondo piano l’anacronismo. Infine, nel doppiaggio c’è una pronuncia ipercorretta delle «Adenoidi numidi in umido», una delle specialità gastronomiche elencate da Brian quando cerca di vendere i suoi stuzzichini al Colosseo. Con l’accento sulla “i” (meno corretto) e non sulla “u” cambia completamente di musicalità: «Numìdi» (1991) evita una cacofonia con «Umido», mentre «Nùmidi» (2008), corretto ma foneticamente orribile nel contesto, rovina la battuta. Anche la grammatica a volte va saputa manipolare, come ben sanno i poeti.
Molti altri cambiamenti minori contribuiscono al complessivo giudizio di sconfitta di questo doppiaggio rispetto al predecessore, sia per le soluzioni traduttive che per le voci non adatte ai personaggi. Ad esempio, Reggie e il Centurione (interpretati da John Cleese) hanno una voce da persona anziana che contrasta in modo evidente con il loro aspetto da quarantenni. Di troppi personaggi si notano inoltre le voci di doppiaggio identiche, già a cose normali un errore che comporta l’appiattimento della percezione filmica, figuriamoci in una commedia.

Le uniche cose buone della nuova versione, in definitiva, sono quelle che sono state mantenute della vecchia. Prima di tutto, il famoso sfogo di Brian verso i suoi seguaci: «I’m not the Messiah! Will you please listen? I am not the Messiah, do you understand? Honestly!», tradotto con «Io non sono il Messia! Volete ascoltare, per favore? Non sono il Messia, avete capito? Lo giuro su Dio!». Il famoso «honestly» è qui il nocciolo del problema: mentre nell’originale Brian usa ripetutamente dei rafforzativi come questo per sostenere il suo punto di vista, conscio che non è convinto nemmeno lui di quello che dice, in italiano un «onestamente» o un «davvero», traduzioni letterali, sarebbero suonati davvero deboli. Pertanto, il traduttore ha cercato di rafforzare l’inaffidabilità di Brian alla maniera italiana, e si è affidato a un’iperbole da cultura mediterranea perfettamente riuscita.
Un altro intervento rilevante della versione del 1991, che è stato mantenuto, è l’allocuzione di Ben a Brian, suo temporaneo compagno di cella. In inglese la sua arringa termina con un famoso slogan sindacale: «you’ll never get anywhere in this life, unless you’re prepared to a fair day’s work for a fair day’s pay!». In italiano diventa un nostalgico fascista che rimembra i bei tempi andati: «Non si combina niente nella vita, se non si è pronti a credere, obbedire, combattere come ai vecchi tempi!» Perfettamente calzante, anche se dalla parte politica opposta.
Quanto ai nomi, dove i Monty Python si sono sbizzarriti a giocare mescolando abilmente inglese e pseudo-latino, è stato possibile salvarli in gran parte grazie all’origine romanza dell’italiano e alla familiarità del pubblico con le formule latine. Per «Naughtius Maximus», con «naughty» concetto che copre un ampio spettro di significati sia in inglese che in italiano, il traduttore ha giustamente scelto di impiegare la gamma sessuale e ha raggiunto «Minchius Maximus» ricorrendo a una parola di origine siciliana ma ormai diffusa in tutta la penisola. Per «Biggus Dickus», data la traduzione precedente, si è dovuto giocare con i sinonimi e si è arrivati a un «Marco Pisellonio» che combina il comunissimo nome latino Marco e un suffisso italianizzato in –onio (-onius in latino).
Il finale del film è stato arricchito (nell’edizione del 1991) con un dialogo completamente inventato: l’originale prevedeva solo la voce di Eric Idle che copre i fischiettii finali di «Always Look on the Bright Side of Life» parlando delle difficoltà avute nella produzione, cose incomprensibili a un pubblico italiano. Fortunatamente il dialogo è stato mantenuto nella versione del 2008, ed è forse l’esempio più lampante del modo in cui il traduttore possa sovvertire il significato di un’intera opera. Migliorandola, se possibile. Eccone le battute:

VOCE 1: Ma, tutto qui?
VOCE 2: E perché, c’è qualcosa che non va?
VOCE 1: Ma mica finirà così?
VOCE 2: Eh sì! Non ti piace?
VOCE 1: Veramente mi sembra un po’ moscio
VOCE 2: Ma non è la vera fine, questo è cinema. Poi ci sarà Brian 2!
VOCE 1: Ma se muore il protagonista!
VOCE 2: Ah, eh, sì, già, è vero. Allora vediamo, diciamo che…ecco: all’ultimo momento arriva in una biga dorata tirata da quattro cammelli, una stupenda ereditiera egizia, che lo scorge, s’innamora e lo tira giù dalla croce. Poi se lo porta al Cairo, lo fa diventare vice–faraone, e ritornare vincitor da una guerra che provoca il declino e la caduta dell’Impero Romano. Eh, beh? Che ne dici?
VOCE 1: Scusa, e se invece lo lasciamo morire, e poi qualche giorno dopo, lo facciamo resuscitare?
VOCE 2: No, no, ma chi vuoi che ci creda?


Sono molte le ragioni che rendono il doppiaggio del 1991 molto più godibile e filologicamente corretto nei confronti dell’originale, mentre l’edizione 2008 si rivela un tentativo fallito di resuscitare – questo sì, davvero incredibile – un testo che era già vivo e non aveva affatto bisogno di rimaneggiamenti. Il motivo del migliore esito della prima versione sta nel fatto che nel 1991 il traduttore è riusciti a negoziare tra le due culture, inserendo frammenti di giochi linguistici in italiano senza troppo togliere all’originale humour inglese. Basandosi su un tema ben conosciuto al pubblico, l’umorismo di stampo inglese è riuscito a passare il confine. La versione del 2008 non è soltanto meno divertente, ma rivela una volontà di addomesticazione – nel senso di “rendere familiare” – molto più forte del suo predecessore, che lascia per forza di cose meno spazio allo straniero in favore del nativo. Si dovrebbe mantenere, nelle traduzioni, un confortevole senso di spaesamento che ci consenta di accedere alla stessa cultura che stiamo importando, senza presupporre che il lettore o lo spettatore non capiscano. Il fatto che si tratti di una commedia e che parli di argomenti noti non implica un’autorizzazione a cambiarne i connotati, inserendo luoghi comuni e banalizzazioni che impoveriscono l’opera e ne compromettono la longevità.

Giordano Vintaloro

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