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Scheda

Soggetto:

Didier Van Cauwelaert

Sceneggiatura:

Oliver Butcher, Stephen Cornwell

Regia:

Jaume Collet-Serra

Prodotto da:

PANDA, DARK CASTLE ENTERTAINMENT, STUDIO BABELSBERG, STUDIO CANAL

Distribuito da:

Warner Bros. Italia

Edizione italiana:

CDC SEFIT GROUP

Dialoghi italiani:

RUGGERO BUSETTI

Direttore del Doppiaggio:

ROBERTO GAMMINO

Assistente al doppiaggio:

SILVIA ALPI

Fonico di doppiaggio:

FABIO BENEDETTI

Fonico di mix:

FABIO TOSTI

Voci:

Liam Neeson:

Alessandro Rossi

Diane Kruger:

Claudia Catani

Bruno Ganz:

Bruno Alessandro

January Jones:

Federica De Bortoli

Frank Langella:

Luciano De Ambrosis

Aidan Quinn:

Massimo Rossi

Karl Markovics:

Francesco Vairano

Sebastian Koch:

Francesco Prando

dialoghi
italiani
4
direzione
del doppiaggio
4

Unknown - Senza identità
(Unknown, GB/Germania/Francia 2011)

Profuma di altri tempi questo bel filmetto di Collet-Serra, tanto da farmi dire che mentre sarebbe piaciuto al vecchio Alfred, per alcune sottili citazioni, forse sarebbe stato guardato con sufficienza da Robert Ludlum, l’autore della Trilogia di Bourne, per qualche analogia di troppo. Liam Neeson poi è davvero così ambiguamente poco credibile nel ruolo di cattivo da risultare spiazzante quando si comincia a sospettare la verità, tanto che il finalino buonista gli va un po’ strettino.  Ma tant’è, il film si gode per quello che è, un thriller ben fatto: appassiona, emoziona e fa simpatia, anche perché - saranno i fondi che Berlino mette a disposizione per consolidare la sua immagine - fa piacere ogni tanto vedere “ben girata” una città europea. Sarà perche il giovane e bravo regista è euro-spagnolo? Adeguato il doppiaggio, con ottime voci a servire con grande efficienza i personaggi: ottimo Alessandro Rossi sul protagonista, ben attento a non sovrastarlo, e anche la De Bortoli è perfettamente incollata a January Jones, semplicemente perfetti Alessandro su un Ganz triste e tabagista e De Ambrosis su un grande, perfido Langella ed efficace la Catani su Diane Kruger. Simpatico il cameo di Vairano sul dottore barbuto. Il tutto ben orchestrato e in sintonia con l’atmosfera, come anche il dialogo che non fa una piega, ben calzato su ogni personaggio, e che serpeggia senza scosse nella metropoli multilingue, ops, a parte un «drink» che mi è andato di traverso.

Litta Moreno

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