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Scheda

Soggetto:

John Grisham (dal romanzo omonimo)

Sceneggiatura:

Akiva Goldsman, Robert Getchell

Regia:

Joel Schumacher

Prodotto da:

Arnon Milchan, Warner Bros. Studios

Distribuito da:

Warner Bros. Italia

Edizione italiana:

SEFIT-CDC

Dialoghi italiani:

Elettra Caporello

Direttore del Doppiaggio:

Manlio De Angelis

Assistente al doppiaggio:

Silvia Menozzi

Sonorizzazione:

International Recording

Voci:

Brad Renfro:

Simone Crisari

Susan Sarandon:

Maria Pia De Meo

Tommy Lee Jones:

Dario Penne

Mary-Louise Parker:

Eleonora De Angelis

dialoghi
italiani
3,5
direzione
del doppiaggio
3,5

Il Cliente
(The Client, Usa 1994)

I romanzi di Grisham sono sempre garanzia di qualità e di successo cinematografico. Il cliente, come altri adattamenti dei romanzi del famoso autore statunitense, è un legal thriller mozzafiato ed avvincente. Il giovane Mark Sway è un ragazzo cresciuto troppo in fretta: sua madre, dall’aria svanita, ha solo ventisette anni e non ha un lavoro fisso, il padre (anzi “ex-padre”, come precisa lui) era un alcolizzato e un violento. Durante le vacanze estive Mark e il fratellino assistono involontariamente al tentativo di suicidio dell’avvocato di un pericoloso boss mafioso di Memphis, Mark cerca di impedirgli di attuare il suo piano, ma l’uomo lo scopre e gli racconta il motivo del suo gesto: il suo cliente vuole ucciderlo perché sa dov’è sepolto il corpo del senatore Boyette che lui ha ucciso e che i federali stanno cercando. Mark scappa, e l’uomo si uccide. In seguito all’avvenimento il piccolo Ricky sta male, entra in sindrome post-traumatica da stress e viene ricoverato in ospedale.

Nel frattempo Mark assume un avvocato (per solo un dollaro) perché tutti vogliono sapere da lui dov’è sepolto il cadavere del senatore: l’FBI e soprattutto la mafia che è già sulle sue tracce. L’avvocato Reggie Love lo aiuterà a risolvere il problema, instaurando con lui un rapporto speciale. Questo legame è parte essenziale del film: Mark fa il duro, si è creato una corazza dietro la quale nasconde le sue insicurezze e paure per accudire la madre e il fratello. Anche Reggie ha sofferto in passato: è stata ricoverata in una casa di cura per alcolisti in seguito al divorzio dal marito che le ha sottratto i figli. Solo dopo una lunga riabilitazione si è ripresa, si è iscritta a legge e ha iniziato a esercitare la professione. Rivedrà quindi in Mark i figli ormai lontani e lui troverà in lei una vera amica.

Amore, famiglia, thriller questi sono gli ingredienti per un film davvero riuscito. Ottima anche la musica che segue alla perfezione gli andamenti della storia con melodie adatte ai momenti di tensione e a quelli di tenerezza.

L’edizione italiana è piuttosto buona. La direzione del doppiaggio è quasi sempre accurata e precisa, le voci sono state scelte bene. Ottima la voce di Mark, roca quando fa il duro e lo sfacciato, dolce quando lascia emergere i suoi sentimenti, e la recitazione di Simone Crisari sa seguire tutti questi momenti. Uniche piccole pecche: alcune parti non doppiate. Durante il suicidio dell’avvocato di Muldano: Mark e Ricky si nascondono e Mark copre la faccia del piccolo cercando, invano, di non fargli vedere o sentire quello che sta succedendo. Ma il fratellino, almeno nella versione originale, urla ripetutamente “No!”. In italiano questo non c’è, si sente solo la musica e si vede la bocca del bambino spalancata da cui, però, non esce alcun suono. È un peccato perché le urla di Ricky aumentano la drammaticità della scena.

Poco più avanti, quando il poliziotto parla con Mark all’ospedale minacciandolo riguardo alla sorte del fratello nel caso in cui lui non dica la verità, ci sono numerose voci di sottofondo. Non si capisce perfettamente cosa dicano, ma s’intuisce che non sono doppiate in italiano. Sarebbe stato opportuno reinventare dei dialoghi di sottofondo, utilizzando delle battute tipiche da ospedale, come per esempio istruzioni mediche e dialoghi tra infermieri.

Infine, mentre Mark è nella rimessa delle barche per vedere se il cadavere del senatore è veramente lì, c’è un dialogo tra lui e Reggie che gli intima di uscire, in cui si vede solo il movimento delle labbra e non si sente niente. Purtroppo, però, anche nella versione originale gli attori non parlano. Solo che il pubblico americano e inglese è in grado di leggere le parole sulle labbra nella propria lingua, quello italiano non è certo capace di leggere l’inglese.

Per quanto riguarda l’adattamento dei dialoghi, anch’esso è stato eseguito piuttosto bene: Elettra Caporello è riuscita a mantenere il ritmo spesso serrato delle battute. Punto di forza di questo film, infatti, sono i dialoghi ricchi e accurati. Meraviglioso e divertente l’irriverente scambio di battute tra Mark e la segretaria dell’ufficio legale, tanto che vale la pena riportarlo: Devo vedere il Signor Bill. / Dove sono i tuoi genitori? / E i suoi dove sono? / Almeno sei infortunato? / Ma le sembro infortunato? / Noi trattiamo solo gente infortunata. / Bè, allora adesso vado a farmi investire e torno subito.

Le scelte linguistiche sono quasi sempre corrette, solo alcune battute sembrano poco più lunghe rispetto all’originale.

Rimanendo sul piano linguistico, è molto buona la resa di “proverbial body” che è stato tradotto con “cadavere eccellente”.

Una stonatura si ritrova, invece, mentre Reggie parla con il fratello di quanto avrebbero mangiato dalla madre. Come dessert avranno una “southern pecan”, tradotto con “torta di pecan”, che è forse una resa poco chiara, in quanto in Italia pochi sanno che la pecan è la noce americana.

Un’errata scelta stilistica si ha verso la fine del film quando Roy Foltrigg chiede l’istanza d’incarcerazione per Mark. L’avvocato dice “Incarcerate his young ass tonight” ed è stato tradotto con “Il ragazzo dev’essere in carcere stasera stessa” che è una battuta molto più educata e leggera dell’originale.

Buona, al contrario, la resa dei proverbi presenti nella pellicola. Si sente Mamma Love dire a Reggie “Isn’t that the pot calling the kettle black?”, che viene usato quando una persona parla di qualcuno facendo delle affermazioni che, in realtà, sono vere per se stesso. Giustamente in italiano è stato tradotto con il proverbio “il bue che dice cornuto all’asino”. Reggie invece poco più avanti dirà “Elvis has left the building”, che non è un vero e proprio proverbio ma un modo di dire tipico della Lousiana e in particolare di Memphis, patria di Elvis. Questo modo di dire deriva da una frase detta da un conduttore radiofonico che cercava di sedare la folla che assisteva al programma che aveva come ospite il cantante. Il conduttore intima alla gente di ritornare ai loro posti perché ormai “Elvis has left the building”. Da quel giorno la frase viene usata per intendere che lo spettacolo è finito, che si sono levate le tende o che si deve tornare a lavoro. Da noi questo non si sarebbe di certo capito, quindi è giusto l’adattamento “il principe torna al castello”, anche se è un peccato che si perda l’ennesima battuta su Memphis. Il film infatti prende costantemente in giro la fissazione degli abitanti della città per Elvis. Infine, quando Reggie giura di dire la verità alle domande di Mark dice: “If it takes my skin off”, ed è stato adattato con “che potessi morire sennò”. Anche in questo caso il modo di dire è stato tradotto molto bene.

Una distrazione riguarda la parola “mob” che vuol dire mafia. Durante il film a volte è stato tradotta correttamente, altre invece con la parola “giudice” che però è sbagliata e non rende la pericolosità della situazione. L’errore si è verificato nel dialogo tra Reggie e Mark, in cui la donna gli dice che se non dirà la verità “Né il giudice né l’FBI saranno contenti”. Ma il senso era diverso, perché se il giudice non fosse stato soddisfatto delle sue risposte l’avrebbe rimandato in carcere, mentre se fosse stata la mafia a rimanere scontenta (come è nell’originale) l’avrebbe ucciso.

Comunque le sfumature nella stesura dei dialoghi e le imprecisioni nella direzione del doppiaggio non sono gravi errori (la maggior parte degli spettatori non se ne è neanche accorta) e non creano alcun danno all’ottimo lavoro di Joel Schumacher e degli sceneggiatori Goldman e Getchell che hanno scritto dei dialoghi avvincenti e intensi.

Alessandra Basile

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